parlamento_picBORDO e MASTROMAURO. – Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. – Per sapere – premesso che: in data 26 febbraio 2008 il Ministro pro tempore, viste le comunicazioni della Direzione per la Protezione della Natura del Ministero, che evidenziavano il perdurare dell’assenza di indirizzo e di programmazione dell’Ente Parco nazionale del Gargano e la conclamata incapacità di gestione dello stesso, procedeva al commissariamento dell’Ente Parco; tali problematicità gestionali dell’ente, evidenziate dalla direzione competente, sono tutte contenute nella Relazione (S.I. 5889) trasmessa al Ministero dell’ambiente dall’Ispettorato Generale di Finanza – Servizi Ispettivi di Finanza Pubblica – del Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato a seguito di irregolarità accertate nella verifica amministrativo-contabile eseguita presso l’Ente Parco nazionale del Gargano; gli elevati profili problematici e di criticità (amministrativo-contabile gestionale, di indirizzo e di programmazione) dell’Ente Parco, constatati, rilevati e contenuti nella Relazione dei Servizi Ispettivi della Ragioneria centrale dello Stato, e che hanno portato al commissariamento dell’Ente, sono, ad esempio: l’assenza del piano del parco, il mancato esperimento delle procedure di gara ad evidenza pubblica, le procedure selettive per incarichi di consulenza a professionisti, eccetera; tali criticità sono tuttora presenti e lontane dall’essere risolte; il Tar di Bari, con sentenza n. 996 del 22 aprile 2208, mai notificata al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, ha annullato il decreto di commissariamento; l’Avvocatura Distrettuale di Bari e gli uffici competenti del Ministero consigliano di appellare la sentenza al Consiglio di Stato per ottenere la sospensione degli effetti prodotti; il ministero ha rinunciato all’appello, rendendo, così, valide le controverse motivazioni della sentenza e creando un pericoloso precedente che può incidere sulla corretta funzionalità e gestione dei parchi nazionali; l’Ente Parco, dal 23 aprile 2008 al 28 agosto 2008, è rimasto privo degli organi di indirizzo, essendo nel frattempo decaduto il consiglio direttivo, e il presidente, reinsediato per effetto della sentenza del Tar di Puglia del 22 aprile 2008, ha ripreso le sue funzioni in data 29 Agosto 2008; il direttore dell’Ente, cui spetta la gestione, è stato assente per tutto il periodo del commissariamento e fino al mese di agosto, salvo sporadiche apparizioni; lo stesso Ente Parco, così come più volte segnalato dai sindaci della Comunità del Parco, soffre dei ritardi e della cronica incapacità gestionale della direzione; l’organo di indirizzo del Parco e il presidente, nonostante la verifica amministrativo-contabile eseguita presso l’Ente dai Servizi Ispettivi di Finanza Pubblica nell’ottobre del 2006, le continue segnalazioni dei sindaci della Comunità del parco le contestazioni dei sindacati dei lavoratori del parco, non hanno mai inteso prendere iniziative adeguate atte a rimuovere gli ostacoli, assicurando in questo modo una corretta gestione amministrativa dell’Ente; ad oggi la stessa direzione dell’Ente, nonostante i numerosi solleciti della competente direzione del Ministero, non ha ancora provveduto a fornire utili e adeguate spiegazioni su tutte le contestazioni e criticità contabili e amministrative accertate; da notizie riportate dalla stampa locale, il direttore dell’Ente nell’estate del 2007, disapplicando i principi di concorrenza, trasparenza e pubblicità richiesti dalla legge ha affidato l’incarico per lo svolgimento di una manifestazione alle Tremiti ad una Cooperativa di cui il coniuge risulta essere vicepresidente; il presidente del Parco, reinsediato a capo dell’Ente Parco, pur conoscendo tale fatto, non ha inteso prendere opportuni provvedimenti; l’organo di indirizzo politico del Ministero, dalla pubblicazione della sentenza del Tar di Bari ad oggi, è stato completamente