Intervistagazzetta24nov
On. Bordo, la sua scelta alle primarie

si chiama Michele Emiliano; perché
proprio lui?
Intanto è il segretario regionale del Pd che
ho contribuito ad eleggere convinto della
sua capacità di rappresentare ampiamente
la nostra comunità politica. Ha maturato
competenza ed esperienza tali da
consentirgli di affrontare la sfida del governo
regionale con una consapevolezza
del ruolo che in pochi possono vantare.
Oggi in Puglia, come dieci anni fa a Bari,
esprime una leadership popolare, diffusa
e radicata capace di proiettare il PD e il
centrosinistra oltre il perimetro politico
tradizionale. Tutto questo mi fa ritenere
che insieme a Michele Emiliano si possa
avviare un nuovo ciclo di buon governo
alla Regione.

Un ciclo più generoso con la Capitanata?
Le Giunte Vendola hanno operato bene;
benissimo in alcuni settori: dai fondi europei
alle politiche giovanili, dalla cultura
alla promozione del territorio,
dall’internazionalizzazione delle imprese
ai servizi per i più deboli. La Puglia è la
locomotiva delle regioni meridionali e anche
la Capitanata ha beneficiato di questo
trend positivo. Ma non quanto avrebbe
potuto e dovuto, anche in ragione del fatto
incontestabile che nella nostra provincia
ci sono alcune tra le aree più in difficoltà della
regione e diversi asset strategici per
la competitività del sistema regionale. Io
credo che Emiliano ne sia consapevole e lo
testimonia la sua vicinanza alla comunità foggiana.

Le primarie sono in programma anche
a Manfredonia per la scelta del
candidato sindaco; scontato l’appoggio a
Riccardi, ma per quale ragione?

A Manfredonia non avevamo bisogno delle
primarie, che, per il clima che stanno
determinando, rischiano solo di provocare
ulteriori lacerazioni e divisioni. La
mia opinione è che avremmo potuto riconquistare
tranquillamente il governo
cittadino con la ricandidatura di Riccardi,
che ha raggiunto con la sua amministrazione
gran parte degli obiettivi indicati
nel 2010 ed è sostenuto dalla maggioranza
del PD locale e dall’intera coalizione
di centrosinistra. La verità è che le
primarie sono state chieste strumentalmente
da chi vuole solo contarsi. Sono
state dettate da un pregiudizio nei confronti
del sindaco uscente assolutamente
ingiustificato, visto che fino ad oggi nessuno
si è mai espresso negativamente sul
suo operato, e non dalla volontà di presentare
una piattaforma di governo alternativa.
Per queste ragioni, le primarie
di Manfredonia rischiano di non essere la
festa della democrazia e della partecipazione,
ma l’occasione per accentuare le
divisioni. Spero solo di sbagliarmi.

Eppure Prencipe sostiene che lei gli
abbia proposto di essere il ‘candidato
di mediazione’?

Non è vero e mi dispiace che lo affermi.
Evidentemente è nervoso perché sa che
perderà le primarie e per questo motivo
non si fa scrupoli a raccontare anche
qualche bugia nella speranza di raccogliere
qualche voto in più. A luglio Prencipe
mi fu proposto, per la verità senza
grande convinzione e in una rosa di nomi,
come possibile candidato di mediazione
da chi oggi lo sostiene. Io lo incontrai solo
per sapere se fosse vero che avesse dato la
sua disponibilità. Mi disse che era indisponibile
e che avrebbe potuto riconsiderare
la sua decisione solo se fosse
stato tutto il partito a chiedergli di candidarsi,
cosa che non è mai avvenuta.
D’altronde, per me sarebbe stato difficile
proporgli la candidatura visto che ha già fatto
il sindaco ma senza ottenere risultati
eccellenti, tanto che gli dicemmo nel 2000
che sarebbe stata inopportuna la ricandidatura
atteso che correvamo seriamente
il rischio di perdere le elezioni. Io sostengo
Riccardi perché sono convinto che
sia il nostro candidato migliore.
I commenti registrati dopo le amministrative
e le polemiche di queste
ultime settimane danno l’impressione che
il congresso del PD
foggiano sia ancora in corso; è così?
Non per me. Raffaele Piemontese è il segretario
provinciale di tutti e credo che
stia lavorando per dimostrarlo con i fatti.
Chiunque cerchi rivincite perde solo tempo
e commette un grave errore. Tutti, al
contrario, farebbero bene a partecipare
più attivamente alla discussione politica
dentro il partito e nella società invece di
profondere così tante energie nella costruzione
di correnti personali che poi
non hanno nessun peso specifico nel partito.

