“In città come Lucera, San Severo, Foggia, teatro nelle ultime settimane di azioni violente della criminalità organizzata, devono essere rafforzati i presidi di sicurezza urbana e moltiplicate le azioni di diffusione della cultura della legalità. Lo afferma l’on. Michele Bordo (PD), presidente della Commissione Politiche UE della Camera, esprimendo “preoccupazione per la persistente diffusione dell’attività criminale in Capitanata”.
“Il lavoro fatto dalle forze dell’ordine è encomiabile – continua Bordo – ma non si può certo pensare di affrontare questi fenomeni criminali con la sola riorganizzazione della Polizia municipale e l’installazione di videocamere nei centri urbani, o con l’episodico aumento di poliziotti e carabinieri sul campo.
Sono consapevole delle difficoltà di bilancio del Paese, tuttavia penso che il Governo debba fare ogni sforzo per incrementare stabilmente il numero di uomini e mezzi delle Forze dell’Ordine in Capitanata, molto al di sotto delle ordinarie necessità e ancor più dell’emergenza determinata dalla diffusione e dalla pericolosità dei fenomeni criminali.
Mi auguro che la Commissione bicamerale Antimafia effettui quanto prima l’annunciata missione in provincia di Foggia – conclude Michele Bordo – cogliendo la pericolosità dell’azione criminale, anche al fine di sollecitare il Governo a prestare maggiore attenzione istituzionale e finanziaria alla Capitanata”.


EunewsL’ordinario di politica economica parla alla Camera, nel corso dell’audizione per l’indagine conoscitiva sull’efficacia delle politiche europee, istituita dalla commissione Politiche Ue

La proposta è dirompente: l’Italia potrebbe rinunciare a una parte dei fondi europei che le spettano, chiedendo in cambio una pari riduzione della quota contributiva da versare per il bilancio dell’Unione. A lanciare la provocazione – anche se lui non la considera tale – è il professor Roberto Perotti, ordinario di politica economica alla Bocconi di Milano. Lo fa alla Camera, nel corso dell’audizione per l’indagine conoscitiva sull’efficacia delle politiche europee in Italia, istituita dalla commissione Politiche Ue. Una provocazione che Michele Bordo, presidente della commissione, respinge decisamente. “Non bisogna rinunciare ai fondi comunitari – sostiene – ma correggere le anomalie italiane”.

Il ragionamento di Perotti parte da una analisi sull’impiego dei fondi strutturali Ue. Il primo aspetto a essere criticato dal professore è il cofinanziamento. “E’ una ottima idea in teoria – spiega – perché impegnerebbe il destinatario dei fondi a esercitare un controllo sui progetti” che è obbligato a cofinanziare. Tuttavia, è il meccanismo che non funziona secondo il professore, perché “il cofinanziamento spetta allo Stato, mentre l’attuazione dei progetti è affidata alle regioni, le quali non hanno interesse” a svolgere una stringente attività di controllo, dal momento che sono solo beneficiarie di soldi provenienti per metà dall’Ue e per metà dallo Stato.

Perotti parla poi dell’effettiva validità dei progetti cofinanziati. Evidenzia il primo elemento critico: “si spendono decine di milioni per la valutazione dei progetti, ma non si producono dati che consentano di stimarne l’effettiva utilità”. L’esempio è quello dei corsi di formazione, per i quali spesso non si conosce la spesa pro capite per i partecipanti, e quasi mai si hanno informazioni sulla situazione occupazionale conseguente alla frequenza di un corso cofinanziato. Con un team di collaboratori, Perotti ha provato a fare un calcolo basandosi sui dati forniti da open coesione. Secondo le sue stime, “ogni ‘job entry’ (ingresso nel mondo del lavoro) costa in media 33 mila euro”. Però non è dato sapere di che tipo di lavori si tratti. Perché “un conto è spendere quella somma per creare un lavoro stabile, e allora possiamo decidere che ne valga la pena, ma se il lavoro dura tre mesi, quella spesa è esagerata”.

