statue-coperte“La scelta di coprire le statue è stato certamente un errore grave ma probabilmente frutto di una sottovalutazione. Dopo tre giorni, però, vorrei che ci si concentrasse su altri aspetti della visita di Rouhani in Italia e sulla grande importanza politica del bilaterale”. Lo ha detto il presidente della Commissione per le Politiche Ue della Camera Michele Bordo del Pd nel corso di un’intervista a ‘Radio Cusano Campus’.

“Il nostro – ha detto Bordo – è stato il primo Paese scelto dal presidente iraniano per il suo giro di visite nelle Capitali europee. Un segnale importante per l’Italia e le nostre imprese e indubbiamente un riconoscimento del ruolo giocato dal nostro governo, e dall’Alto Rappresentante Mogherini, nel raggiungimento dell’accordo sul nucleare”.

“Vorrei poi che fosse sottolineata l’importanza di questo bilaterale anche in ragione del fatto che il rapporto con l’Iran è fondamentale per trovare una soluzione in Siria, uno dei Paesi di provenienza degli immigrati. Sappiamo qual è l’influenza di Teheran su una parte in conflitto e il suo ruolo decisivo nella stabilità dell’area” ha concluso Bordo.


valigie Auschwitz
Prima che gli venissero tolte libertà, dignità e infine la vita, chi entrava in un campo di sterminio veniva immediatamente privato dei beni personali.

Settanta anni dopo uno Stato europeo, la Danimarca, approva una legge che autorizza la confisca di denaro e beni di valore agli immigrati extracomunitari richiedenti asilo.

E allora la Giornata della memoria per tutte le vittime dell’orrore nazifascista assume oggi un significato aggiuntivo: se ricordare è un obbligo morale verso il passato, il presente e il futuro, è necessario anche salvaguardare la storia e i principi d’umanità che hanno ispirato la nascita dell’Unione europea.


intervista-Agir

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La visita del presidente iraniano Rohani in Italia pone al centro alcune questioni internazionali di prima importanza. Terrorismo, petrolio, immigrazione: tanti argomenti, ma tutti probabilmente legati. C’è chi dice da sempre in fondo che tutto nasce dal petrolio, dalla lotta per averne di più alla leadership, con la convinzione che a tutt’oggi chi decide il prezzo del petrolio decide anche i destini del mondo. In questo contesto si inserisce anche la “piccola” polemica italiana scatenata dallo sblocca-Italia e dalla possibilità che nel nostro Paese si possa trivellare per cercare nuovi pozzi petroliferi. Possibilità che il quesito referendario recentemente accolto dalla Consulta torna ora nelle decisioni dei cittadini.

L’Agenzia Giornalistica Repubblica, da sempre attenta al tema, ha pensato bene di interagire con i vari stakeholder interessati per avere, come si dice, il polso della situazione. E soprattutto vedere se effettivamente in Italia si può ancora fare seria ricerca petrolifera oppure no. In questo primo appuntamento rispondono alle nostre domande il Presidente di FederPetroliMichele Marsiglia, e il deputato del Pd nonché Presidente della XIV° Commissione parlamentare delle Politiche Ue,Michele Bordo.

Il continuo calo del prezzo del petrolio, le tensioni internazionali, il nuovo ruolo dell’Iran: cosa dobbiamo attenderci nel prossimo futuro sul fronte energetico?
Marsiglia: “Anche se il greggio iraniano è un ottimo prodotto per le raffinerie italiane ed europee, per noi la situazione è ancora da osservare con la massima cautela. Sicuramente ci sarà maggior prodotto sul mercato visto la fine delle sanzioni all’Iran ma bisogna anche tenere in considerazione che la Repubblica iraniana è membra dell’Opec e quindi soggetta ad una politica di output in condivisione con l’Organizzazione viennese. Sicuramente la visita del Presidente iraniano Rohani in Italia, darà degli indicatori geopolitici che si potranno analizzare di riflesso sul mercato europeo dell’energia”.
Bordo: “Come era prevedibile, le tensioni internazionali, l’instabilità di alcune aree, il nuovo ruolo dell’Iran stanno condizionando molto i mercati. Il crollo dei listini e il pessimo andamento di Piazza Affari degli ultimi giorni ne sono un chiaro esempio. Il collasso del prezzo del petrolio, poi, potrebbe avere conseguenze disastrose su quelle economie che dipendono innanzitutto dal greggio. Per scongiurare queste difficoltà e ritrovare la fiducia diventa sempre più urgente lavorare per l’autonomia energetica, puntando, ad esempio, molto di più sulle fonti alternative, anche al fine di allentare la nostra dipendenza dal petrolio”.

