images“La lettera inviata da Giorgio Napolitano al presidente Berlusconi sul decentramento delle sedi dei Ministeri al Nord è impeccabile. Toglie alla Lega e al governo Berlusconi ogni velleità di giocare con le Istituzioni, di ricattare il governo a danno dei cittadini, di fare e disfare la Costituzione a piacimento”. Lo ha affermato la Presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro.

“Per questo accogliamo con enorme favore il riferimento di Napolitano al lavoro del Parlamento e all’assoluto valore del suo voto che ha approvato gli Ordini del Giorno contrari al trasferimento dei ministeri al Nord – ha aggiunto la presidente democratica -. In questo giorno terribile per il Parlamento che, con l’ennesima questione di fiducia viene nuovamente umiliato, la lettera di Napolitano che restituisce la giusta centralità alla Carta, al Parlamento e alle istituzioni è davvero una felice notizia”.

Ha ricordato Finocchiaro che “nell’esercizio delle sue prerogative di garante della Costituzione, il Capo dello Stato ricorda a Berlusconi i principi che la nostra Carta e le leggi vigenti fissano in materia di sedi ministeriali e, soprattutto, per l’autorizzazione alla loro dislocazione. Insomma, un semplice Dpcm non basta a cambiare la Costituzione e, in tal senso, ogni pretesa della Lega va abbandonata”.

‘La lettera del Presidente Napolitano, non fa che confermare la contrarietà espressa fin dal primo momento dal Partito democratico, in merito all’apertura delle sedi ministeriali dislocate a Monza, ha affermato Antonio Misiani, deputato Pd. “Quella della Lega, rivendicata con forza stamattina dal ministro Bossi, è stata solo una scelta demagogica e insensata, con la quale le camicie verdi hanno pensato di riconquistare un minimo di credibilità al Nord, dopo la recente batosta alle amministrative. Peccato che lo abbiano fatto con un inutile aumento della spesa pubblica, proprio mentre il governo mette tasse sui ceti medio-bassi e taglia i servizi, creando anche un pasticcio istituzionale senza precedenti. La propaganda – ha concluso Misiani – non può coprire l’assenza di una politica in grado di affrontare i reali problemi del Paese da parte del governo”.

Testo integrale della lettera del Presidente della Repubblica al Presidente del Consiglio sul decentramento delle sedi dei Ministeri sul territorio

“Mi risulta che il Ministro delle riforme per il federalismo e il Ministro per la semplificazione normativa, con decreti in data 7 giugno 2011 – peraltro non pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale – hanno provveduto a istituire proprie “sedi distaccate di rappresentanza operativa”; ho appreso altresì che analoghe iniziative verrebbero assunte a breve anche dal Ministro del turismo e dal Ministro dell’economia e delle finanze (quest’ultimo titolare di un importante Dicastero, anziché Ministro senza portafoglio come gli altri tre).

Come ho già avuto occasione di sottolineare al Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dott. Letta, la dislocazione di sedi ministeriali in ambiti del territorio diversi dalla città di Roma deve tener conto delle disposizioni contenute nel regio decreto n. 33 del 1871, ancora pienamente vigente, che nell’istituire, all’articolo 1, Roma quale capitale d’Italia ha altresì previsto che in essa abbiano sede il Governo ed i Ministeri.

E’ altresì noto che la scelta di Roma capitale è stata costituzionalizzata con la riforma del titolo V della nostra Carta che, con la nuova formulazione dell’articolo 114, terzo comma, ha da una parte introdotto un bilanciamento con le più ampie funzioni attribuite agli enti territoriali e dall’altra ha posto un vincolo che coinvolge tutti gli organi costituzionali, compresi ovviamente il Governo e la Presidenza del Consiglio: vincolo ribadito dalla legge n. 42 del 2009, che all’art. 24 prevede un primo ordinamento transitorio per Roma capitale diretto “a garantire il miglior assetto delle funzioni che Roma è chiamata a svolgere quale sede degli Organi Costituzionali”.