Elena Gentile e Ivan Scalfarotto
hanno duellato su queste colonne
sul rapporto tra PD e liste civiche e
sulla capacità o meno del PD a dialogare
con la cittadinanza attiva; lei
che ne pensa?
Sono stato il primo a dichiarare pubblicamente
il sostegno a Francesco Miglio
nel ballottaggio contro il candidato della
destra sanseverese. Così come sono stato
tra i sostenitori della necessaria coerenza
tra il perimetro della maggioranza che
sostiene Vendola e quella che ha concorso
alle Provinciali foggiane. In Capitanata e
in Puglia il centrosinistra tradizionale
non ha la forza sufficiente per vincere e
governare. Il PD può crescere solo se diventa
il motore e la guida politica del
fermento anche civico che si sta sviluppando
in tante realtà del nostro territorio.
Non possiamo far finta che non ci sia
anche da noi un bisogno di cambiamento
forte. Il PD deve avere la forza e la lucidità di
intercettarlo. Certo, non sarà possibile
farlo dappertutto, ma commetteremmo
un grave errore se ci chiudessimo pregiudizialmente
in noi stessi perché ciò
genererebbe solo la personalizzazione del
confronto e dello scontro politico, che è
poi alla base delle sconfitte che abbiamo
subito in alcuni comuni. Comprendere e
correggere i nostri errori, a partire dalle
realtà in cui abbiamo perso, è il primo
passo da compiere se vogliamo recuperare
credibilità e consenso.

Le cronache raccontano una Capitanata
sempre più alle prese con
emergenze vecchie e nuove: dalle infrastrutture
arrugginite all’emorragia occupazionale;
dal declino industriale

all’insicurezza di cittadini
e imprese. Come se ne esce?
Intanto una premessa: oggi scontiamo gli
effetti degli inutili e dannosi 5 anni di
non-governo della Provincia da parte della
destra. L’inesistenza di un governo di
area vasta ha determinato l’incancrenirsi
di alcune vertenze e preparato il terreno
per quelle che stanno esplodendo. Ora
dobbiamo tutti applicarci sui dossier,
ognuno per il ruolo che ha e la parte che
gli compete. Io lo sto facendo per l’al -
lungamento della pista dell’aeroporto ‘Gino Lisa’
e il raddoppio del binario nella
tratta ferroviaria tra Chieuti e Termoli.
Le misure previste dal governo sulla
portualità potrebbero consentire la valorizzazione
del porto di Manfredonia. Mi sto
occupando della vertenza Sangalli, come
delle conseguenze delle alluvioni di settembre.
Quanto alle bombe ho più volte
sollecitato il ministro dell’Interno ad elaborare
una strategia di contrasto della
criminalità, organizzata e non, che terrorizza
i cittadini e taglieggia le imprese.
Riuscire a portare a casa tutti questi risultati
sarà impossibile senza il sostegno
coerente e leale dell’intera filiera istituzionale
che tocca al presidente della Provincia
attivare e coordinare. Ne ho già parlato
con Francesco Miglio; ora è il
momento di agire per avviare a soluzione
le emergenze e provare ad invertire il
trend negativo partendo dall’intelligente
ed efficace utilizzo dei fondi europei. La
Capitanata ha la qualità e i numeri per
costruirsi un futuro di crescita.

