IntelligonewsBordo (Politiche Ue): «Nel 2014 l’Italia detterà l’agenda all’Europa. Se vince il populismo è a rischio la tenuta dell’Ue»

«C’è il rischio che il prossimo Parlamento europeo sia quello più antieuropeo della storia». Intervistato da IntelligoNews, il dem Michele Bordo, presidente commissione Politiche Ue della Camera, avverte del pericolo populista: «Non c’è un’alternativa all’Europa». Bordo sostiene che la svolta ci sarà nel 2014, con il semestre italiano di presidenza dell’Ue: «Sarà un’occasione straordinaria. È la presidenza che fissa l’agenda, indica le priorità e tiene i vertici. Nei prossimi mesi, saremo più forti nelle nostre richieste all’Europa».

 

Cosa pensa della “scettica” dichiarazione di Rehn?

«Penso si debba avere molto più rispetto delle scelte che si fanno in Italia. In questi anni abbiamo dimostrato di saper mantenere gli impegni presi in Europa e abbiamo fatto sacrifici significativi. Adesso siamo noi che chiediamo all’Europa un’inversione di tendenza: basta con la politica del rigore, perché altrimenti il rischio è portare l’Europa al collasso. Abbiamo bisogno di concentrare gli sforzi sul lavoro e sulla crescita. Ho visto nella dichiarazione di Rehn più toni da campagna elettorale. Molto probabilmente sarà uno dei candidati alle prossime europee. Ma se sceglie di fare il candidato, sarebbe utile lasciasse il ruolo di commissario europeo».

Cosa vuole ottenere?

«Rehn è un rigorista, e inizia a parlare all’elettorato a cui fa riferimento. Ma non abbiamo bisogno di lezioni da nessuno. In questa legge di stabilità ci sono le privatizzazioni e un taglio molto consistente della spesa pubblica: i risultati si vedranno. Il 2014 sarà un anno di svolta, ma solo se l’Europa comprenderà che non si può puntare solo sul rigore. Lo devono capire, altrimenti il rischio è che il populismo imperante ottenga, alle prossime elezioni, un risultato così forte da mettere in seria difficoltà la tenuta dell’integrazione europea».

Sembrano in molti a voler cavalcare l’onda dell’antieuropeismo.

«Purtroppo, l’Europa è stata percepita come unità delle elite, e non dei popoli. Giudico infatti molto positivamente che, la prossima volta, il presidente della commissione sarà eletto direttamente dai cittadini. L’unità economica va fatta viaggiare con quella politica. Ma senza l’Europa non c’è nessuna prospettiva per il nostro Paese. Come si può competere in un mondo globalizzato, in cui le potenze emergenti stanno superando il peso degli Usa? L’Italia può competere se sta dentro un sistema. Immaginiamo cosa sarebbe accaduto, di fronte a questa crisi così pesante, se avessimo avuto la Lira e non ci fosse stata invece la forza, la stabilità e la tenuta dell’Euro».

Responsabilità della crisi: possiamo soppesare quelle italiane e quelle europee?

«Questa è una crisi di sistema, una delle più gravi che ci sia stata nella Storia. Noi la viviamo con più difficoltà per due motivi: primo, perché siamo tra i Paesi più indebitati; secondo, per le scelte sbagliate del governo Berlusconi, che alla crisi non ha reagito con le ricette giuste. Ricordiamo che solo due anni fa c’era chi riteneva che la crisi non c’era e i ristoranti erano pieni. Non si può negare che la crisi sia stata sottovalutata dal governo italiano. Siamo stati costretti a correggere la rotta chiedendo molti sacrifici agli italiani. Oggi abbiamo fatto i compiti assegnati e siamo un Paese affidabile. Ed è per questa ragione che pretendiamo rispetto dall’Europa e vogliamo che, anche grazie al nostro apporto, ci si concentri sul rilancio dell’economia».

Il semestre italiano di presidenza Ue potrà essere l’occasione per far sentire più forte la voce dell’Italia?

«Sarà un’occasione straordinaria. È la presidenza che fissa l’agenda, indica le priorità e tiene i vertici. Nei prossimi mesi, saremo più forti nelle nostre richieste all’Europa. Nelle prossime settimane, il governo verrà in Parlamento per riferire sulle priorità. Ritengo che ci siano tre questioni fondamentali: puntare tutto sul lavoro, soprattutto dei giovani; ridurre il carico fiscale sul lavoro,per creare più occupazione e più possibilità di sviluppo; utilizzare al meglio i fondi europei che avremo a disposizione nei prossimi anni, ovvero 90 miliardi di euro da utilizzare per rendere più competitivo il nostro Paese. Il 2014 deve essere un anno di svolta, ma dipenderà molto dalle nostre scelte e dalla stabilità che potremo assicurare a questo governo».

Puntare sull’europeismo può essere una carta vincente alle imminenti elezioni europee?

«C’è il rischio che il prossimo Parlamento europeo sia quello più antieuropeo della storia. Dobbiamo reagire e far comprendere ai cittadini che non c’è un’alternativa all’Europa. Spesso si tende a prendere atto più delle difficoltà dell’Europa che dei risultati positivi. Ma se oggi le nostre città sono meno inquinate è perché l’Italia rispetta i parametri fissati dall’Europa, e potrei fare un elenco lunghissimo di altri casi virtuosi. Se venisse meno la tenuta dell’Europa, ritorneremmo ai singoli Stati, che avrebbero sicuramente maggiori difficoltà ad essere competitivi in un mondo che è assolutamente cambiato».

Di Claudia Farallo

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alemaA nome dell’area Cuperlo ho chiesto a Massimo D’Alema di candidarsi come capolista a Foggia per le primarie del Pd e lui ha accettato. Siamo onorati di questa sua decisione.

L’ex premier, cittadino onorario di Foggia, ha da tempo un forte legame con la città, con la Capitanata e la Puglia. Sono certo che con la candidatura di D’Alema a Foggia, il Mezzogiorno tornerà al centro del dibattito politico nazionale. Massimo ha dedicato, e dedica, molta parte del suo impegno politico e istituzionale proprio per il sud del nostro Paese.


europaL’istituzione di un fondo di riscatto europeo, cioè di un fondo in cui collocare e ammortizzare la quota di debito pubblico di ciascuno Stato che eccede il 60 per cento del Pil, sta incontrando un consenso crescente in Europa. Ieri ne ha parlato nelle sue incisive considerazioni finali il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, oggi il capogruppo dell’Spd al Bundestag, Frank-Walter Steinmeier. Il Parlamento europeo ne ha già discusso a lungo, con un voto favorevole in commissione.

Da tempo il Pd propone di ricorrere ad un’iniziativa del genere, ipotizzata molti mesi or sono in Italia da Vincenzo Visco e in Germania dai cinque saggi incaricati dalla Cancelliera Angela Merkel di formulare alcune proposte per la crisi: un fondo di riscatto europeo provocherebbe un forte abbattimento degli interessi che ciascun paese è chiamato a versare sul debito, ridurrebbe gli spazi per le incursioni della speculazione e libererebbe risorse utili da investire per sostenere lo sviluppo.

E’ importante che una tale iniziativa verso la quale sta crescendo il consenso in tutta Europa sia approvata al più presto. Su questo tema il governo italiano può e deve giocare un ruolo decisivo in vista della riunione del Consiglio d’Europa del 28 e 29 giugno.