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Il reportage di Fabrizio Gatti su L’Espresso

Da anni denunciamo le condizioni molto difficili di vivibilità del centro per immigrati e dell’intera borgata

“Meglio tardi che mai”. È questo il commento dei deputati del PD pugliese relativamente all’inchiesta aperta dal Ministro Alfano sul Cara di Mezzanone dopo l’articolo pubblicato dall’Espresso.
“Non c’era bisogno della denuncia di Gatti, a cui va dato comunque il merito di aver portato finalmente all’attenzione nazionale il problema, per comprendere quanto fossero difficili le condizioni di vita degli immigrati del centro e complessivamente dei cittadini di Borgo Mezzanone.

In questi anni – proseguono i parlamentari – più volte abbiamo sollecitato con interrogazioni e a mezzo stampa l’intervento del Ministero dell’Interno per fronteggiare l’emergenza umanitaria nel sovraffollato Cara e potenziare l’apparato di sicurezza. Perché, se è necessario garantire condizioni di vivibilità della struttura e la dignità degli ospiti, è altrettanto importante assicurare l’incolumità e la tranquillità degli operatori e dei residenti della borgata.

Anche per queste ragioni, proponemmo, cosa che oggi ribadiamo con forza confidando nell’attenzione del Ministro Alfano, di attivare un posto fisso della Polizia di Stato.

Il governo – concludono i parlamentari pugliesi del PD – deve fare ogni sforzo perché strutture come quella di Borgo Mezzanone diventino luoghi di ordinata e pacifica convivenza per garantire serenità agli ospiti, a chi ci lavora e a chi vive ed opera in queste aree”.

Il reportage di Fabrizio Gatti su L’Espresso


La mia intervista al quotidiano online Eunews

Intervista al presidente della commissione politiche Ue di Montecitorio, che registra l’apertura sulla flessibilità e invita i governi Ue a non perseguire solo gli interessi elettorali ma a costruire una maggiore unità

Roma – Del discorso sullo stato dell’Unione pronunciato stamattina dal presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, “mi ha colpito la consapevolezza del momento drammatico che vive l’Ue: oggi, o l’Europa ripensa al suo ruolo e i Paesi membri a come ritrovare una missione unitaria, oppure rischia di non esserci futuro per l’Unione europea”. Poche ore dopo l’intervento del capo dell’esecutivo comunitario a Strasburgo, il presidente della commissione politiche Ue di Montecitorio, Michele Bordo, traccia le proprie valutazioni rispetto ai temi trattati. Esprime apprezzamento per la “flessibilità intelligente” e le altre proposte presentate da Juncker, e adesso “è necessario che le sue parole si trasformino in fatti, non solo grazie all’azione della Commissione europea, ma anche grazie a quella dei Paesi membri”.

Presidente Bordo, Juncker ha parlato di raddoppio del piano europeo per gli investimenti. È ciò che serve per rilanciare la crescita?

L’annuncio circa l’estensione del Piano Juncker, sia in termini temporali che di risorse, è importante. In un anno e mezzo il piano ha prodotto circa 150 miliardi di investimenti e l’obbiettivo è di arrivare a 500 miliardi entro il 2020, con l’impegno a fare anche di più grazie all’aiuto degli Stati membri. In Europa c’è bisogno di investimenti e il Piano Juncker è un modello che sta funzionando.

Il capo della Commissione ha detto che il patto di Stabilità non può diventare di flessibilità, ma ha ribadito la necessità di una “flessibilità intelligente”. Un colpo al cerchio che accontenta Merkel e uno alla botte che soddisfa Renzi. Per il nostro governo è più complicata la partita sulle regole di bilancio dopo le elezioni in Germania che suggeriscono rigore alla cancelliera?

Se fino a oggi l’Ue ha avuto i problemi che conosciamo è proprio perché i governi hanno guardato più all’interesse nazionale e alle aspettative elettorali che non al disegno strategico sul quale l’Europa è stata pensata. In ogni caso, rispetto alla flessibilità nessuno ci ha concesso nulla. Abbiamo avuto ciò che ci spettava come Paese che in questi anni ha rispettato il Patto di stabilità, ha fatto le riforme. In prospettiva non chiediamo più flessibilità ma il riconoscimento di alcune questioni dalle quali a nostro avviso non si può prescindere.

Quali?