Filippo Santigliano


EmilianoCarissimi,
nella prossima primavera i pugliesi saranno chiamati a votare il nuovo presidente della Regione. Come tutti sapete, il candidato del centrosinistra sarà scelto dai cittadini con le primarie del 30 novembre.

Io ho scelto di sostenere Michele Emiliano!
La sua esperienza amministrativa e la sua leadership politica mi hanno convinto a essere al suo fianco per proseguire il lavoro importante di questi anni e costruire un nuovo ciclo di buon governo.

I 10 anni del centrosinistra hanno consentito alla Puglia di svolgere un ruolo di primo piano tra le regioni meridionali: abbiamo avuto i più alti indici di sviluppo e benessere e i più bassi tassi di disoccupazione e insicurezza sociale; abbiamo saputo investire meglio degli altri i fondi europei per costruire ed offrire opportunità di crescita alle imprese, di affermazione ai talenti giovanili, di sostegno in favore di sofferenti ed emarginati.

Certo, non tutto è stato fatto come si doveva e non tutti i territori hanno potuto e saputo cogliere queste opportunità. I prossimi 5 anni dovranno servire anche per recuperare questi ritardi e sostenere di più e meglio i territori, come la Capitanata, che hanno avuto maggiori difficoltà.

Michele Emiliano in questi mesi è stato molto vicino al nostro territorio, come assessore del Comune di San Severo e segretario regionale del PD, e la sua presenza è stata determinante per la vittoria del centrosinistra alle Provinciali.

Ha dimostrato di avere grande spirito di servizio e soprattutto volontà di comprendere come e dove operare per offrire alla Capitanata la concreta attenzione che merita.

La prossima legislatura regionale sarà decisiva per il futuro della nostra terra ed io sono convinto che Michele Emiliano saprà ascoltare e realizzare le giuste e legittime istanze avanzate dalle donne e dagli uomini della provincia di Foggia.

Con questo spirito, vi invito a partecipare alle primarie del 30 novembre e a votare Michele Emiliano.

Ci conto!

Michele Bordo


‘Superamento cooperativo dell’euro’? Pd non insegua populismo Lega e Grillo

“Se si vuole costruire un’altra Europa occorre fare un ‘esame di coscienza’ del modo in cui il nostro Paese si e’ rapportato finora all’Unione europea. Spesso, infatti, l’accusiamo di colpe in realta’ nostre. Penso a quegli atti normativi che a volte ci sembrano contrastare con le peculiarita’ italiane. Ma ciò dipende dalla nostra incapacità di partecipare adeguatamente ai negoziati europei. Penso alle occasioni spesso perdute con i fondi europei e all’elevato numero di infrazioni pendenti nei confronti del nostro Paese, 102 alla date del 12 novembre”. E’ quanto ha detto il presidente della Commissione per le Politiche Ue della Camera, Michele Bordo, intervenendo alla scuola di formazione di ‘Rifare l’Italia’ in corso a Palermo.

“E allora ‘nuovo inizio’ significa puntare su un’Ue rinnovata nelle sue strutture istituzionali, nelle sue procedure, nel suo rapporto con i cittadini. Significa anche dotarla di obiettivi e strumenti per rispondere in maniera piu’ adeguata alla crisi economica. Dagli impegni per la crescita a una strategia per garantire l’occupazione, dalla creazione di un’autentica Unione economica e monetaria alle politiche per il Mediterraneo, al rilancio del processo di integrazione politica in senso federale” ha proseguito Bordo.

