stabilimenti_balneari“Montare e smontare gli stabilimenti balneari ogni anno arreca un danno considerevole all’economia e all’occupazione territoriale di cui le Soprintendenze devono farsi carico, evitando interpretazioni troppo rigide delle norme in materia”. Lo afferma l’on. Michele Bordo, presidente della Commissione Politiche UE della Camera, impegnato a “cercare un punto di mediazione che contemperi il più che condivisibile interesse generale della tutela del paesaggio con l’interesse delle imprese a mettere a frutto consistenti investimenti”.

“La Regione Puglia e il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo hanno espresso formalmente pareri che tendono a superare le rigidità interpretative delle Soprintendenze in ragione dell’estensione della durata della stagione balneare all’intero anno solare.

Tant’è che, per un verso, sono state ristrette le procedure di valutazione a monte della conformità dei progetti per le strutture amovibili e del rispetto delle prescrizioni da parte delle imprese; per altro verso è stato costituito un tavolo di coordinamento regionale per uniformare le decisioni rispetto al mantenimento delle strutture necessarie all’esercizio delle attività commerciali.

Eppure le Soprintendenze insistono sulla necessità di smontare a prescindere gli stabilimenti balneari, molto spesso senza neanche indicare quali danni sarebbero arrecati al paesaggio e alla morfologia dei luoghi che si intendono proteggere.

Come auspicato dai dirigenti del MiBACT, che ho personalmente interpellato, sarebbe opportuno l’intervento delle Prefetture per favorire l’incontro tra le parti in causa, Soprintendenze e imprese, e trovare un accordo razionale.

L’economia balneare è un segmento importante del comparto turistico – conclude Michele Bordo – e tutti insieme dobbiamo concorrere a promuoverne lo sviluppo nel pieno rispetto di regole certe e logiche”.


bastaunsiOggi l’Istat ha certificato che il numero degli occupati è aumentato di 174 mila unità rispetto allo scorso anno, che la disoccupazione continua a scendere e quella giovanile è al minimo da quattro anni. Al contempo il PIL torna a crescere, con un +0,3% nel trimestre e un +1% su base annua.
E ieri, dopo sette anni di attesa, è stato finalmente firmato l’accordo per il rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici (85 euro in più al mese). Stavolta si cambia davvero. Avanti Italia. #Bastaunsi’