La Strategia energetica nazionale è ormai arenata. Cosa si dovrebbe fare per riportarla in auge e/o ha ancora senso parlarne?
Marsiglia: “Per noi non esiste una Strategia Energetica Nazionale (S.E.N.) e dalla lontana bozza presentata dal Ministro Corrado Passera non si è mai riusciti a condividere una linea politica chiara e decisa. Uno stato che manca di Politica Energetica è privo di gran parte di sviluppo industriale, considerando che l’energia condiziona gran parte dell’industria e di tanti altri campi. Come FederPetroli Italia abbiamo sempre sponsorizzato una ridefinizione di Strategia Energetica Nazionale in condivisione con le politiche e la road-map dell’Unione Europea e dell’Energy Union. Il fabbisogno è quello di analizzare tutta la filiera del Mondo energetico del nostro Paese e di favorire una condivisione tra Stati, analizzando il ruolo strategico dell’Italia come punto focale del Mediterraneo. Importante è il ruolo che rivestono le importazioni di energia nel nostro Paese”.
Bordo: “Ha ancora senso parlarne ma serve una strategia globale condivisa. A tal proposito, la Cop21 di Parigi ha dato nuovo impulso all’adozione di politiche energetiche in grado di garantire uno sviluppo sostenibile. L’Italia può rivendicare un ruolo di leadership in tal senso: siamo primi al mondo per l’apporto del fotovoltaico al mix energetico, abbiamo ridotto del 23% le emissioni nocive e siamo tra i protagonisti della Green Economy. Con la legge di stabilità il governo ha messo in campo un piano di investimenti da 4 miliardi di euro, da qui al 2020, sul climate change. Certo, il livello di polveri sottili raggiunte dalle nostre città negli ultimi mesi non devono farci abbassare la guardia. L’utilizzo di fonti rinnovabili, l’efficienza energetica e il sostegno alla ricerca devono essere i principi cardine di una strategia che consenta di coniugare la tutela ambientale alla crescita sostenibile, aumentando la competitività del sistema Paese e costruendo un futuro migliore per i nostri figli.

Trivelle sì, trivelle no. Una polemica che sembra più politica che reale. Ma in Italia ci sono le possibilità per nuovi sfruttamenti?
Marsiglia: “Senza alcun dubbio è politica, ma come più volte FederPetroli Italia ha ribadito, siamo sempre stati contrari allo Sblocca Italia e potrà sembrare strano:  favorevoli al Referendum. In Italia la presenza di idrocarburi Offshore ed Onshore è ormai certa e testimoniata dalle scoperte e da quei piccoli pozzi che oggi sono in produzione. Trovandoci in una terra bagnata dal mare, la presenza di Gas Metano nel bacino marino è indicatore fondamentale per le riserve di idrocarburi, Il problema non è solo da vedere in trivella si, trivella no, la problematica è ben più radicata in un mancato dialogo di “alcune società” dell’indotto con il territorio e con la Pubblica Amministrazione locale (Regioni, Provincie e Comuni). FederPetroli Italia ha fatto sempre del dialogo e confronto con la pubblica opinione un punto di forza fondamentale allo sviluppo industriale e alla compartecipazione delle Comunità locali nei Progetti petroliferi/energetici. Ovviamente Sblocca Italia ha voluto “con una prepotenza legislativa” emarginare le Regioni da qualsiasi tipo di opinione e coinvolgimento: il risultato e stato una stallo di parte di economia e imprenditorialità petrolifera e la nascita di slogan come Trivelle SI e Trivelle NO. Era inevitabile ma se anche un quesito referendario può contribuire ad un  maggiore rispetto tra le parti, ben venga!”.
Bordo: “Al di là delle posizioni più o meno estremiste da una parte e dall’altra sono sempre stato convinto che un mare chiuso come l’Adriatico vada lasciato in pace. E’ una grande risorsa ambientale e turistica da valorizzare e non da mettere in pericolo con l’estrazione di petrolio, peraltro di bassa qualità. L’ecosistema dell’Adriatico è talmente delicato che, una sua malaugurata alterazione, determinerebbe un danno ambientale enorme e un altrettanto rilevante danno economico alle comunità costiere che vivono principalmente di pesca e turismo. Per questo nei giorni scorsi ho chiesto al governo di ritirare  le autorizzazioni per la ricerca del petrolio al largo delle Isole Tremiti”.


Sono molto soddisfatto che il ministro Dario Franceschini, che ringrazio, voglia prevedere a Foggia una delle sedi delle sovrintendenze ai beni culturali pugliesi. Io stesso ho chiesto con una proposta di legge, presentata nel 2006, nel 2008 e nel 2013, che Foggia diventasse sede di questo organismo.