Quanto alle continue polemiche sulla moneta unica Bordo ha detto: “Immaginiamo per un attimo cosa sarebbe stato il nostro Paese, con questa crisi, senza l’euro. Per questa ragione non capisco le posizioni espresse negli ultimi giorni anche da qualche autorevole esponente della minoranza del nostro partito. Se è comprensibile il populismo della Lega e di Grillo, che chiedono l’uscita dalla moneta unica per raccattare un po’ di voti, non si comprende affatto che qualcuno del Pd proponga, come ho letto, ‘il superamento cooperativo dell’euro’. La nostra prospettiva non puo’ essere quella di inseguire gli altri sul populismo, ma lavorare, come d’altronde sta facendo il governo in questi mesi, per costruire un’altra Europa, un’Europa diversa”.

“Resto dunque convinto che solo un salto culturale complessivo del nostro Paese possa darci concretamente la forza e l’autorevolezza per contribuire a plasmare e costruire questa nuova Europa. Un salto che presuppone la consapevolezza dei benefici e dei rischi che discendono dalla partecipazione all’Unione e un’azione coerente e determinata di tutti gli attori coinvolti: cittadini, Stato, istituzioni locali”.


“È molto positivo che Renzi abbia convocato un vertice di maggioranza sulla legge elettorale. Trovo giusto che siano innanzitutto le forze politiche che sostengono il governo a raggiungere un accordo sul testo da sottoporre poi all’attenzione dell’opposizione. E comunque il PD non può ancora aspettare Forza Italia e Berlusconi. Non c’è più tempo”. E’ quanto afferma, in una nota, il presidente della Commissione per le Politiche Ue della Camera Michele Bordo, del Pd.

“Giudico molto positivamente – prosegue Bordo – i passi avanti compiuti in queste settimane sulla legge elettorale. Penso, in particolare, al premio di maggioranza che scatterebbe al raggiungimento del 40% dei voti e all’eventualità di introdurre le preferenze per eleggere almeno il 70% dei deputati. Sarebbe quest’ultima una novità assoluta che garantirebbe finalmente ai cittadini la possibilità di scegliere direttamente i parlamentari”.

“Imprimere un’accelerazione alla riforma elettorale significa dare anche un segnale forte e una risposta al Paese, soprattutto dopo la bocciatura del ‘Porcellum’ da parte della Consulta. E non sarebbe un modo, come invece sostengono alcuni detrattori della proposta, per ricorrere quanto prima al voto anticipato, anche perché la nuova legge entrerebbe in vigore solo dopo l’approvazione della riforma costituzionale che consente il superamento del Senato e del bicameralismo perfetto. E’ chiara dunque la volontà del Parlamento e del Governo di andare avanti fino al 2018 al fine di proseguire sulla strada delle riforme istituzionali ed economiche per cambiare l’Italia e consentirle di tornare a crescere”.


Il tema dell’utilizzo dei fondi europei non può essere confuso con la polemica politica di questi giorni sulla Legge di Stabilità. Parlare infatti di risorse comunitarie avendo in testa lo scontro politico, come purtroppo sta facendo qualcuno, significa esprimersi secondo pregiudizi, raccontando talvolta anche cose non vere. In altre parole, significa fare propaganda senza rendere un corretto servizio al Paese e soprattutto al Mezzogiorno.

E’ bene sgombrare subito il campo dai dubbi: da parte del Governo non c’è alcuno ‘scippo’ di risorse europee al Mezzogiorno. Vorrei anche rassicurare gli amministratori locali che nell’ultimo periodo mi hanno espresso dubbi e preoccupazioni al riguardo: Puglia e Basilicata, che hanno dimostrato di saper spendere di più e meglio rispetto alle altre regioni del Sud, non perderanno assolutamente nulla.