A allora che fare se i fondi europei sono inefficaci? Per Perotti la strada è una sola: rinunciarvi, almeno in parte. “Se chiedessimo di avere 3 mld in meno all’anno, ottenendo uno sconto di 3mld sui contributi da versare – dice il professore – per il bilancio europeo non cambierebbe nulla, ma noi risparmieremmo 6 miliardi, perché ci eviteremmo gli ulteriori 3 mld di cofinanziamento”. Soldi che per Perotti “potrebbero essere spesi per altre finalità”. Una proposta che però non ha trovato concorde la commissione. “Il dibattito è stato stimolante – ammette il presidente Bordo – ma alla fine la posizione condivisa, sulla quale anche io convengo, è che non si debba rinunciare ai fondi strutturali, che per alcune aree sono fondamentali, ma bisogna trovare rimedi alle patologie italiane per sfruttare meglio quelle risorse”.

Infine, ultimo elemento critico indicato dal professore, è “la complessità inutile della programmazione” dei fondi strutturali. Nell’iter che porta dal programma europeo ai piani regionali, e più giù fino ai sotto obiettivi specifici, la pletora di agenzie e passaggi burocratici crea un dedalo a volte inestricabile di ostacoli. Un problema che per Bordo “può essere risolto dalla Agenzia per la coesione per quanto riguarda le responsabilità italiane”. Però, prosegue il presidente, “anche l’Europa è responsabile rispetto alle lungaggini delle procedure di controllo”.

http://www.eunews.it/2014/07/16/perotti-bocconi-italia-rinuci-a-fondi-ue-e-versi-meno-contributi/19585


Molti dei rilievi formulati dalla Commissione europea all’Italia sull’ultima versione dell’Accordo di partenariato per l’utilizzo dei fondi strutturali 2014-2020 ricalcano sostanzialmente le condizioni inserite nel parere sul primo progetto di intesa approvato lo scorso aprile dalla Commissione Politiche dell’Unione Europea che presiedo. In particolare, come ripeto da tempo, concordo sull’esigenza di non concentrare le risorse europee su micro interventi e su misure anticicliche a breve e medio termine. Più utile, al contrario, sfruttare gli investimenti per operare miglioramenti di carattere strutturale e infrastrutturale che correggano le debolezze tipicamente italiane, dalla disoccupazione giovanile alla forte disparità che ancora esiste tra Nord e Sud del Paese.

Deve inoltre essere previsto per ciascun obiettivo tematico – prosegue Bordo – un cronoprogramma che definisca uno stretto legame tra azioni previste, risultati attesi e tempi di realizzazione anche analizzando l’efficacia, o l’inefficacia, degli interventi precedenti. Come ho sottolineato in più occasioni, la bozza di accordo dovrebbe contemplare un’analisi dettagliata degli errori commessi in passato e dei motivi che hanno prodotto eccessivi  ritardi nella spesa. Solo in questo modo si eviteranno in futuro irregolarità, mala gestione e sprechi delle risorse. Ritengo infine che sia necessario rendere completamente operativa l’Agenzia per la coesione territoriale e che si debba rafforzare poi il suo ruolo di assistenza e supporto per le Regioni e gli enti locali.


GazaSono molto preoccupato per l’escalation di violenza nella Striscia di Gaza. Il nuovo conflitto, che ha già provocato in due giorni decine di morti tra i civili, rischia di avere conseguenze drammatiche su tutto il Medio Oriente. Gli appelli alla pace sono ormai insufficienti, viste le dichiarazioni di Hamas e del premier israeliano Netanyahu. Serve un’iniziativa politica immediata, forte ed efficace da parte dell’Europa, anche perché i Paesi vicini ad Israele e Palestina, che in passato, di fronte ad altri conflitti simili, hanno lavorato per una mediazione, attualmente hanno governi instabili e di conseguenza sono privi della forza e dell’autorevolezza necessarie a promuovere e orientare una nuova trattativa.

L’Europa, anche in virtù della sua posizione strategica e delle ripercussioni politiche ed economiche che una guerra in Medio Oriente potrebbe avere sul suo territorio, deve agire in fretta. L’Italia, che sta guidando il semestre di presidenza dell’Unione, dovrebbe farsi immediatamente promotrice di un’azione politica concreta al fine di verificare la possibilità di giungere a breve ad un vertice europeo straordinario che chieda l’immediato cessate il fuoco e getti nuovamente le basi per una soluzione del conflitto condivisa e duratura. Non c’è più tempo, l’Europa deve agire per evitare a tutti i costi il dilagare della guerra.