idrogenoL’Italia deve fare ogni sforzo per incoraggiare la diffusione di veicoli a idrogeno, anche alla luce dell’accordo della Cop21 di Parigi sul clima. A tal proposito è stato molto interessante l’incontro che ho avuto oggi con Andrea Carlucci, amministratore delegato di Toyota Italia.

Ben prima della Direttiva europea, che impegna gli Stati a promuovere la produzione di energia da fonti rinnovabili, avevo presentato una proposta di legge (la n.1469) che prevedeva il sostegno alle automobili a idrogeno. Sono convinto che lo sviluppo di questo vettore potrebbe contribuire a cambiare significativamente il sistema energetico del nostro Paese, permettendoci di essere più indipendenti dal petrolio e contribuendo alla salute del pianeta. Le emissioni nulle dell’idrogeno, infatti, potrebbero diventare fondamentali per contenere l’enorme inquinamento che affligge molte delle nostre città. 

Da qui l’urgenza per l’Italia, in linea con quanto già fatto da altri Paesi, a lavorare al fine di prevedere incentivi per l’acquisto di veicoli a idrogeno e diffondere in maniera capillare le stazioni di rifornimento.


trivelle3“Il governo, raccogliendo le richieste delle regioni e di migliaia di istituzioni locali, associazioni e cittadini, ha fatto approvare nella Legge di Stabilità una norma che prevede il ripristino del limite delle 12 miglia dalla costa per le trivellazioni petrolifere”. E’ il commento presidente della Commissione per le Politiche Ue della Camera Michele Bordo, del Pd, alla decisione dell’esecutivo di intervenire con un emendamento che ristabilisce “un fondamentale vincolo a tutela dell’ambiente marino e costiero, soprattutto di un mare chiuso qual è l’Adriatico”.

“Da anni – continua Bordo – sostengo la pericolosità e la dannosità potenziali dell’estrazione di petrolio, peraltro di bassa qualità, nell’Adriatico e ho anche presentato una proposta di legge che prevede l’istituzione della zona di protezione geologica del nostro mare. L’approvazione dell’emendamento, a pochi giorni dal termine di COP21, è la dimostrazione che il governo Renzi intende perseguire e rispettare gli obiettivi di riduzione dell’utilizzo dei carburanti di origine fossile, a vantaggio delle fonti energetiche rinnovabili e sostenibili”.

“La scelta di governo e Parlamento apre necessariamente una prospettiva diversa nella trattativa con la Croazia, intenzionata a sfruttare i giacimenti petroliferi che si trovano a ridosso delle acque territoriali italiane. Sul tema delle trivellazioni dobbiamo chiamare pure l’Europa a svolgere un ruolo anche al fine di evitare che ciascun Paese continui a muoversi autonomamente” conclude Bordo.


MattarellaAl ‪‎Quirinale‬ per la tradizionale cerimonia di presentazione degli auguri di Natale e di fine anno al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, da parte del Corpo Diplomatico. Condivido pienamente le parole del Capo dello Stato: “Siamo un Paese protagonista del disegno di integrazione europea e convinto sostenitore del rapporto transatlantico. Assertori del multilateralismo che ha fatto crescere la reciproca cooperazione consolidando la pace”. Dovremmo tenerne sempre conto e agire di conseguenza.


 Equazione immigrazione-terrorismo non diventi opinione dei Paesi membri
migranti
“L’Europa che ho sempre immaginato non è nata per innalzare muri, quindi smettiamo di creare nuove divisioni tra noi. Smettiamo anche di ricorrere all’equazione immigrazione – terrorismo che, se va bene per quei leader di partito in cerca di consenso, non può diventare l’opinione di tutta l’Europa. Mettiamoci nell’ottica che la chiusura delle frontiere non è sufficiente a rendere i nostri Paesi più sicuri visto che, come spesso è successo, la minaccia è arrivata dall’interno”. Lo ha detto il presidente della Commissione per le Politiche Ue della Camera Michele Bordo durante la discussione in corso a Lussemburgo nell’ambito dei lavori della 54esima Cosac.

“Nessuno vuole mettere in discussione la sovranità nazionale di ciascun Paese membro – ha proseguito Bordo rispondendo agli spunti emersi in alcuni interventi – ma, allo stesso tempo, non possiamo credere a un’Europa a intermittenza. Siamo a un bivio: o facciamo un salto di qualità o continuiamo a essere un’Unione di Paesi in cui ciascuno fa ciò che crede. I nodi però rimangono e noi abbiamo il dovere di trovare una risposta complessiva al problema, ormai strutturale, dell’immigrazione. Dobbiamo andare nei Paesi di provenienza e offrire soluzioni politiche per superare le emergenze interne. Dobbiamo organizzare un sistema di accoglienza, asilo e rimpatrio non abdicando questo compito ai soli Paesi di frontiera. Immaginare di risolvere la questione ricorrendo alla convenzione di Dublino significa continuare a guardare l’Europa con gli occhi del passato. E non possiamo permettercelo”.


