“Dalle numerose audizioni svolte finora in Commissione abbiamo avuto l’impressione che gli interventi per il sistema imprenditoriale proposti dall’Unione europea siano troppo generici e si fermino spesso a semplici affermazioni di principio, senza indicare strumenti concreti ed effettivi. Nella prospettiva del sistema imprenditoriale italiano vorremmo quindi acquisire una valutazione in merito all’adeguatezza degli interventi finora prospettati dalla Commissione Ue per definire una reale politica industriale comune e perseguire l’obiettivo di portare, entro il 2020, la produzione industriale a rappresentare almeno il 20% del PIL europeo”. Lo ha detto il presidente della Commissione per le Politiche Ue della Camera Michele Bordo, del Pd, introducendo l’intervento di Aldo Bonomi, Presidente di RetImpresa (Agenzia confederale per le reti di imprese), che si inserisce nell’ambito di una serie di audizioni sull’attuazione e l’efficacia delle politiche Ue in Italia.

“Vorremmo anche avere una vostra valutazione sull’adeguatezza del Piano per gli investimenti presentato dalla Commissione europea, con particolare riferimento alla realisticita’ della stima delle risorse che esso mobiliterebbe, e sull’opportunita’ di destinare alle imprese a media capitalizzazione, oltre che alle PMI, risorse specifiche della BEI” ha concluso Bordo.


Bordo-Fs“La stazione di Foggia non sarà bypassata nel collegamento alta velocità Bari-Napoli-Roma e il baffo di bivio Cervaro sarà utilizzato per il trasporto ad alta capacità delle merci”. Lo affermano i deputati del Partito Democratico Michele Bordo e Colomba Mongiello e il deputato del PSI Lello Di Gioia dopo l’incontro con l’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato Michele Elia, a cui ha partecipato anche il sindaco di Foggia Franco Landella.

“Il volume di arrivi e partenze registrati alla stazione di Foggia mettono al riparo la stazione dal temuto bypass – continuano i parlamentari – Anzi, ci hanno consentito di avanzare la richiesta di un collegamento aggiuntivo con la capitale, che l’ad di Ferrovie dello Stato si è impegnato a valutare sotto il profilo dei costi. Come concordato a suo tempo da Comune di Foggia, Regione Puglia e RFI, il baffo di bivio Cervaro sarà usato esclusivamente per le merci. Questa infrastruttura sarebbe utilizzata per la mobilità delle persone solo nell’ipotesi in cui Ferrovie dello Stato ricevesse richieste specifiche, corroborate da investimenti privati, per il collegamento diretto Bari-Napoli. Ma ciò non avverrebbe mai a scapito del servizio di connessione tra la Capitanata e Roma. L’incontro ha dissipato ogni dubbio e cancellato ogni ipotesi di penalizzazione del territorio – concludono Bordo, Mongiello e Di Gioia – e confermato la validità dei programmi sin qui perseguiti per garantire alla comunità foggiana di non essere esclusa dalle opportunità imprenditoriali e sociali derivanti dall’alta capacità e dall’alta velocità”.


Libia“L’intervento militare in Libia non è un’opzione possibile. Sarebbe un errore grave perché contribuirebbe a destabilizzare ulteriormente il Paese e verrebbe percepito dai libici come un’intromissione pesante da parte degli occidentali. Anche quanto richiesto da alcuni Paesi arabi e cioè l’invio di armi al governo di Tobruk, riconosciuto da gran parte della comunità internazionale, sarebbe sbagliato perché significherebbe partecipare al gioco delle opposte fazioni in guerra tra di loro e non contribuire al dialogo e alla pace. E’ necessario, invece, che la comunità internazionale ai massimi livelli intensifichi gli sforzi diplomatici per far tornare a sedere attorno a un tavolo le diverse tribù in lotta e giungere, al più presto, a una soluzione condivisa che stabilizzi il Paese e consenta di mettere fuori gioco i terroristi dell’Isis”. E’ quanto afferma, in una nota, il presidente della Commissione per le Politiche Ue della Camera Michele Bordo, del Pd.

E ancora: “Il popolo libico, costituito prevalentemente da islamici moderati, deve convincersi, anche grazie a iniziative concrete assunte dalla comunità internazionale, che solo la sua ritrovata unità può apportare benefici e contribuire a frenare l’avanzata del califfato. Ha pertanto ragione chi afferma che in Libia ci sia la necessità non solo di un impegno diplomatico ma anche di uno sforzo economico significativo fatto di investimenti e cooperazione” .

