Mogherini“E’ singolare e contraddittorio che proprio i Paesi europei che non vogliono la redistribuzione dei migranti attraverso il sistema delle quote stiano partecipando alla stesura del testo da portare alle Nazioni Unite per una risoluzione sull’emergenza. Non si puo’pensare ad azioni mirate, rispetto alle quali c’e’ un lavoro coordinato di tutti gli Stati e, al tempo stesso, non volersi assumere responsabilita’”. Lo ha detto il presidente della Commissione per le Politiche Ue della Camera Michele Bordo, del Pd, in un’intervista a Radio Radicale.

“Il problema e’ che molti governi Ue sono piu’ preoccupati dalle reazioni dei propri cittadini piuttosto che dalla necessità di stare in un contesto molto piu’ ampio in cui prima degli interessi di Inghilterra, Francia, Spagna e Italia vengono gli interessi dell’Ue. Credo, comunque, che alcuni posizionamenti delle ultime ore siano dovuti al fatto che il Consiglio Ue, luogo in cui le quote saranno autorizzate, non si sia ancora svolto. E’ un modo per tenere alta l’asticella, per trattare. Mi auguro che alla fine prevalga il senso di responsabilita’ di tutti. D’altra parte non vedo alternative: appartenere all’Unione europea significa avere oneri ed onori” ha concluso Bordo.



Attendiamo che l’Onu si pronunci rispetto all’atteggiamento da tenere nei confronti dei Paesi di provenienza degli immigrati. Abbiamo la necessita’, infatti, di intervenire alla radice, scoraggiando le partenze, ma in un quadro di legalita’ internazionale. In merito alle preoccupazioni espresse dalla Libia, credo che un eventuale intervento non potra’ certo prescindere dal consenso preventivo di quel Paese.

Finalmente su iniziativa e pressione dell’Italia il problema immigrazione sta assumendo i contorni europei. Un buon segno per l’Europa se vuole essere un’istituzione protagonista di questo mondo che cambia. Se funzionasse il meccanismo delle quote molto probabilmente l’emergenza non sarebbe cosi’ esplosiva. Certamente il nostro Paese non puo’ piu’ affrontarla da solo. Stando poi ai dati diffusi in queste ore i due terzi degli status di protezione sono stati concessi solo da quattro Stati: Germania, Svezia, Francia e Italia. Questo significa che tutti gli altri Paesi europei, fino a questo momento, non hanno fatto fino in fondo il loro dovere anche rispetto al riconoscimento di status di rifugiato politico.