I 3 miliardi e mezzo di euro che il Governo utilizzerà per assicurare gli sgravi fiscali per i nuovi assunti, vengono ‘pescati’ da quelle risorse che, al 30 settembre 2014, le regioni non hanno ancora impegnato e speso. In sostanza si attinge dalla quota di cofinanziamento nazionale necessaria per realizzare gli interventi sostenuti dai fondi strutturali comunitari. E questo può accadere perché ad oggi le risorse europee della programmazione 2007-2013 ancora da spendere ammontano complessivamente a 20,2 miliardi di euro, di cui 15,3 miliardi nelle sole regioni dell’obiettivo convergenza, ossia le regioni meridionali. Da questo bacino però sono escluse la Puglia e la Basilicata, regioni virtuose e con una notevole capacità di spesa. Cinque di questi 20 miliardi vanno certificati e spesi entro la fine di quest’anno e saranno probabilmente persi. Dunque, il problema è soprattutto l’incapacità di spesa delle regioni meridionali, non altro.

Invece di attribuire al Governo intenzioni che non ha mai avuto ci dovremmo concentrare su altro. Dovremmo ad esempio interrogarci sui motivi che non hanno consentito, specialmente ad alcune regioni (in modo particolare a Campania, Calabria e Sicilia), di impegnare e spendere in otto anni ben 20 miliardi di euro. Dovremmo poi verificare le ragioni dell’incapacità di governo di alcuni enti e della mancanza di professionalità di molti funzionari pubblici in materia di programmazione di fondi europei, che sono alla base di questi ritardi, piuttosto che polemizzare sul fatto che il Governo abbia deciso, giustamente, come d’altronde prevede una legge del 2012, di riprogrammare una parte della quota di cofinanziamento relativa a fondi non spesi, cioè 3 miliardi e mezzo di euro. Cosa avrebbe dovuto fare l’esecutivo di fronte all’inerzia e all’incapacità di spesa dimostrata da molti enti? Continuare a tenere congelate le risorse che alcune regioni non hanno la capacità di spendere oppure continuare sulla strada delle deroghe dopo averne già concesse sette in questi anni? Sarebbe un approccio diseducativo e sbagliato, all’italiana. Io, al contrario, ritengo che sia necessario cominciare a dare qualche segnale a chi ha dimostrato grandi incapacità di governo e di gestione, anche per evitare che gli errori commessi in questi anni vengano reiterati nella programmazione dei fondi comunitari 2014-2020 che ammontano a circa 80 miliardi di euro.

Nella nuova programmazione 2014-2020, inoltre, il Governo ha deciso, tra l’altro non in modo unilaterale ma con l’accordo di tutte le Regioni, di prevedere la riduzione dal 50% al 25% dei tassi minimi di cofinanziamento per tutti i POR (Programmi operativi regionali) e per tutti i PON (Programmi operativi nazionali) con l’eccezione, molto significativa, dei POR Puglia e Basilicata, regioni che hanno registrato performance qualitative e quantitative di gran lunga migliori rispetto alla media nazionale. Dalla riduzione della quota di cofinanziamento nazionale, dunque, la Puglia e la Basilicata sono escluse e di conseguenza non perdono assolutamente nulla, visto che la riduzione si applica solo alle regioni che in questi anni non hanno saputo utilizzare al meglio le risorse messe a loro disposizione dall’UE.

Il Governo ha poi assicurato che le risorse previste a titolo di cofinanziamento, che non saranno utilizzate per effetto della riduzione del tasso minimo, rimarranno comunque a disposizione delle regioni alle quali erano originariamente destinate, che potranno quindi usufruirne ove registrino un significativo aumento della capacità di spesa. Una garanzia che, come affermato dal sottosegretario Graziano Delrio, sarà inserita direttamente nella delibera del CIPE, che definirà in dettaglio tutte le questioni legate al cofinanziamento. Tutto ciò dimostra che non c’è nessuno al Governo che intenda sottrarre al Sud le risorse europee oppure di utilizzarle come un bancomat per fare altro. Semmai sono alcune regioni meridionali che, soprattutto per incapacità, in questi anni non hanno saputo sfruttare e cogliere appieno le opportunità offerte proprio dai fondi europei. In buona sostanza il Governo non rinuncia, come vuol far credere qualcuno, ai fondi europei e non riduce la quota di cofinanziamento. Accantona, invece, le risorse in attesa che le regioni potenzialmente beneficiarie dimostrino di essere capaci di spenderle effettivamente.

