Tratto da Repubblica.it

26-01-2010

BersaniDiPietroSeduti l’uno accanto all’altro, Pierluigi Bersani e Antonio Di Pietro siglano un’alleanza che, assicura Bersani, “andrà oltre le regionali”. L’obiettivo è “costruire l’alternativa”. Magari allargando i confini e creando uno schieramento in grado di battere il centrodestra.

Tra i due partiti è stata già raggiunta un’ intesa in 11 delle 13 regioni in cui si voterà a marzo, mentre su Campania e Calabria si sta ancora lavorando per trovare un accordo. “Se la destra pensa che ci sediamo in tre regioni (quelle storicamente “rosse” ndr), si illude. Questo non esiste, e se ne accorgeranno” dice Bersani. Ma l’intesa con l’Idv non riguarda solo le regionali. “C’è la comune convinzione -  aggiunge il segretario del Pd – che occorre lavorare insieme per allestire una alleanza larga di progresso, competitiva con il centrodestra. La nostra idea di fondo è che le regionali debbano essere, sia sotto il profilo dei contenuti sia sotto il profilo della coalizione, una tappa per costruire una alternativa alle destre”.

Di Pietro rincara la dose: “Riteniamo necessario impostare un lavoro di programma, di coalizione, aperto a laici e cattolici che vogliono mettersi insieme su una base programmatica. Non possiamo lasciare il Paese ad un governo che illude i cittadini, che toglie agli onesti per dare ai disonesti. Sentiamo il dovere di passare all’alternativa, insieme a chi capisce che non possiamo tornare ad un regime piduista”.

Alleanza, ma non binomio esclusivo. Sia Bersani sia Di Pietro infatti, lasciano la porta aperta a tutti coloro che vogliono un’alternativa alla maggioranza e al governo di Berlusconi. Apertura che Bersani ha tenuto ad indirizzare all’Udc, con la quale il Pd vuole continuare a collaborare nonostante la vicenda pugliese. “Abbiamo il dovere di costruire una alternativa, assieme anche ad altri partiti, superando certe nostre diversità” e per questo, “l’Idv si assumerà una maggiore responsabilità di partecipante alla coalizione, non sarà più un isolato oppositore e rispetterà le istituzioni di garanzia” afferma Di Pietro.


vendola“Il successo di Nichi Vendola alle primarie di domenica è indiscutibile. Va sottolineata, tuttavia, la generosità di Francesco Boccia che ha scelto la via difficile delle primarie per mantenere unito il centrosinistra, pur potendo ottenere la candidatura per investitura e nonostante i rischi politici e personali che correva. Scegliendo il confronto, Francesco Boccia ha dimostrato che in politica è possibile e doveroso anteporre le ragioni generali a quelle personali; e tutti dovrebbero dargliene atto”.

Archiviate le primarie, Michele Bordo, deputato del PD, guarda alla sfida elettorale e fa appello al “buon senso di chi ha vinto. Ora è il momento di smetterla con i toni da ultras e di avere rispetto verso chi ha perso; a maggior ragione considerando il ruolo decisivo che, durante la prossima campagna elettorale, avranno la struttura, l’organizzazione, i dirigenti e gli iscritti del PD per sostenere la candidatura del presidente uscente, sconfiggere la destra e proseguire l’azione di governo del centrosinistra”.

“Ciascuno di noi era ed è ben consapevole di quale sia il valore, politico ed elettorale, di Nichi Vendola – prosegue il deputato del PD – Resta il rammarico di non essere riusciti a costruire, nonostante le primarie e l’auspicio di tutti, la stessa coalizione di centrosinistra che ha saputo vincere in gran parte della Puglia le sfide elettorali della scorsa primavera, anche contro il vento di destra.

Vivremo la prossima sfida per il governo della Puglia con una coalizione meno larga di quanto fosse auspicabile e, di conseguenza, con qualche difficoltà in più. Per vincere, allora, sarà innanzitutto compito del nostro candidato alla Presidenza indicare parole d’ordine programmatiche innovative, che arrivino anche ai settori moderati della società pugliese, e infondere in tutti fiducia e coraggio. Il PD – conclude Michele Bordo – sarà certamente al fianco di Nichi Vendola e farà la sua parte fino in fondo per consentire al centrosinistra di riconquistare il governo della Puglia”.


Pomeriggio di intensa attività politica quello in programma domani, 22 gennaio, in Capitanata in vista delle primarie per la scelta del candidato alla Presidenza della Regione Puglia, che si svolgeranno domenica prossima. Il candidato del Partito Democratico, Francesco Boccia, incontrerà iscritti, elettori e simpatizzanti presso l’hotel Cicolella (viale XXIV Maggio – Foggia), alle ore 17.00, per illustrare le motivazioni della candidatura e le opzioni programmatiche per il futuro della Puglia.

Si concentrerà sui centri della provincia, invece, la visita di Massimo D’Alema, in programma sempre nel pomeriggio di domani. Il primo incontro in agenda, alle 17.00, è a San Marco in Lamis, presso l’Auditorium della Biblioteca comunale (piazza Carlo Marx); alle 18.30, a Torremaggiore, ci sarà l’iniziativa pubblica organizzata presso il cinema Ciardulli (via Sacco e Vanzetti); alle 19.30, infine, D’Alema concluderà l’iniziativa programmata a San Severo presso il cinema Cicolella (via D’Alfonso).