“Certo – conclude Bordo – rimane il rammarico per gli errori commessi in questi anni dall’Europa e dalla comunità internazionale che hanno sottovalutato l’aggravarsi della situazione in Libia, ora purtroppo esplosa in tutta la sua evidenza. Adesso però non c’è più tempo da perdere. E l’Europa, a differenza di quanto fatto fino a questo momento, anche per altre crisi, deve agire unitariamente e far sentire di più la sua voce all’Onu”.


lampedusa3“Finalmente oggi l’Ue ha ammesso che l’Italia non può essere lasciata da sola a gestire l’emergenza immigrazione. Speriamo che adesso si passi dalle enunciazioni di principio all’impegno concreto e diretto. La decisione di estendere l’operazione ‘Triton’ almeno fino alla fine del 2015 e di assegnare al nostro Paese un finanziamento di emergenza per 13,7 milioni di euro è certamente un passo avanti anche se non sufficiente. Al punto in cui siamo ci vorrebbe un piano come quello che a suo tempo fu varato per far fronte alle migliaia di profughi del Kosovo”. Lo afferma, in una nota, il presidente della Commissione per le Politiche Ue della Camera Michele Bordo, del Pd.

“Se da una parte è necessario aumentare le risorse economiche, – prosegue Bordo – dall’altra ciascun Paese deve fare la sua parte fino in fondo per gestire i flussi di migranti, altrimenti la situazione sarà destinata a peggiorare, anche con il miglioramento delle condizioni meteo. E comunque rimango convinto del fatto che il modo migliore per far diminuire i ‘viaggi della speranza’ nel Mediterraneo sia quello di intervenire a monte, mobilitando risorse ed energie per stabilizzare i Paesi da cui partono i barconi, primo fra tutti la Libia”.

“In questo quadro già molto difficile, inoltre, è certamente da condannare chi, dentro e fuori l’Italia, sfrutta il dramma dei migranti che arrivano dalla Libia per fare campagna elettorale. Sostenere che i barconi carichi di persone, spesso in fuga dalle guerre, siano in realtà ‘cavalli di Troia’ per trasportare centinaia di terroristi dell’Isis in Italia e in Europa non solo e’ falso, come tra l’altro sostengono i nostri servizi di intelligence, ma contribuisce a nutrire tra i cittadini sentimenti di paura e, spesso, di risentimento”.


Bordo: “Necessario ogni sforzo perché la Grecia resti nell’Ue e nell’Euro”

Intervista EunewsINTERVISTA al presidente della commissione Politiche Ue di Montecitorio, che parla del negoziato con Atene, dell’emergenza immigrazione e del piano Junker

“Bisogna fare ogni sforzo perché la Grecia continui a stare nell’Ue e nell’euro. Credo che nessuno sia interessato al fallimento di Atene, perché produrrebbe conseguenze pesanti sulla tenuta complessiva dell’Unione europea”. Mentre incontriamo Michele Bordo, presidente della commissione Politiche Ue della Camera, si sta per riunire l’Eurogruppo per valutare le proposte elleniche sulla rinegoziazione del debito pubblico (poi il primo round si concluderà con un rinvio a lunedì). Uno dei temi caldi del momento, insieme con la crisi in Ucraina e l’emergenza dei flussi migratori, con l’ennesima tragedia che ha mietuto altre centinaia di vittime nel Mediterraneo. Di tali questioni discutiamo con il deputato Pd, affrontando anche il Piano Juncker, del quale è relatore nella discussione avviata alla Camera dei deputati.

Eunews: Presidente Bordo, partiamo dalla Grecia. Le premesse del negoziato non sembrano delle migliori. Cosa si aspetta?

Bordo: Fino all’ultimo bisogna negoziare perché la Grecia possa fronteggiare le sue esigenze immediate, ma allo stesso tempo si impegni con le riforme necessarie in quel Paese. Da parte dell’Ue ci deve essere disponibilità a rinegoziare il debito, per esempio allungando i tempi per il rientro. Ma quello che non si può permettere è che Atene pretenda di annullare il debito contratto in questi anni. Sarebbe un precedente che nessun altro Stato membro potrebbe tollerare, atteso che ci sono stati altri, prima della Grecia, nelle stesse condizioni, e che non si sono visti riconoscere questo beneficio.

E.: Nell’incontro con il suo omologo Alexis Tsipras, il premier Matteo Renzi ha offerto un appoggio che alcuni considerano timido. Che ne pensa?

B.: Per quanto riguarda l’Italia, non vogliamo portare al collasso lo Stato ellenico. Io sono il primo a riconoscere che, anche se volesse, la Grecia non è nelle condizioni di rispettare i tempi previsti dagli impegni che aveva assunto, e sono favorevole a degli sforzi per trovare le risorse necessarie a far fronte nell’immediato a queste esigenze. Ma il governo Tsipras non può chiedere di non avere controlli, di non pagare i debiti e di non fare le riforme.

E.: In realtà non è questo che chiede. Dice di voler pagare e fare le riforme, ma vuole tempo e spazi di manovra per far crescere l’economia.