Ad esempio che se in italia si investe per la prevenzione del rischio sismico o di altre catastrofi naturali, la spesa per questi investimenti venga scomputata ai fini del rispetto del Patto di stabilità. Lo stesso deve valere per la quota di cofinanziamento nazionale legato all’utilizzo dei fondi europei. Non mi pare che questo significhi chiedere cose assurde. Stiamo chiedendo cose di buon senso alle quali è giusto che Bruxelles risponda non in modo burocratico.

Un pilastro sociale europeo, un quartier generale comune per la difesa, un ministro degli Esteri dell’Ue: elementi su cui Juncker punta molto perché realizzarli vorrebbe dire avere l’Unione politica. Quale è tra questi il più urgente?

Penso che in Europa ci voglia intanto più solidarietà. Serve un’Europa che si occupi un po’ meno di parametri e di più della vita delle persone. Se riuscissimo a realizzare un salario uguale per tutti i cittadini europei a parità di lavoro prestato, come indicava Juncker, sarebbe straordinario. Vorrebbe dire avere la stessa tassazione, creare un bilancio europeo più solido di quello attuale, pensare a un ministro del Bilancio europeo che non sia il semplice guardiano dei conti ma abbia capacità di intervenire favorendo investimenti e correggendo i problemi di alcuni paesi in difficoltà. Se vogliamo rilanciare l’Ue, questo è un punto su cui lavorare. Allo stesso modo serve una difesa comune e una politica estera comune. Stiamo parlando ormai da mesi di come costruire un contingente comune che avrà il compito di presidiare le nostre coste, di come condividere informazioni di intelligence, del fatto che ci sono dossier di fronte ai quali l’Ue dovrebbe avere una posizione comune e invece va in ordine sparso. Su tutto ciò, purtroppo, ancora non vedo grossi passi avanti.

È ragionevole aspettarseli dal Vertice dei capi di Stato e di governo di venerdìprossimo, a Bratislava, o sarà l’ennesima foto di gruppo, per giunta con un membro in meno?

Se si facessero meno vertici, formali o informali, e più incontri dove effettivamente si decide si supererebbe uno dei limiti dell’attuale Unione europea. Spesso la decisione viene rimandata a un vertice successivo e si fa fatica a spiegare ai cittadini cosa si è deciso, qual è il successo ottenuto dall’incontro. Questo non è più il tempo delle fotografie di gruppo, è il tempo di prendere le decisioni su alcune questioni urgenti.

Quali sono le priorità?

La prima è la Brexit. Non possiamo continuare con questa incertezza. Il primo passo formale spetta ai britannici, ma visto che non hanno intenzione di cambiare idea rispetto alla decisione presa dal popolo con il referendum, e aggiungo giustamente, forse vanno spinti e sollecitati a muoversi quanto prima, per evitare che questa situazione di incertezza possa protrarsi ancora a lungo. Secondo, su alcune crisi importanti c’è bisogno di assumere una posizione comune: la Siria e la Libia su tutte, che poi sono una causa dei flussi migratori verso l’Ue. Anche qui c’è bisogno di concordare una linea comune che sia quella espressa da un ministro degli esteri europei.


sinistrasiCondivido e aderisco all’appello di ‘Sinistra per il sì’ in vista del prossimo referendum costituzionale. I riformisti non possono non essere favorevoli al cambiamento. L’Italia è ad un bivio: i cittadini devono scegliere se proiettarla definitivamente nel futuro o consegnarla ancora una volta all’immobilismo. Ed è proprio la speranza nel futuro che spinge tante donne e uomini di sinistra ad impegnarsi a sostegno delle ragioni del sì. L’Italia merita di più e soprattutto merita il meglio.

Questo è il tempo di agire per rendere più forte il nostro Paese da molti punti di vista: per restituire credibilità alle istituzioni in termini di efficacia ed efficienza; per semplificare e rendere più veloce l’iter parlamentare di approvazione delle leggi superando il bicameralismo perfetto; per chiarire definitivamente le competenze dello Stato e quelle delle Regioni evitando confusioni e rimpalli di responsabilità; per arrivare ad una democrazia autenticamente partecipativa riconoscendo la straordinaria importanza delle leggi d’iniziativa popolare e dei referendum. In un mondo che cambia così rapidamente e che è chiamato ogni giorno ad affrontare sfide nuove, abbiamo bisogno di un Paese capace di far sentire meglio la propria voce e le proprie ragioni a tutti i livelli: questa Riforma garantirà all’Italia una maggiore rappresentanza degli enti locali in Parlamento e in Europa.