“Lo sforzo organizzativo in cui ci stiamo impegnando testimonia appieno la volontà di partecipare, attivamente e con passione, alla costruzione di un nuovo progetto politico per la Puglia e l’Italia – commenta il segretario provinciale del Partito Democratico, Paolo Campo – Tocca innanzitutto a noi dirigenti, iscritti, elettori e simpatizzanti del PD assumere con orgoglio la responsabilità di costruire, attraverso le primarie del 24 gennaio, fondamenta robuste e ben piantate nel terreno fertile della comunità foggiana, su cui poggiare programmi e opzioni di governo che valorizzino e migliorino quanto di buono fatto in questi 5 anni”.



bersaniTratto da L’Unità del 18.01.2010

di Ninni Andriolo

Un ampio «schieramento democratico» per ammodernare la Costituzione «in senso parlamentare» e difenderne i presidi fondamentali messi a repentaglio dal «populismo strisciante» di marca berlusconiana. Pierluigi Bersani sceglie il 91° anniversario dell’appello di Luigi Sturzo «ai liberi e forti» per andare oltre il tema delle alleanze per le regionali.

L’obiettivo del Pd – spiega il leader democratico – è quello di dare agli italiani «un’altra possibilità» e di prefigurare, quindi, «uno scenario d’alternativa» con «tutte le forze che hanno un’altra idea rispetto a quella plebiscitaria». In questa prospettiva va interpretato il dialogo con l’Udc, con l’Idv e con la Sinistra. O, stando alla Sicilia, con l’Mpa di Lombardo che provoca nell’isola un travagliato dibattito tra democratici convinti che la partita vada giocata fino in fondo – passando per l’appoggio esterno al governo regionale e per il possibile ingresso nella maggioranza – e chi ritiene una trappola il rapporto con Lombardo. Scelte Bersani chiede, innanzitutto, l’unità del Pd.

Le scelte da compiere, secondo lui, dovranno essere orientate dai fatti. «Noi vogliamo che succedano delle cose, come il credito di imposta, le zone franche, il decentramento, e che i siciliani le vedano», spiega il segretario democratico, mettendo l’accento sulle spaccature del centrodestra. Il tema all’ordine del giorno, quindi, non è «Lombardo», ma l’interesse dell’isola al quale va rapportato il giudizio del Pd sul governo. Ma è lo sturziano «manuale del buon politico» a costituire il centro del confronto, moderato dal giornalista Claudio Sardo, tra il leader Pd e Pierluigi Castagnetti, protagonista, da anni – assieme a Giovanni Burtone e Gaetano Cardiel – delle giornate che Caltagirone dedica a Luigi Sturzo.

«La lezione del popolarismo è importante per un Pd punto d’incontro di storie politiche diverse», spiega Castagnetti. E Bersani dà atto ai popolari – e a Sturzo – di aver posto storicamente l’accento sui «limiti della politica». Poi, alludendo a certe pagine buie del passato della sinistra, il leader Pd censura «l’uomo reale» sacrificato sull’altare di quello «ideale».

Ma è sull’oggi che si sviluppa il confronto tra i democratici. E se Castagnetti paventa il rischio del «contagio del modello berlusconiano sulle forze progressiste», Bersani spiega che Berlusconi va combattuto facendo appello anche agli elettori del centrodestra, perché «non tutti vanno considerati berlusconiani». A questi, spiega, va data «un’altra prospettiva». «Siamo di fronte a un problema palese di deformazione del meccanismo democratico – spiega il leader Pd – Con una legge elettorale che consente ai partiti di nominare i parlamentari, con un governo che va avanti ricorrendo ai decreti e al voto di fiducia, con un Parlamento ridotto a discutere solo di mozioni. Questo mentre si attaccano gli altri presidi istituzionali, dal Presidente della Repubblica alla magistratura».

E, a proposito di giustizia, per Bersani «sul problema degli organici dei giudici il governo mostra irresponsabilità». L’idea «galoppante» di Berlusconi, in sostanza, «è che il consenso viene prima delle regole». E se questa è la portata dei problemi – monito indirizzato al Pd – «non è che possiamo dire che c’è un rischio per la democrazia e rinchiuderci, poi, in noi stessi». Costruire rapporti «con tutte le forze che hanno a cuore una prospettiva costituzionale», quindi.

Quanto alle riforme, poi, queste devono essere fatte «per il verso giusto». La maggioranza che imbocca la strada delle «leggi ad personam», invece?. «Sa come siamo fatti e sa che abbiamo proposte e paletti chiari. E sa che dopo c’è il referendum e che loro ne hanno già perso uno». Il Pd come perno di «convergenze più ampie», allora. L’Udc? «L’atteggiamento della destra mostra segnali di arroganza e condizionamento da parte della Lega».

L’anniversario della morte di Craxi? «Serve una riflessione storica e un giudizio più equilibrato – spiega Bersani – Bisogna vedere gli elementi di novità, senza dimenticare che è stata sottovalutata largamente la questione morale».