assunzioni-scuola-fase-b-pronto-algoritmo-miur_399775Secondo ‘Tuttoscuola’, che ha realizzato un studio accurato sull’assegnazione delle cattedre in virtù della ‘Buona Scuola’, oggi ripreso da Stella sul Corriere della Sera, “soltanto il 38% di docenti meridionali ha trovato sede nella propria regione, mentre il 62% è rimasto fuori. Al contrario, il 74% dei docenti nati nel Centro-Nord è rimasto nella propria regione. E questo perché i docenti meridionali sono 30.692 ma i posti a disposizione al Sud sono 14.192″. È evidente che 14.192 sedi disponibili nel Mezzogiorno non possono accogliere 30.692 insegnanti.
Inoltre, sempre secondo ‘Tuttoscuola’, “maestri e professori «in eccedenza» nel Mezzogiorno sono complessivamente 16.500, quelli che mancano al Centro- Nord 17.628″. Tradotto: nel settentrione c’è il 67% in meno di insegnanti rispetto a quelli che servono, al sud quasi il 54% in più.
Con questi dati era impossibile trovare un algoritmo che potesse consentire a tutti i docenti meridionali di rimanere nella propria regione.
Tuttavia, se il sistema utilizzato dal Miur per assegnare le sedi ha commesso degli errori, premiando ad esempio qualche docente a danno di altri, bisogna immediatamente intervenire per correggerli. Le ingiustizie non sono tollerabili.
Una cosa però sono gli eventuali errori, che come ho detto vanno corretti, altra cosa è dire che siamo di fronte ad un esodo biblico degli insegnanti dal sud verso il nord. I dati di ‘Tuttoscuola’, lo ribadisco, ci dicono chiaramente che, per mancanza di cattedre, non tutti i docenti meridionali potevano rimanere nel proprio territorio. Circoscriviamo allora il problema agli eventuali errori da correggere ed evitiamo, come ormai sempre più spesso accade, di parlare di tutt’altro al solo scopo di fare propaganda contro Renzi e il governo.


stabilimenti-balneariLe imprese balneari italiane sono un patrimonio economico, culturale e identitario del nostro Paese. Dopo le incertezze degli anni scorsi e, a maggior ragione, dopo la sentenza della Corte di giustizia europea che ha bocciato la proroga automatica fino al 2020 decisa dallo Stato italiano per le concessioni demaniali marittime e lacustri, i titolari degli stabilimenti hanno diritto di sapere quale sara’ il futuro che li attende. E’ infatti molto difficile fare investimenti e svolgere per bene la propria attivita’ senza una legge organica che disciplini l’intero settore. Nell’attesa della riforma che, mi auguro, arrivi in tempi rapidi, e’ comunque molto importante l’emendamento presentato al DL Enti Locali, in discussione alla Camera, che prevede la proroga delle concessioni per i rapporti gia’ in essere e pendenti.

Un made in Italy a tutti gli effetti quello del comparto balneare che conta 30.000 imprese, di cui il 95% a conduzione familiare ed individuale, e 100.000 addetti. Un marchio di garanzia che ci viene riconosciuto in tutto il mondo e che va assolutamente tutelato. Il riassetto della disciplina del settore, pur nel rispetto del quadro normativo europeo, non puo’, allora, non tener conto dei sacrifici compiuti e degli investimenti sostenuti nel corso degli anni dagli operatori. Parliamo di persone, di famiglie che spesso si tramandano l’attività da generazioni alimentando un indotto fondamentale e garantendo competitivita’ al nostro Paese.

Le nuove norme vanno discusse e approvate rapidamente, ma con l’obiettivo di assicurare contemporaneamente le gare per le nuove concessioni e la proroga di almeno trent’anni per gli attuali titolari degli stabilimenti. Le energie spese e gli investimenti realizzati non possono essere dispersi in nome di una liberalizzazione indiscriminata. Per quanto riguarda questo comparto, infatti, il nostro Paese ha una sua peculiarita’: il 40% della balneazione di tutta l’Europa e’ in Italia. Anche per questa ragione, sono certo che il Governo sapra’ farsi valere nel negoziato con l’Unione europea al fine di predisporre una riforma organica del settore che tuteli innanzitutto i titolari degli stabilimenti e tutti gli addetti.


scontrotreni

Dolore profondo per questa tragedia immane che ha colpito la mia, la nostra regione. Mi stringo attorno alle famiglie delle vittime e sono vicino ai feriti. La Puglia, lo sappiamo bene, è una terra forte, si rialzerà anche questa volta ma c’è bisogno di fare quanto prima chiarezza sulle cause che hanno portato a questa drammatica sciagura.