assente da un così grave problema, contravvenendo ai principi ispiratori della legge quadro sulle aree protette, che prevede che sia lo stesso Ministero a vigilare e a controllare i parchi; il Ministero, con nota del 29 luglio 2008, ha avviato le procedure per la richiesta delle designazioni per la ricostituzione del Consiglio Direttivo dell’Ente; la Comunità del Parco del Gargano ha da tempo inviato al Ministero il proprio atto deliberativo con cui ha designato, a norma di legge, i suoi cinque componenti; sono scaduti abbondantemente i tempi previsti dall’articolo 9 commi 4 e 5 della legge n. 394 del 1991 e non si è ancora provveduto a nominare il nuovo Consiglio Direttivo dell’Ente; da voci e notizie provenienti dal territorio del parco, contrariamente a quanto previsto dall’articolo 9 comma 3 della legge n. 394 del 1991, il Ministro si appresta a chiedere formale intesa al presidente della Regione Puglia per la conferma per ulteriori cinque anni del reinsediato presidente dell’Ente Parco, che altrimenti concluderebbe il suo mandato il 14 giugno 2009 -: quali siano i motivi della rinuncia, da parte del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al ricorso in appello avverso la sentenza del Tar di Bari n. 996 del 22 aprile 2208; come il Governo abbia giudicato le motivazioni contenute nella relazione dei Servizi Ispettivi della Ragioneria Generale dello Stato che hanno portato al necessario commissariamento dell’Ente Parco Nazionale del Gargano; quali siano le ragioni per le quali il Governo non ha ritenuto opportuno mantenere il commissariamento; se il Governo ritenga, in osservanza delle disposizioni di legge e visto il permanere del caos gestionale e amministrativo dell’ente, di procedere con urgenza alla nomina dei 12 componenti del nuovo Consiglio Direttivo e/o comunque alla nomina della maggioranza dei suoi componenti; se il Governo abbia chiesto o intenda chiedere, e per quali motivi formali, al presidente della Regione Puglia la conferma per ulteriori cinque anni del reinsediato presidente dell’Ente Parco; se il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, quale organo vigilante e di controllo sull’attività degli Enti di gestione dei parchi nazionali, conoscendo i fatti esposti in premessa, adottato atti conseguenti e provvedimenti di autotutela per assicurare il rispetto della normativa vigente; se il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, a fronte di un’evidente situazione di conclamate incapacità gestionali dell’Ente Parco, già accertata dai Servizi Ispettivi della Ragioneria Centrale dello Stato, e del rischio di ulteriori eventuali irregolarità amministrative non intenda avviare una completa verifica, circa il rispetto della normativa, di tutti gli atti amministrativi e gestionali dell’Ente Parco nazionale del Gargano finora prodotti, adottando, se necessario, provvedimenti di autotutela; se risponde al vero quanto riportato dalla stampa locale circa l’affidamento di incarico alla cooperativa del coniuge del direttore; quali iniziative e provvedimenti urgenti il Governo intenda assumere, a fronte delle richiamate violazioni normative, nei confronti del direttore del Parco, disponendo della facoltà di nomina e revoca da tale incarico; se il Governo non ritenga opportuno comunicare alla procura della Corte dei conti, visto lo stato della gestione amministrativa dell’Ente, già segnalata dai Servizi Ispettivi di Finanza Pubblica; quali iniziative e provvedimenti urgenti il Governo intenda assumere per ripristinare l’immediata funzionalità di indirizzo programmatico e gestionale dell’Ente Parco Nazionale del Gargano. 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Onorevoli Colleghi! – La proposta di legge in oggetto trova fondamento nell’articolazione dell’apparato di accoglienza degli stranieri che giungono in Italia sprovvisti del permesso di soggiorno e nel conseguente diverso impatto che la loro presenza ha sulle comunità che li ospitano.