Bordo_LussemburgoMisure militari accompagnate da forte iniziativa politica europea

“L’Europa non può pensare di dimostrarsi indifferente davanti al dramma di tanti popoli vicini a noi e limitarsi a chiudere le proprie frontiere. Se seguisse l’esempio di quei Paesi membri che lo stanno già stanno facendo, smentirebbe sé stessa e i suoi valori fondanti. Deve sforzarsi, al contrario, di assumere decisioni coordinate e unitarie che prevedano anche la tracciatura e lo scambio dei dati sia per garantire la sicurezza e l’incolumità dei propri cittadini, sia per offrire supporto a chi fugge da guerre e carestie. Dovremmo convincerci del fatto che, muoverci secondo una logica condivisa, può avere vantaggi di gran lunga superiori al sacrificio di una quota di sovranità nazionale. E dovremmo anche iniziare a valutare seriamente la predisposizione di una sorta di ‘Piano Marshall’ per la gestione dei flussi migratori collocando al centro dell’attenzione, anche dal punto di vista delle politiche di cooperazione allo sviluppo, il Mediterraneo che non è soltanto il luogo da cui originano crisi e conflitti ma può diventare anche un’enorme opportunità di crescita e di maggiore sicurezza per i nostri Paesi. Il fatto che l’Europa venga percepita da molti come luogo di speranza e futuro deve renderci orgogliosi dei risultati raggiunti grazie all’avanzamento del processo di integrazione in termini di rafforzamento dello Stato di diritto e dei sistemi democratici. Da questo orgoglio deve nascere qualcosa di nuovo”. Lo ha detto il presidente della Commissione per le Politiche Ue della Camera Michele Bordo, del Pd, intervenendo durante i lavori della riunione dei presidenti Cosac (Conferenza degli organi parlamentari specializzati negli affari dell’Unione dei Parlamenti dell’Unione europea) in corso a Lussemburgo.

“Servono passi avanti e, se si vogliono ottenere risultati duraturi e concreti, – ha proseguito Bordo – occorre che le misure militari, di ordine pubblico o di sicurezza siano accompagnate da una più forte iniziativa politica dell’Unione europea, che non può limitarsi a svolgere un ruolo marginale quando si tratta di affrontare il tema della stabilizzazione istituzionale, politica ed economica dei Paesi alle sue frontiere, del superamento delle guerre civili e delle più violente dittature”. In seguito alle carenze emerse dopo gli attentati di Parigi del 13 novembre scorso Bordo ha spiegato: “Nell’ambito del sistema di tracciabilità e scambio di informazioni dobbiamo mettere in campo tutte le iniziative necessarie a scongiurare nuovi drammatici attentati terroristici garantendo la sicurezza dei nostri cittadini e prevenendo quei danni, anche economici, che un costante senso di insicurezza potrebbe provocare. Ricordo che il più recente Consiglio del 20 novembre ha raccomandato l’urgenza di definire entro la fine dell’anno la disciplina dei codici PNR che dovrebbe comprendere anche i voli interni e prevedere un periodo sufficientemente lungo di conservazione dei dati”.

“Le misure che le Istituzioni europee hanno assunto recentemente per contrastare il traffico di esseri umani e l’immigrazione clandestina, rafforzando le funzioni di Frontex, presidiando meglio il mar Mediterraneo e avviando l’operazione ‘Eunavfor Med’, – ha detto Bordo – stanno dando i primi risultati, scoraggiando almeno in parte i criminali che esercitano il contrabbando delle persone, sfruttando il loro dramma. Su questo fronte occorre proseguire con il massimo impegno da parte di tutti; gli Stati membri non devono sottrarsi ai loro doveri offrendo i mezzi, in primo luogo navali, necessari per assicurare un controllo davvero efficace delle frontiere esterne dell’UE. Allo stesso tempo, il contrasto all’immigrazione irregolare presuppone anche che si contrastino con durezza i datori di lavoro che sfruttano i migranti, approfittando del fatto che sono irregolari, sottopagandoli per attività lavorative che i cittadini europei non vogliono più svolgere”.
“La logica di condivisione deve ispirare anche le scelte relative al salvataggio dei migranti che si trovino in pericolo, alla loro prima accoglienza, così come alla gestione delle domande di asilo per il riconoscimento dello status di rifugiati. A questa stessa logica dovrebbero ispirarsi le iniziative dei singoli Stati membri per quanto riguarda i rapporti con i partner esterni, con particolare riferimento alla imprescindibile cooperazione e responsabilizzazione dei Paesi di transito ai fini della politica di cooperazione allo sviluppo e di assistenza ai programmi rivolti al ‘National e institutional building’ dei Paesi di provenienza. Si tratta di processi impegnativi cui l’Europa non può sottrarsi, in primo luogo perché inevitabilmente le tensioni e i conflitti che si consumano in questi Paesi si riverberano anche all’interno delle frontiere europee e, in secondo luogo, perché l’Europa ha tutto da guadagnare da una stabilizzazione delle aree che le sono più prossime” ha concluso Bordo.