Il fotoracconto della giornata

Il #viaggio verso il #4marzo ieri mi ha condotto a San Ferdinando di Puglia, una cittadina prevalentemente agricola, che ha puntato prioritariamente sul settore primario e innanzitutto nella produzione di pesche, carciofi e viti, portando alla ribalta, sia nazionale che internazionale, i prodotti di questa terra. Ho avuto la possibilità di conoscere realtà imprenditoriali che da piccole imprese a conduzione familiare sono riuscite a raggiungere fatturati da milioni di euro, esportando i propri prodotti in tutto il mondo e garantendo lavoro a centinaia di famiglie del posto. Come la Ital Carciofi, ad esempio, che grazie alla costante ricerca ed innovazione volte al miglioramento dei processi produttivi, si colloca oggi tra le aziende leader nel settore conserviero a livello internazionale; oppure la Royal Fruit, operante nel campo della commercializzazione del prodotto ortofrutticolo, che è riuscita a guadagnarsi il prestigioso marchio di riconoscimento GLOBALGAP, standard qualitativo che contraddistingue prodotti cresciuti seguendo norme di “buone pratiche agricole” per una produzione di alimenti sicuri e nel pieno rispetto di salute, sicurezza e welfare dei lavoratori, oltre che dell’ambiente e del benessere delle specie animali.

Ma San Ferdinando di Puglia è anche storia e cultura. In occasione della commemorazione del 70° anniversario dell’Eccidio del 9 Febbraio del 1948, dove la follia fascista si accanì su cinque persone compreso un bambino di 7 anni, ho avuto modo di rivivere insieme a tanti amici e compagni il ricordo una pagina di storia importante seppur dolorosa. Tutto questo serve a #nondimenticare, un monito per il presente ed il futuro per una società che mai più dovrà dividersi per razze, religioni, gerarchie fittizie e abilità.


candela“Perché Matera 2019 non può essere un’opportunità di valorizzazione e promozione anche dei Monti Dauni?”.
E’ la domanda, per nulla campata in aria, che mi ha rivolto il sindaco di Candela Nicola Gatta, che ho incontrato insieme ad alcuni componenti dell’Amministrazione, offrendo a me l’opportunità politica di mettere a valore un punto specifico del programma di governo del Partito Democratico: Realizzare al meglio il progetto Matera Capitale europea della cultura 2019 per rilanciare l’intero Mezzogiorno.
Come fare? Innanzitutto, investendo una parte delle risorse già stanziate con il Patto per la Puglia e destinate alla Capitanata nella viabilità di accesso al casello autostradale della A16, da cui transitano ogni anno più di un milione di auto e camion, e in quella che conduce tanto a Candela che a Rocchetta Sant’Antonio. Poi, realizzando un’infrastruttura a disposizione delle imprese territoriali per la promozione e la vendita delle loro tipicità. Infine, programmando eventi coordinati e integrati con quelli in programma a Matera.
Impegnarsi al fianco dell’Amministrazione comunale di Candela per dare una mano a realizzare questo programma sarà un piacere.
E non è l’unico impegno che ho assunto.
Il nuovo Governo dovrà anche risolvere rapidamente il contenzioso tra i Comuni dove hanno sede gli impianti eolici e le imprese che da quasi 10 anni non versano più quanto dovuto per le compensazioni ambientali. Ho già provato a risolvere il problema con un emendamento all’ultima Legge di Stabilità, ma hanno prevalso le tesi favorevoli ai produttori di energia. Ci riproverò subito ad ottenere un provvedimento che disponga il pagamento di quanto pattuito, anche al fine di scongiurare il default di decine di piccoli Comuni.
Il pomeriggio elettorale trascorso a Candela, anche in compagnia dei militanti e dei dirigenti del Circolo del Partito Democratico, è stato particolarmente interessante e mi ha rafforzato nel convincimento che la nostra terra ha bisogno di una rappresentanza parlamentare adeguata alle sue ambizioni.
#diariodiBORDO #credici #4marzo2018




IntelligonewsBordo (Politiche Ue): «Nel 2014 l’Italia detterà l’agenda all’Europa. Se vince il populismo è a rischio la tenuta dell’Ue»

«C’è il rischio che il prossimo Parlamento europeo sia quello più antieuropeo della storia». Intervistato da IntelligoNews, il dem Michele Bordo, presidente commissione Politiche Ue della Camera, avverte del pericolo populista: «Non c’è un’alternativa all’Europa». Bordo sostiene che la svolta ci sarà nel 2014, con il semestre italiano di presidenza dell’Ue: «Sarà un’occasione straordinaria. È la presidenza che fissa l’agenda, indica le priorità e tiene i vertici. Nei prossimi mesi, saremo più forti nelle nostre richieste all’Europa».

 

Cosa pensa della “scettica” dichiarazione di Rehn?