Dal mio punto di vista, allora, la classe dirigente meridionale, anziché agitare spettri e polemizzare su fatti che molto spesso non esistono, dovrebbe concentrarsi fondamentalmente su due questioni politiche. La prima attiene alla necessità di fare ogni sforzo perché le regioni che hanno registrato le peggiori performance nella passata programmazione (Campania, Calabria, Sicilia) acquisiscano le capacità necessarie per utilizzare le risorse ad esse destinate per il periodo 2014-2020 a titolo di cofinanziamento. La seconda consiste nella necessità di vigilare affinché, nella sfortunata ipotesi in cui verso la fine dell’attuale periodo di programmazione, si rendessero disponibili risorse non più utilizzabili a titolo di cofinanziamento (non avendo le regioni beneficiarie dimostrato la capacità di spesa), tali fondi vengano comunque destinati a interventi per le regioni del Mezzogiorno, ad esempio sostenendo la realizzazione di grandi infrastrutture finanziate attualmente dal Fondo Sviluppo e Coesione.

Vorrei poi fare una puntualizzazione in merito a quanto previsto dall’art. 12 del decreto cosiddetto ‘Sblocca Italia’ che permette “al fine di non incorrere nelle sanzioni previste dall’ordinamento dell’Unione europea, in caso di inerzia, ritardo o inadempimento delle amministrazioni pubbliche responsabili dell’attuazione di piani, programmi ed interventi cofinanziati dall’UE, ovvero in caso di inerzia, ritardo o inadempimento delle amministrazioni pubbliche responsabili dell’utilizzo dei fondi nazionali per le politiche di coesione” al Presidente del Consiglio dei Ministri, sentita la Conferenza unificata, di proporre al CIPE il definanziamento e la riprogrammazione delle risorse non impegnate, anche prevedendone l’attribuzione ad altro livello di governo”. In sostanza questa norma non conferisce al Presidente del Consiglio un potere discrezionale di riduzione del cofinanziamento nazionale ma, al contrario, consente di riprogrammare le risorse stanziate a titolo di cofinanziamento al fine di evitare il disimpegno delle risorse europee. In altri termini, la norma realizza un meccanismo di sanzione a carico delle regioni o amministrazioni inadempienti di cui potranno avvantaggiarsi le regioni virtuose, ossia quelle che sono in grado di utilizzare i fondi europei destinati all’Italia, evitandone la definitiva perdita. L’introduzione di un tale meccanismo è stato peraltro chiesto dalla Commissione politiche europee della Camera, che presiedo, nel parere espresso sull’accordo di partenariato 2014-2020 quale strumento di pressione sulle regioni che hanno registrato una cattiva prestazione nella programmazione 2007-2013, affinché migliorino la loro capacità di progettazione e di spesa.

Andrà naturalmente assicurato, caso per caso, che il CIPE attribuisca le risorse sottratte alle regioni inadempienti, a quelle che rientrino nella stessa categoria (ad esempio le risorse non spese sottratte a Sicilia o Calabria andrebbero attribuite ad altre regioni della stessa categoria come la Puglia).
In ultimo dovremmo concentrarci tutti un po’ di più su un aspetto tutt’altro che secondario. Come ho spesso sostenuto, si dovrebbe fare ogni sforzo per svincolare dal Patto di Stabilità le spese per investimento e la quota di cofinanziamento necessaria per spendere le risorse europee. Dobbiamo portare avanti questa battaglia in Europa perché ci consentirebbe di liberare diversi miliardi di euro da utilizzare soprattutto per la crescita e per la creazione di nuovi posti di lavoro. Su questo obiettivo il Governo è fortemente impegnato a Bruxelles e ho la speranza che possa riuscire ad ottenere quanto prima il risultato.