stabilimenti-balneariLe imprese balneari italiane sono un patrimonio economico, culturale e identitario del nostro Paese. Dopo le incertezze degli anni scorsi e, a maggior ragione, dopo la sentenza della Corte di giustizia europea che ha bocciato la proroga automatica fino al 2020 decisa dallo Stato italiano per le concessioni demaniali marittime e lacustri, i titolari degli stabilimenti hanno diritto di sapere quale sara’ il futuro che li attende. E’ infatti molto difficile fare investimenti e svolgere per bene la propria attivita’ senza una legge organica che disciplini l’intero settore. Nell’attesa della riforma che, mi auguro, arrivi in tempi rapidi, e’ comunque molto importante l’emendamento presentato al DL Enti Locali, in discussione alla Camera, che prevede la proroga delle concessioni per i rapporti gia’ in essere e pendenti.

Un made in Italy a tutti gli effetti quello del comparto balneare che conta 30.000 imprese, di cui il 95% a conduzione familiare ed individuale, e 100.000 addetti. Un marchio di garanzia che ci viene riconosciuto in tutto il mondo e che va assolutamente tutelato. Il riassetto della disciplina del settore, pur nel rispetto del quadro normativo europeo, non puo’, allora, non tener conto dei sacrifici compiuti e degli investimenti sostenuti nel corso degli anni dagli operatori. Parliamo di persone, di famiglie che spesso si tramandano l’attività da generazioni alimentando un indotto fondamentale e garantendo competitivita’ al nostro Paese.

Le nuove norme vanno discusse e approvate rapidamente, ma con l’obiettivo di assicurare contemporaneamente le gare per le nuove concessioni e la proroga di almeno trent’anni per gli attuali titolari degli stabilimenti. Le energie spese e gli investimenti realizzati non possono essere dispersi in nome di una liberalizzazione indiscriminata. Per quanto riguarda questo comparto, infatti, il nostro Paese ha una sua peculiarita’: il 40% della balneazione di tutta l’Europa e’ in Italia. Anche per questa ragione, sono certo che il Governo sapra’ farsi valere nel negoziato con l’Unione europea al fine di predisporre una riforma organica del settore che tuteli innanzitutto i titolari degli stabilimenti e tutti gli addetti.


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+++LEGGI UE, VIA LIBERA AULA CAMERA CON 314 SÌ. PASSA AL SENATO+++

MISURE DA SIAE A MONEY TRANSFER

(Public Policy) – Roma, 27 apr – L’aula della Camera ha
approvato con 314 sì e 80 no il ddl di delegazione europea
2015. Il testo ora passerà all’esame del Senato in seconda
lettura.
Il ddl è stato modificato sia dalla commissione Politiche
Ue della Camera sia dall’aula, e contiene misure che vanno
dall’energia agli shopper di plastica, dalla prevenzione in
banca di riciclaggio e finanziamento del terrorismo
all’import di animali esotici. Passando per il mantenimento
del monopolio de facto della Siae seppur prevedendo una
riforma interna.
E fino alla creazione di un registro degli operatori di
money transfer, a misure per facilitare anche i
micropagamenti con bancomat, alla creazione di un organismo
per la politica macroprudenziale delle banche e a nuove
norme sui materiali di costruzione.(Public Policy)


(Public Policy) – Roma, 12 apr – L’Italia è in ritardo nel recepire la direttiva europea sul diritto d’autore, che avremmo dovuto inserire nel nostro ordinamento entro il 10 aprile scorso. La direttiva dispone, tra le altre cose, un’apertura del mercato della raccolta dei diritti d’autore, garantendo che il titolare dei diritti sia libero di affidarne la gestione ad un organismo di gestione collettiva o entità di gestione indipendente di propria scelta, senza discriminazioni di nazionalità, residenza o stabilimento. L’attuazione della nuova normativa è inserita al momento nel ddl di delegazione europea, al suo primo passaggio parlamentare, a cui dovrà seguire un dlgs governativo. Proprio alla Camera il relatore e presidente della commissione Politiche europee Michele Bordo (Pd) ha presentato un emendamento che fissa i paletti per il futuro dlgs prevedendo essenzialmente che in Italia a gestire il diritto d’autore resti solo la Siae, ma riformandola. Proprio Bordo, sul rischio che il nostro ritardo nel recepimento della direttiva dice a Public Policy: “Non credo che rischiamo l’infrazione, perché ci stiamo lavorando e quindi è evidente ci sia la volontà di recepirla”. Intanto negli scorsi giorni autori ed editori, per timore di un recepimento in senso restrittivo della direttiva, hanno lanciato la campagna ‪#‎franceschiniripensaci‬, sommergendo il ministro dei Beni culturali di richiesta a favore di un’apertura del mercato dei diritti d’autore.


Prentice“Mi auguro che dal Consiglio europeo del 18 e 19 febbraio possa emergere una soluzione soddisfacente sia per l’Europa che per il Regno Unito posto che la sua permanenza nelle istituzioni europee è interesse che accomuna entrambi. Dal canto suo l’Italia è assolutamente convinta della necessità che Londra non abbandoni l’Unione europea: si tratta di un partner fondamentale anche per il ruolo critico che spesso ha interpretato in merito ad alcune scelte dell’Ue ripetutamente sollecitata alla massima efficienza dei suoi interventi e alla massima attenzione nei confronti delle esigenze del mondo produttivo. Istanze che in una recente iniziativa assunta congiuntamente dal ministro degli Esteri italiano e dal Segretario di Stato per gli Affari esteri del Regno Unito hanno trovato ampio riscontro”. Lo ha detto il presidente della Commissione per le Politiche Ue della Camera Michele Bordo nel corso dell’audizione dell’Ambasciatore del Regno Unito in Italia, Christopher Prentice.

“La permanenza della Gran Bretagna nell’Ue – ha detto Bordo – può risultare della massima importanza laddove può concorre a riequilibrare l’orientamento prevalente all’interno delle istituzioni europee, e soprattutto nell’ambito del Consiglio, che tende a privilegiare l’obiettivo della stabilità finanziaria e le politiche sul versante dell’offerta trascurando la necessità di adeguate politiche a sostegno della domanda”.

“Nell’ambito delle proposte avanzate dal Presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, suscita però preoccupazione la parte che si riferisce alle prestazioni di sicurezza sociale e alla libera circolazione. Si prospetterebbe in tal modo una forte discontinuità nelle politiche sino ad ora adottate nell’Ue, in base alle previsioni del Trattato e della Carta dei diritti fondamentali che pone particolare attenzione alla salvaguardia dei diritti sociali, nonché al principio della libera circolazione delle persone, suscettibile di interessare una vasta platea di cittadini europei” ha concluso Bordo.


downloadL’Italia ha messo in campo misure normative contro il dilagare del gioco d’azzardo per contenere il rischio della cosiddetta “Ludopatia”, una malattia che annienta il giocatore e mette a rischio la sua vita e quella dei suoi familiari. Speriamo di avere presto risultati significativi.

Ecco un mio intervento sul tema a Gr Rai Parlamento: http://www.grparlamento.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-070723e0-e4b1-4bd1-8f87-6cd84bde2904.html