Il voto britannico va rispettato ma sono d’accordo con Renzi quando dice che non possiamo passare i prossimi mesi a parlare di procedure per attuare la Brexit dopo che abbiamo trascorso anni a trattare per scongiurarla. Ora è necessario accelerare i negoziati per l’uscita della Gran Bretagna dall’Europa, anche per consentire a quanti vogliono lavorare per rilanciare l’UE di farlo seriamente e concretamente. È necessario compiere immediatamente ogni sforzo perché lo choc del voto inglese del 23 giugno possa diventare l’occasione per rifondare l’Europa. L’Italia, tra i Paesi fondatori dell’Ue, è pronta a fare la sua parte già oggi in occasione dell’atteso vertice a tre Renzi, Merkel, Hollande. Pretenderemo una svolta nelle politiche europee: più flessibilità, maggiori investimenti, più crescita, attenzione per i più deboli e redistribuzione sociale. Di questi temi finora Bruxelles si è occupata solo a parole, apparendo, anche per questa ragione, molto distante dai bisogni veri dei cittadini. Ciò ha portato alla loro disaffezione, determinando la Brexit e la crescita di movimenti populisti ed euroscettici in tutto il Continente.

Ci aspettiamo, dunque, che il Consiglio europeo dei prossimi giorni sia di svolta e non il solito luogo della retorica spesso improduttiva. L’integrazione e la solidarietà devono ritornare al centro dell’agenda politica perché l’austerità e gli egoismi nazionali, come abbiamo visto in questi anni, hanno solo indebolito e disgregato l’Unione. Da europeisti convinti quali siamo, ribadiamo con forza che l’Europa è la nostra casa, l’unica in cui vogliamo vivere e che, ad essa, non ci sono alternative.

farageSoluzione a contraddizioni non è disintegrazione

“’Leave the European Union’ parole che oggi pesano come un macigno su un’Europa disgregata non piu’ solo a parole ma anche nei fatti. La peggiore delle previsioni purtroppo si e’ avverata, dopo una campagna referendaria carica di odio, paura e illusioni. La decisione dei cittadini britannici di mettere la parola ‘fine’ a un rapporto evidentemente ormai logorato e irrecuperabile obbliga gli Stati europei a una riflessione senza precedenti. Uno choc simbolico sul quale non si potra’ indugiare troppo: le ripercussioni di questa scelta in Gran Bretagna, come nel resto d’Europa, saranno politiche, sociali, militari e naturalmente economiche, nonostante il paracadute predisposto dalle banche centrali”. Lo afferma, in una nota, il presidente della Commissione per le Politiche Ue della Camera Michele Bordo, del Pd.

“Ricercare le responsabilita’ di questo esito sarebbe un inutile gioco al massacro. – prosegue Bordo – Occorre invece intervenire rapidamente per disinnescare il rischio concreto di un’emulazione anche in altri Paesi di quanto accaduto in Gran Bretagna. Abbiamo bisogno immediatamente di fare scelte politiche che consentano all’Europa di tornare a crescere a ritmi sostenuti, di creare occupazione, di realizzare redistribuzione sociale. Sara’ necessario che i Paesi collaborino di piu’ sulle questioni fondamentali e non facciano prevalere gli egoismi nazionali, spesso terreno fertile per il radicamento di forze antieuropee e di nuovi nazionalismi. Gli Stati devono recuperare lo spirito unitario, anche perche’ la soluzione alle contraddizioni europee non puo’ essere la disintegrazione dell’Unione capeggiata da movimenti populisti e xenofobi. L’Europa va rilanciata. Non ci sono alternative ad essa”.

“Bisogna adoperarsi per giungere quanto prima a una proposta di riforma che assicuri all’Unione maggiore integrazione e una identita’ piu’ chiara. D’altra parte, se non si trova una via di salvataggio europea a questo momento di grande difficolta’ ogni Paese pensera’ di potersi salvare da solo, commettendo in questo modo un errore gravissimo. Da domani, anche sulla scorta del pessimo risultato del referendum inglese, si lavori allora ad un progetto europeo piu’ attraente e capace di renderci tutti meno vulnerabili di quanto non lo siamo oggi. Si faccia ogni sforzo per costruire una nuova Europa, piu’ forte e coesa, che abbia l’ambizione di essere protagonista nel mondo” conclude Bordo.