B.: La questione è un po’ più articolata. Io penso che serva buon senso e si debbano abbandonare i toni da campagna elettorale, da una parte e dall’altra. Adesso ci sono i negoziati: bisogna sedersi attorno a un tavolo per trovare soluzioni soddisfacenti non soltanto per l’Ue – che non ha ragione in tutto e per tutto – ma anche per la Grecia.

E.: Le tragedie di queste ore stanno riportando all’attenzione il tema dell’immigrazione. La missione europea Triton, che ha compiti di pattugliamento, non è in grado di sostituire Mare Nostrum, che invece si occupava di soccorso in mare. Serve un impegno maggiore?

B.: Triton non è sufficiente. Lo diciamo noi e lo dice anche l’Ue. Il punto è che non può essere solo il nostro paese a far fronte all’emergenza, non abbiamo la forza né risorse necessarie. L’Europa deve farsene carico, deve aumentare le risorse a disposizione e deve, soprattutto, fare molto di più sul piano politico, per evitare che continuino i flussi migratori verso il nostro paese. Evidentemente bisogna intervenire a monte, mobilitando risorse ed energie nei Paesi di origine.

E.: Che tipo di interventi vanno realizzati?

B.: Accordi con i Paesi d’origine e di transito perché si possano fare controlli sul posto in merito al riconoscimento dello status di rifugiato. Questo ridurrebbe i flussi in arrivo. Poi, è evidente che bisogna fare ogni sforzo per ridurre la povertà di quegli Stati, perché significherebbe intervenire sull’origine di una parte considerevole del flusso migratorio.

E.: Come valuta il fatto che l’alto rappresentante per la Politica estera dell’Ue non fosse presente oggi all’incontro di Minsk sulla crisi Ucraina, a cui hanno partecipato Angela Merkel e Francois Hollande per mediare tra Vladimir Putin e Petro Poroshenko?

B.: Non è la prima volta – è questo è il problema – che l’Europa non è protagonista come soggetto unitario nella gestione delle crisi che ci sono nel Mondo. Accade perché i singoli Stati provano a far prevalere l’interesse nazionale rispetto a quello europeo. Ma la prospettiva di costruire una Europa più unita, non solo sul piano economico, ma su quello della politica, della sicurezza, della giustizia, è un obiettivo sul quale ci dobbiamo impegnare tutti di più. Non è un problema di Mogherini o di Ashton ancora prima. Il tema è quale Europa vogliamo costruire. Se continua a essere quella di questi mesi, rischia di rimanere ai margini delle decisioni più importanti che si assumono a livello globale. E quello che bisogna combattere.

E.: Lei è relatore alla Camera per la discussione sul Piano Junker. Come lo giudica?

B.: Il Piano Juncker è un importante passo avanti, una inversione di tendenza rispetto all’approccio che l’Europa ha avuto in questi anni, tutto improntato al rigore, all’austerità, al rispetto dei parametri. L’Ue si è dedicata poco alla crescita, allo sviluppo, ai consumi. Ora è il momento di cambiare questa impostazione, bisogna puntare tutto sulla crescita e l’occupazione. Per farlo, l’Europa deve riconoscere intanto maggiore flessibilità ai paesi che in questi anni hanno dimostrato di voler fare le riforme e voler risanare i debiti pubblici, come ha fatto l’Italia.

E.: Una richiesta che sembra accolta dalla comunicazione della Commissione Ue sulla flessibilità.

B.: Noi abbiamo chiesto che venisse sbloccata la spesa per gli investimenti pubblici dal Patto di stabilità. Questo non è stato riconosciuto in linea generale, ma nel piano Juncker c’è la possibilità, per i contributi nazionali, di essere svincolati dal computo del rapporto deficit/Pil. E’ un primo passo avanti, timido, nella direzione che noi auspichiamo. Un risultato che noi rivendichiamo, perché se c’è questo piano per gli investimenti, e se in Europa si comincia a parlare di crescita e occupazione, è perché noi abbiamo chiesto insistentemente che ci fosse un approccio diverso dell’Ue.

E.: Quali sono gli elementi critici del piano europeo per gli investimenti?

B.: Si prevede di liberare risorse per 315 miliardi per le infrastrutture che servono all’Europa per ripartire. Ma le risorse per questi investimenti, i fondi di garanzia che ci si aspetta mobilitino risorse private per raggiungere il monte di 315 miliardi di euro previsto dal piano, sono ancora insufficienti.

E.: C’è anche un problema di attratività dei progetti?

B.: Bisogna fare in modo che la selezione dei progetti da finanziare sia fatta anche da un organo politico e non solo tecnico. Bisogna fare ogni sforzo perché gli investimenti privati siano sufficienti, e creare le condizioni perché siano attratti. Per farlo è bisogna conciliare la necessità di investire su progetti a lungo termine e garantire un ritorno nell’immediato.

http://www.eunews.it/2015/02/12/bordo-necessario-ogni-sforzo-perche-la-grecia-resti-nellue-e-nelleuro/30145