Affariitaliani26marzoTagliare i costi dello Stato? “Iniziamo con l’evitare le sanzioni Ue”
L’Italia paga ogni giorno milioni di euro per le sanzioni europee dovute al mancato recepimento delle direttive comunitarie. Alla Camera qualcosa si muove, ma l’iter è ancora lungo

Mentre Cottarelli spulcia i bilanci dello Stato in cerca di costi da tagliare e inefficienze da eliminare, la Commissione Affari europei della Camera ha dato un primo impulso per chiudere le procedure di infrazione che l’Europa ha aperto nei confronti dell’Italia: milioni di euro che gravano sulle casse dello Stato.

“Le leggi che abbiamo licenziato in Commissione contengono il recepimento di alcune direttive comunitarie sulle quali l’Unione europea aveva già aperto delle procedure di infrazione”, spiega Michele Bordo, presidente della Commissione Affari europei del Pd. Le materie contenute nella legge europea sono molte: dalla direttiva sui rifugiati, a quella sulle bibite che contengono una quota di frutta, al controllo della Banca d’Italia su alcune operazioni bancaria, al controllo esteso sulle frodi fiscali.

Quando l’Italia non recepisce le direttive provenienti da Bruxelles si aprono delle procedure d’infrazione che alla fine di un iter lungo portano a delle sanzioni. Quando l’Italia è condannata “significa che ogni giorno i cittadini pagano come sanzioni milioni di euro. Con la legge europea chiudiamo otto procedure di infrazione che già pendevano sulla nostra testa, risolviamo 12 casi di Eu Pilot, cioè sanzioni in una fase istruttoria, l’anticamera della procedura di infrazione, e preveniamo che se ne aprano altre”.

Chi sono i responsabili di questa situazione? Secondo Bordo prima di tutto i governi, da quello Monti in dietro, che non erano abbastanza presenti a Europa. “Per prevenire queste situazioni l’Italia dovrebbe partecipare molto di più nella fase preparatoria a Bruxelles, la fase in cui vengono decise le direttive Europee. Il governo non ci mette l’attenzione necessaria. Il rischio è di intervenire quando le direttive devono essere recepite e c’è il rischio di sanzioni. Sia con il governo Letta che con il governo Renzi c’è stata una inversione di tendenza. Ma per tre anni l’Italia non ha recepito le direttive europee”.


leggiueLa Commissione Politiche Ue della Camera licenzia Legge europea 2013 bis e Legge di delegazione europea II semestre

 Sono molto soddisfatto per il mandato conferitomi stamattina dalla commissione Politiche Ue a riferire favorevolmente in Aula sulle leggi europee. Adesso l’Aula della Camera e poi il Senato devono approvarle rapidamente al fine di ridurre l’imponente mole di procedure di infrazione, ben 119, che pendono nei confronti dell’Italia, e prevenire l’avvio di nuove. Oltre a un risparmio considerevole per i cittadini, nell’ordine di milioni di euro al giorno, l’approvazione rapida delle leggi europee consentirebbe all’Italia di dare un segnale molto positivo in termini di affidabilità e autorevolezza alla vigilia del semestre di Presidenza del Consiglio Ue.


renzi-merkel“L’Italia arriverà alla presidenza del semestre con i conti in ordine e le carte in regola per pretendere e promuovere un cambiamento radicale e profondo delle politiche europee: meno austerità, più crescita e sviluppo”. E’ quanto afferma in una nota il presidente della Commissione per le Politiche Ue della Camera Michele Bordo, del Pd, dopo aver ascoltato in aula il premier Matteo Renzi.

“Grazie ai governi Monti e Letta e ai sacrifici compiuti dagli italiani – ha detto Bordo – il nostro Paese ha riacquistato quella credibilità internazionale che aveva perso negli anni precedenti e fatto notevoli passi in avanti. Adesso, con l’esecutivo Renzi, ci sono le condizioni per realizzare finalmente quelle riforme strutturali che tutti aspettano da anni. La riduzione delle tasse in favore di chi guadagna di meno per far ripartire i consumi e la crescita, il taglio della spesa pubblica, la riforma del mercato del lavoro e della giustizia civile sono solo alcuni degli obiettivi ambiziosi che l’Italia deve realizzare per ripartire”.

“Ed è proprio sulla scorta di questo imponente cantiere di iniziative e riforme che il nostro Paese può chiedere e pretendere dall’Europa un’inversione di rotta. Non c’e’ più spazio per un’Europa stanca e rassegnata, come ha giustamente sottolineato Renzi, ma abbiamo tutti bisogno di un’Europa piu’ forte e sicura. Perché senza Europa non c’è futuro. Per nessuno”.

“Il nostro obiettivo nel semestre deve essere allora quello di puntare su un’Unione nuova e ambiziosa che non si limiti, come purtroppo ha fatto in questi anni, solo alla stretta sui conti pubblici. Al contrario c’è bisogno di un’Europa che si risintonizzi con i bisogni veri e il dramma sociale di milioni di cittadini, che riduca lo spazio dei tecnocrati, che investa tutto sulla crescita e molto di più sull’unita’ politica. Anche per queste ragioni e’ fondamentale che arrivi subito dall’Europa qualche segnale, come ad esempio quello di non conteggiare nel patto di stabilità la quota italiana di cofinanziamento necessaria per sostenere gli interventi previsti grazie ai fondi strutturali. Gia’ questo sarebbe un primo importante passo avanti dell’Unione nella direzione di un cambiamento di rotta assolutamente decisivo per superare la recessione e rafforzare il processo di costruzione dell’Europa”.