«Penso si debba avere molto più rispetto delle scelte che si fanno in Italia. In questi anni abbiamo dimostrato di saper mantenere gli impegni presi in Europa e abbiamo fatto sacrifici significativi. Adesso siamo noi che chiediamo all’Europa un’inversione di tendenza: basta con la politica del rigore, perché altrimenti il rischio è portare l’Europa al collasso. Abbiamo bisogno di concentrare gli sforzi sul lavoro e sulla crescita. Ho visto nella dichiarazione di Rehn più toni da campagna elettorale. Molto probabilmente sarà uno dei candidati alle prossime europee. Ma se sceglie di fare il candidato, sarebbe utile lasciasse il ruolo di commissario europeo».

Cosa vuole ottenere?

«Rehn è un rigorista, e inizia a parlare all’elettorato a cui fa riferimento. Ma non abbiamo bisogno di lezioni da nessuno. In questa legge di stabilità ci sono le privatizzazioni e un taglio molto consistente della spesa pubblica: i risultati si vedranno. Il 2014 sarà un anno di svolta, ma solo se l’Europa comprenderà che non si può puntare solo sul rigore. Lo devono capire, altrimenti il rischio è che il populismo imperante ottenga, alle prossime elezioni, un risultato così forte da mettere in seria difficoltà la tenuta dell’integrazione europea».

Sembrano in molti a voler cavalcare l’onda dell’antieuropeismo.

«Purtroppo, l’Europa è stata percepita come unità delle elite, e non dei popoli. Giudico infatti molto positivamente che, la prossima volta, il presidente della commissione sarà eletto direttamente dai cittadini. L’unità economica va fatta viaggiare con quella politica. Ma senza l’Europa non c’è nessuna prospettiva per il nostro Paese. Come si può competere in un mondo globalizzato, in cui le potenze emergenti stanno superando il peso degli Usa? L’Italia può competere se sta dentro un sistema. Immaginiamo cosa sarebbe accaduto, di fronte a questa crisi così pesante, se avessimo avuto la Lira e non ci fosse stata invece la forza, la stabilità e la tenuta dell’Euro».

Responsabilità della crisi: possiamo soppesare quelle italiane e quelle europee?

«Questa è una crisi di sistema, una delle più gravi che ci sia stata nella Storia. Noi la viviamo con più difficoltà per due motivi: primo, perché siamo tra i Paesi più indebitati; secondo, per le scelte sbagliate del governo Berlusconi, che alla crisi non ha reagito con le ricette giuste. Ricordiamo che solo due anni fa c’era chi riteneva che la crisi non c’era e i ristoranti erano pieni. Non si può negare che la crisi sia stata sottovalutata dal governo italiano. Siamo stati costretti a correggere la rotta chiedendo molti sacrifici agli italiani. Oggi abbiamo fatto i compiti assegnati e siamo un Paese affidabile. Ed è per questa ragione che pretendiamo rispetto dall’Europa e vogliamo che, anche grazie al nostro apporto, ci si concentri sul rilancio dell’economia».

Il semestre italiano di presidenza Ue potrà essere l’occasione per far sentire più forte la voce dell’Italia?

«Sarà un’occasione straordinaria. È la presidenza che fissa l’agenda, indica le priorità e tiene i vertici. Nei prossimi mesi, saremo più forti nelle nostre richieste all’Europa. Nelle prossime settimane, il governo verrà in Parlamento per riferire sulle priorità. Ritengo che ci siano tre questioni fondamentali: puntare tutto sul lavoro, soprattutto dei giovani; ridurre il carico fiscale sul lavoro,per creare più occupazione e più possibilità di sviluppo; utilizzare al meglio i fondi europei che avremo a disposizione nei prossimi anni, ovvero 90 miliardi di euro da utilizzare per rendere più competitivo il nostro Paese. Il 2014 deve essere un anno di svolta, ma dipenderà molto dalle nostre scelte e dalla stabilità che potremo assicurare a questo governo».

Puntare sull’europeismo può essere una carta vincente alle imminenti elezioni europee?

«C’è il rischio che il prossimo Parlamento europeo sia quello più antieuropeo della storia. Dobbiamo reagire e far comprendere ai cittadini che non c’è un’alternativa all’Europa. Spesso si tende a prendere atto più delle difficoltà dell’Europa che dei risultati positivi. Ma se oggi le nostre città sono meno inquinate è perché l’Italia rispetta i parametri fissati dall’Europa, e potrei fare un elenco lunghissimo di altri casi virtuosi. Se venisse meno la tenuta dell’Europa, ritorneremmo ai singoli Stati, che avrebbero sicuramente maggiori difficoltà ad essere competitivi in un mondo che è assolutamente cambiato».

Di Claudia Farallo

http://www.intelligonews.it/bordo-politiche-ue-nel-2014-litalia-dettera-lagenda-alleuropa/