Infine, recentemente e sia pure in un contesto non univoco, nel corso dell’esame parlamentare del d.l. n. 70 del 2011, sono stati discussi e votati diversi ordini del giorno finalizzati ad escludere ipotesi di delocalizzazione dei Ministeri pur nell’accoglimento, senza voto, di un o.d.g. (Cicchitto ed altri) di contenuto autorizzatorio.

Quanto al contenuto dei citati decreti istitutivi devo rilevare che i Ministri emananti, Ministri senza portafoglio, hanno provveduto autonomamente ad istituire sedi distaccate, rispettivamente, di un Dipartimento e di una Struttura di missione, che costituiscono parte dell’ordinamento della Presidenza del Consiglio.

Poiché ai fini di una eventuale sua elasticità, il decreto legislativo n. 303 del 1999, all’articolo 7, attribuisce al Presidente del Consiglio la facoltà di adottare con DPCM le misure per il miglior esercizio delle sue funzioni istituzionali, ritengo che l’autorizzazione ad una eventuale diversa allocazione di sedi o strutture operative, e non già di semplice rappresentanza, dovrebbe più correttamente trovare collocazione normativa in un atto avente tale rango, da sottoporre alla registrazione della Corte dei Conti per i non irrilevanti profili finanziari, come affermato dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 221 del 2002.

Peraltro l’apertura di sedi di mera rappresentanza costituisce scelta organizzativa da valutarsi in una logica costi-benefici che, in ogni caso, dovrebbe improntarsi, nell’attuale situazione economico-finanziaria, al più rigido contenimento delle spese e alla massima efficienza funzionale.

Tutt’altra fattispecie, prevista dalla stessa Costituzione e da numerose leggi attuative, è quella della esistenza, storicamente consolidata, di uffici periferici (come ad esempio i Provveditorati agli studi e le Sovraintendenze ai beni culturali e ambientali), che non può quindi confondersi in alcun modo con lo spostamento di sede dei Ministeri; spostamento non legittimato né dalla Costituzione che individua in Roma la capitale della Repubblica, né dalle leggi ordinarie, quale ad esempio l’articolo 17, comma 4-bis, della legge n. 400 del 1988, che consente di intervenire con regolamento ministeriale solo sull’individuazione degli uffici centrali e periferici e non sullo spostamento di sede dei Ministeri. Inoltre, il rapporto tra tali uffici periferici e gli enti locali va assicurato sull’intero territorio nazionale nell’ambito dei già delineati uffici territoriali di Governo.

Va peraltro rilevato che a fronte della scelta, non avente connotati di particolare rilievo istituzionale, di aprire meri uffici di rappresentanza, non giova alla chiarezza una recente nota della Presidenza del Consiglio, che inquadra tale iniziativa nell’ambito di “intese già raggiunte sugli uffici decentrati e di rappresentanza di alcuni ministeri sia al Nord che al Sud, come già in essere per molti altri ministeri”, così preludendo ad ulteriori dispersioni degli assetti organizzativi dei Ministeri tanto da consentire la prefigurazione, da parte di esponenti dello stesso Governo, di casuali localizzazioni in vari siti regionali o municipali delle amministrazioni centrali.

E’ necessario ribadire che tale evoluzione confliggerebbe con l’articolo 114 della Costituzione che dichiara Roma Capitale della Repubblica, nonché con quanto dispongono le leggi ordinarie attuative già precedentemente citate.

La pur condivisibile intenzione di avvicinare l’amministrazione pubblica ai cittadini, pertanto, non può spingersi al punto di immaginare una “capitale diffusa” o ” reticolare” disseminata sul territorio nazionale, in completa obliterazione della menzionata natura di Capitale della città di Roma, sede del Governo della Repubblica.