Le province di Foggia e della BAT sono caratterizzate dalla presenza di importanti beni culturali e numerosi e ricchi giacimenti archeologici testimonianza della complessità sociale e della straordinaria capacità economica delle comunità locali che si sono susseguite nel tempo.
Prevedere la sede della sovrintendenza a Foggia è il giusto riconoscimento dato a tutta la Capitanata per l’enorme patrimonio culturale e archeologico che custodisce.

trivelle#‎Trivelle‬ Ecco il documento approvato oggi a Manfredonia.

Lunedì 18 gennaio 2016, presso l’Aula consiliare della Città di Manfredonia, si è tenuto il previsto incontro, promosso dalla Rete NoTriv, per ribadire il NO alla ricerca del petrolio nel mare Adriatico al largo delle Isole Tremiti, autorizzata il 22 dicembre scorso dal Ministero dello Sviluppo economico alla Petroceltic Italia srl.

L’Adriatico, mare chiuso e dagli equilibri ambientali fragili, già gravato da 78 concessioni funzionanti per l’estrazione di gas e di petrolio, 17 permessi di ricerca già rilasciati nell’area italiana e 29 in fase di rilascio in quella croata, cui si aggiungono 24 ulteriori richieste, non può sopportare altri carichi.
Ribadiamo, ancora una volta, la nostra ferma contrarietà alla ricerca di idrocarburi nell’Adriatico poiché rappresenta un’offesa alla bellezza e alla biodiversità del mare, un danno per altri settori strategici della nostra economia, come il turismo, la pesca e la blu economy. La scelta petrolifera è un rischio senza benefici per le comunità costiere e per tutto il Paese: il greggio presente nel sottosuolo marino italiano, stimato in circa 10 milioni di tonnellate, di scarsa qualità, soddisferebbe il fabbisogno energetico nazionale per appena due mesi con scarsi effetti sull’indipendenza energetica dell’Italia.
In cambio, alla scarsità dei vantaggi corrisponde la grande preoccupazione che desta l’estrazione degli idrocarburi in mare per le possibili perdite sia normali, sia per incidenti, con i danni che deriverebbero per le zone costiere che vivono di turismo e di pesca.
A tale rischio si aggiungono, nell’attuale fase, i danni alla fauna ittica causati dalla tecnica utilizzata per l’individuazione dei giacimenti di idrocarburi, attraverso il cosiddetto airgun. Tale pratica di ricerca, che il Governo ha autorizzato in prossimità delle Tremiti, può avere effetti a decine di chilometri di distanza, almeno 50 (rapporto ISPRA del Maggio 2012) in quanto le esplosioni delle prospezioni sismiche producono fortissimo rumore che investe l’ambiente marino. Le Isole Tremiti sono a 24 km dalla area in cui è stata autorizzata, da parte Ministero dello Sviluppo economico, la ricerca della Petroceltic in un ambiente delicato come quello dell’Adriatico e in prossimità di una delle più belle aree protette marine del Pianeta.
Non possiamo permettere che avvenga tale violazione del mare. Dobbiamo assumerci il compito e la responsabilità di proteggere l’Adriatico per difendere un patrimonio naturalistico unico, un ecosistema importantissimo per l’economia dell’Italia e degli altri Paesi ionio-adriatici e dell’Europa: le bellezze naturali dei luoghi, la cultura, la storia, le attività economiche che sostengono queste comunità costiere.
A questa scelta di ulteriori sacrifici ambientali e rischi, l’Assemblea chiede di poter istituire un tavolo di confronto al Governo Nazionale e alla Regione Puglia sui temi centrali della politica energetica e sui nuovi indirizzi mondiali sui cambiamenti climatici. A questo proposito, la Regione Puglia ha già avviato politiche importanti di conversione energetica.
Ritiene, inoltre, che un tavolo di confronto e di condivisione per ulteriori scelte sul piano energetico potrebbe favorire gli stessi indirizzi e investimenti delle imprese del settore.
Chiede, quindi, di condividere le scelte con le popolazioni locali perché ciò può rigettare proposte incompatibili ed insostenibili dal territorio e favorire soluzioni coerenti e importanti per lo sviluppo locale; d’istituire, inoltre, un tavolo di confronto sui temi della blu economy e della direttiva Eusair-Macroregione Ionio-Adriatica, sui temi della pesca sostenibile, della qualità ambientale e sulla sostenibilità del turismo e dei trasporti nei nostri mari, di straordinaria importanza ecologica.
L’Assemblea, fermamente convinta a condurre la lotta con ogni mezzo democratico, chiede al Governo di REVOCARE L’AUTORIZZAZIONE alla Petroceltic Italia srl.
Qualora i ministeri dovessero perseverare nell’assurda politica energetica cui condannare l’Adriatico e che espone l’Italia ad eventuale procedura d’infrazione del diritto comunitario, impugneremo l’autorizzazione alla Petroceltic innanzi al TAR del Lazio.
L’Assemblea, infine, prosegue l’impegno della battaglia referendaria.