Alle strutture destinate all’identificazione e alla conseguente espulsione si affiancano i centri di accoglienza per i richiedenti asilo (CARA).

Gli stranieri ospitati nei CARA vivono come «sospesi» in una sorta di «limbo» civico: privi di uno status giuridico definito, ma titolari del diritto a soggiornare in Italia fino a conclusione della procedura di accettazione, o meno, della domanda di asilo.

Per esemplificare: non possono lavorare, e per questa ragione ricevono un sussidio dallo Stato, ma possono liberamente circolare, avendo come unico obbligo il pernottamento all’interno della struttura.

Attualmente i CARA sono sei e sono situati nelle seguenti località: Caltanissetta, presso la contrada Pian del Lago (96 posti); Crotone, presso località Sant’Anna (256 posti); Foggia, presso il borgo Mezzanone (198 posti); Gorizia, presso Gradisca d’Isonzo (150 posti); Milano, in via Corelli (20 posti); Trapani, presso Salina grande (260 posti). A questi si devono aggiungere i centri di accoglienza di Bari, presso l’area aeroportuale di Palese (744 posti) e di Siracusa, presso Cassabile (200 posti) parzialmente utilizzati per funzioni analoghe.

Tutte, o quasi, queste strutture sono collocate in zone periferiche, in borgate o in aree rurali; di conseguenza il loro impatto demografico e sociale assume una maggiore rilevanza, perché esercitato su comunità piccole e, normalmente, non dotate dei servizi minimi indispensabili per garantire sicurezza e integrazione. A maggior ragione nel caso in cui, com’è ormai prassi, i CARA sono sovraffollati.

È questa, ad esempio, la causa dei disordini verificatisi nell’estate 2008 a borgo Mezzanone (borgata rurale del comune di Manfredonia), dove sono ospitati, ormai stabilmente, oltre 1.000 stranieri, di etnie diverse e talvolta in contrasto tra loro: lo dimostrano un paio di maxi-risse scoppiate quest’estate, la cui gravità ha spinto la prefettura – ufficio territoriale del Governo di Foggia ad attivare un servizio straordinario e temporaneo di presidio del territorio.

Mentre non sembra aver sortito alcun effetto positivo l’impiego di unità della Marina militare nel servizio di vigilanza esterna del CARA. È immaginabile quale disagio vivano tanto i residenti della borgata, attualmente in numero inferiore rispetto agli ospiti del CARA e dell’annesso centro di accoglienza, quanto i richiedenti asilo, ai quali non sono garantiti servizi adeguati a favorire la socializzazione e l’integrazione con la comunità che li ospita.

Episodi di questo genere sono registrabili ovunque siano insediati i CARA e l’incremento esponenziale dell’arrivo di immigrati clandestini, registrato nel 2008, lascia presumere che le difficoltà potranno solo aumentare.

Nasce da queste considerazioni la proposta di istituire, nello stato di previsione del Ministero dell’interno, un fondo specifico le cui risorse saranno destinate alle prefetture – uffici territoriali del Governo e ai comuni nei cui territori sorgono i CARA, per finanziare l’incremento sia dei servizi sicurezza che dei servizi di assistenza, di mediazione e di integrazione sociali, che sottopongo alla vostra attenzione.

PROPOSTA DI LEGGE

Art. 1.

1. Al fine di garantire adeguati livelli di sicurezza e di favorire l’adozione di idonee misure di assistenza, di mediazione e di integrazione sociali, nello stato di previsione del Ministero dell’interno è istituito il Fondo per la sicurezza delle comunità che ospitano i centri di accoglienza per i richiedenti asilo (CARA) e l’integrazione degli stranieri richiedenti asilo, di seguito denominato «Fondo».

Art. 2.

1. Il Fondo è ripartito proporzionalmente tra ciascuno dei CARA in ragione del numero di stranieri richiedenti asilo effettivamente ospitati alla data del 31 dicembre dell’anno precedente l’assegnazione delle risorse.

2. La quota assegnata a ciascuno dei CARA è suddivisa in parti eguali tra la prefettura – ufficio territoriale del Governo competente per territorio, che provvede all’organizzazione di servizi di tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza, e il comune competente per territorio, che provvede alla strutturazione di servizi di assistenza, di mediazione e d’integrazione sociali.

Art. 3.

1. All’onere derivante dall’attuazione della presente legge, valutato in 3.000.000 di euro per il triennio 2009-2011, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2009-2011, nell’ambito del fondo speciale di parte corrente dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2009, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero dell’interno.

2. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.