Ho ritenuto doveroso, onorevole Presidente, prospettarle queste riflessioni di carattere istituzionale al fine di evitare equivoci e atti specifici che chiamano in causa la mia responsabilità quale rappresentante dell’unità nazionale e garante di princìpi e precetti sanciti dalla Costituzione”.



“Nitto Palma venga subito in Senato a spiegare il perché. Una decisione del genere non si spiega se non con la necessità di salvare il Presidente del Consiglio da uno dei suoi tanti processi”.

“Se il governo si assume la grave resopnsabilità di mettere la fiducia su un provvedimento di natura parlamentare come quello sul processo lungo, è necessario che il neoministro della Giustizia Nitto Palma venga subito in Senato a spiegare il perchè. Una decisione del genere, assolutamente ingiustificata non si spiega se non con la necessità di salvare il Presidente del Consiglio da uno dei suoi tanti processi. È una cosa inaccettabile. E tutto questo avviene nel silenzio più totale e nel totale asservimento della Lega ai bisogni del Presidente del Consiglio, Berlusconi”. Lo afferma la Presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro. E continua, “In una situazione del Paese gravissima, testimoniata anche oggi dalle notizie sulla Borsa in cui servirebbe un clima politico positivo e costruttivo, ci troviamo invece di fronte a un governo e una maggioranza di irresponsabili che, per gli interessi di un premier disperato, ancora una volta umiliano il Parlamento, la Giustizia, il nostro Paese”.


“Questo governo due anni non dura mica”, è la previsione fatta dal Segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, dal palco della festa de l’Unità di Roma. “Non so su quale elemento o incidente il governo Berlusconi possa cascare, ma a fine legislatura – ha detto Bersani – non si arriva”.

Silvio Berlusconi è come “una cozza attaccata allo scoglio”: con questa battuta Bersani è tornato ad insistere sulla necessità che il premier lasci e che si apra una nuova fase politica nel Paese. Per Bersani bisognerà “ricostruire una democrazia senza personalismi perchè la leadership è capacità di organizzare un collettivo”.

Forza di governo
Pier Luigi Bersani vuole che “si verifichi la possibilita’ che le forze di centrosinistra si presentino come forze di governo” e rivolge un appello alle “forze moderate e in particolare all’Udc affinchè si raggiunga questo obiettivo e vogliano affossare il berlusconismo”. Il leader Pd lo ha sottolineato prima di salire sul palco della festa de l’Unità di Roma. Per quanto riguarda il rapporto con Antonio Di Pietro, Bersani ha spiegato che è un “caro amico e singolare leader”.

Rottura tra Pdl e Lega
“Ieri c’è stato un salto di qualità. Vedo tutte le difficoltà di una rottura del rapporto tra Pdl e Lega. Ma prevedo tra adesso e settembre problemi piuttosto seri”.
“Bossi è legato alla figura di Berlusconi e il disagio del suo partito non arriva fino al punto di contraddire apertamente le sue posizioni, solo perchè resta pur sempre il loro leader”, ha sottolineato. E ha incalzato la Lega: “per loro è caduto il sol dell’avvenire perchè in un partito a organizzazione leninista come quello il sol dell’avvenire era il federalismo. Ma adesso la gente del Nord dice: è questo qua il federalismo? Non siamo mai stati così male”.
Bersani ha raccontato di aver iniziato a usare le metafore proprio per il federalismo di Calderoli: “un maiale tutto di prosciutto”. “Con la Lega siamo andati giù con il badile – ha rivendicato – e gli ricordiamo, tra l’altro, che le ronde si sono perse nel bosco”.


“Bisogna rivendicare una politica che abbia a che fare col pensiero. Una politica che dia una opportunità di riflettere su un passaggio particolarmente cruciale che il Paese sta attraversando e che segnerà il prossimo decennio”, questa l’introduzione dell’intervento del Segretario del Pd Pier Luigi Bersani al Seminario “Democrazia, populismo e la risorsa partito”, organizzato dal Centro Studi del PD.