Proprio perché crediamo in una democrazia realmente inclusiva e che renda protagonisti i cittadini, nelle prossime settimane continueremo ad essere sul territorio con dibattiti e iniziative per spiegare le ragioni del Sì, garantire il confronto, dipanare i dubbi. Domani nessuno dovrà dire che qualcun altro ha deciso per noi. E’ il tempo della responsabilità. E’ tempo di agire. L’Italia non può più aspettare.


assunzioni-scuola-fase-b-pronto-algoritmo-miur_399775Secondo ‘Tuttoscuola’, che ha realizzato un studio accurato sull’assegnazione delle cattedre in virtù della ‘Buona Scuola’, oggi ripreso da Stella sul Corriere della Sera, “soltanto il 38% di docenti meridionali ha trovato sede nella propria regione, mentre il 62% è rimasto fuori. Al contrario, il 74% dei docenti nati nel Centro-Nord è rimasto nella propria regione. E questo perché i docenti meridionali sono 30.692 ma i posti a disposizione al Sud sono 14.192″. È evidente che 14.192 sedi disponibili nel Mezzogiorno non possono accogliere 30.692 insegnanti.
Inoltre, sempre secondo ‘Tuttoscuola’, “maestri e professori «in eccedenza» nel Mezzogiorno sono complessivamente 16.500, quelli che mancano al Centro- Nord 17.628″. Tradotto: nel settentrione c’è il 67% in meno di insegnanti rispetto a quelli che servono, al sud quasi il 54% in più.
Con questi dati era impossibile trovare un algoritmo che potesse consentire a tutti i docenti meridionali di rimanere nella propria regione.
Tuttavia, se il sistema utilizzato dal Miur per assegnare le sedi ha commesso degli errori, premiando ad esempio qualche docente a danno di altri, bisogna immediatamente intervenire per correggerli. Le ingiustizie non sono tollerabili.
Una cosa però sono gli eventuali errori, che come ho detto vanno corretti, altra cosa è dire che siamo di fronte ad un esodo biblico degli insegnanti dal sud verso il nord. I dati di ‘Tuttoscuola’, lo ribadisco, ci dicono chiaramente che, per mancanza di cattedre, non tutti i docenti meridionali potevano rimanere nel proprio territorio. Circoscriviamo allora il problema agli eventuali errori da correggere ed evitiamo, come ormai sempre più spesso accade, di parlare di tutt’altro al solo scopo di fare propaganda contro Renzi e il governo.


stabilimenti-balneariLe imprese balneari italiane sono un patrimonio economico, culturale e identitario del nostro Paese. Dopo le incertezze degli anni scorsi e, a maggior ragione, dopo la sentenza della Corte di giustizia europea che ha bocciato la proroga automatica fino al 2020 decisa dallo Stato italiano per le concessioni demaniali marittime e lacustri, i titolari degli stabilimenti hanno diritto di sapere quale sara’ il futuro che li attende. E’ infatti molto difficile fare investimenti e svolgere per bene la propria attivita’ senza una legge organica che disciplini l’intero settore. Nell’attesa della riforma che, mi auguro, arrivi in tempi rapidi, e’ comunque molto importante l’emendamento presentato al DL Enti Locali, in discussione alla Camera, che prevede la proroga delle concessioni per i rapporti gia’ in essere e pendenti.

Un made in Italy a tutti gli effetti quello del comparto balneare che conta 30.000 imprese, di cui il 95% a conduzione familiare ed individuale, e 100.000 addetti. Un marchio di garanzia che ci viene riconosciuto in tutto il mondo e che va assolutamente tutelato. Il riassetto della disciplina del settore, pur nel rispetto del quadro normativo europeo, non puo’, allora, non tener conto dei sacrifici compiuti e degli investimenti sostenuti nel corso degli anni dagli operatori. Parliamo di persone, di famiglie che spesso si tramandano l’attività da generazioni alimentando un indotto fondamentale e garantendo competitivita’ al nostro Paese.

Le nuove norme vanno discusse e approvate rapidamente, ma con l’obiettivo di assicurare contemporaneamente le gare per le nuove concessioni e la proroga di almeno trent’anni per gli attuali titolari degli stabilimenti. Le energie spese e gli investimenti realizzati non possono essere dispersi in nome di una liberalizzazione indiscriminata. Per quanto riguarda questo comparto, infatti, il nostro Paese ha una sua peculiarita’: il 40% della balneazione di tutta l’Europa e’ in Italia. Anche per questa ragione, sono certo che il Governo sapra’ farsi valere nel negoziato con l’Unione europea al fine di predisporre una riforma organica del settore che tuteli innanzitutto i titolari degli stabilimenti e tutti gli addetti.