“Sulla parola populismo abbiamo un compromesso semantico – ha chiarito Bersani – nei vari continenti significa molte cose diverse mentre noi in Italia le racchiudiamo tutte, in quanto siamo l’unico Paese in Europa che ha tutti i populismi al governo, oltre forse l’Ungheria, fuori non ne abbiamo lasciato nessuno. Per questo rappresentiamo un esperimento importantissimo nel Continente”. Il Segretario democratico ha concluso i lavori di un dibattito all’interno del Pd, al quale hanno dato contributo diversi esperti e studiosi del tema oggetto del Seminario: parlamentari del Pd, i membri della segreteria e della Direzione nazionale e i responsabili dei Forum tematici. Oltre agli interventi dei tre relatori del Seminario: il sociologo Torcuato Di Tella, l’antropologa politica Lynda Dematteo e lo storico della filosofia Michele Ciliberto e di Gianni Cuperlo responsabile nazionale del Centro Studi del partito.

Bersani ha quindi fatto una sintesi delle considerazioni emerse, definendo la ‘semplificazione populista’, un ‘riflesso difensivo rispetto alla globalizzazione’. “Non è la prima volta – ha detto Bersani – tutte le globalizzazioni che hanno attraversato la storia hanno una faccia oscura. La precedente si trasformò in un ripiegamento nazionalistico aggressivo, sfociato nella prima guerra mondiale. Ma questa volta la globalizzazione non abbraccia solo delle elite, ma parla dei problemi a tutti i cittadini, generando un deperimento della funzione democratica, per questo l’Europa è l’unico Continente che perde rispetto alla globalizzazione. Tutti in questo momento in Europa sospettano di perdere qualcosa: dal welfare, alla sfera più prettamente personale e qui si è creato un paradosso, il consenso e leadership sono prodotte in chiave di ripiegamento. Un esempio lampante – ha spiegato Bersani – è dato dalla Germania, che proprio in questi giorni ragiona sull’utilità della funzione dell’euro, nazione che negli ultimi anni si è arricchita con la nuova moneta”.

Questo è il corto circuito in atto nella nostra società, governata da una democrazia populista che non decide, ma piuttosto instaura un meccanismo difensivo di non cambiamento. Berlusconi ha raccontato moltissime cose che poi non si sono rivelate tali: dai miracoli de L’Aquila, dalla immondizia a Napoli, al federalismo che si è risolto in una chiacchiera. Ma la risposta non c’è stata e il problema è che rimane la domanda molto pesante, che proviene dalla variegata folla di gente che abbiamo visto protestare nelle nostre piazze: dagli avvocati, ai lavoratori pubblici. E qui entra il ruolo della buona politica – ha aggiunto Bersani – che deve avere la forza di fare un lavoro di unificazione del Paese. Noi come PD siamo di fronte a questa sfida radicale e non possiamo buttare via altri 15 anni, non dobbiamo stare sulla difensiva. Per questo ci chiamiamo Partito democratico, perché vogliamo una democrazia rappresentativa riformata, per noi e per i nostri figli”.

Il Segretario democratico ha quindi considerato che “abbiamo un grande bisogno di riflettere proprio sul tema democratico, per affrontare poi il tema sociale e quindi quello del Partito stesso. Il Partito deve sapere come interagire con la società civile ed avere con essa un rapporto equilibarato, deve sapere quando arrotolare le bandiere e quando dispiegarle”.

A conclusione del suo intervento al Seminario del PD, Bersani ha rimarcato sulla “necessità di avere una vera e propria legge sui partiti, sui meccanismi di trasparenza interna che li regola. Onestà, sobrietà, trasparenza, su questo il Pd sarà intransigente, in modo che ciascuno si prenderà le proprie responsabilità, dal marocchino al deputato, tutti uguali davanti la legge. Per questo in autunno faremo una Conferenza di Partito – ha concluso – ci sono tanti quesiti da sciogliere”.