Pd: Il decreto sul Federalismo municipale è ‘farlocco’ ed indebolisce economicamente i Comuni. Si torna indietro di venti anni. Serve confronto in Parlamento. Anche l’Anci boccia il decreto Calderoli

pubblicato il 20.01.2011

Se non si cambiano rapidamente alcuni contenuti centrali del decreto sul fisco municipale, licenziato dal ministro Calderoli e ora all’attenzione della Commissione Bicamerale si rischia di consegnare all’Italia un federalismo ‘farlocco’ dove gli enti più in difficoltà saranno quelli più vicini ai cittadini ed i Comuni saranno nettamente più indeboliti.

Si sottolinea inoltre che la celerità con quale La Lega vuole far approvare il decreto, non facilita certamente un buon servizio alle Regioni e per finalità di pura speculazione politica, la Lega farà tornare il Paese indietro di venti anni. Anche l’Anci ha bocciato il provvedimento perché come già ha fatto notare il Partito Democratico, quello proposto dalla Lega non è un vero federalismo, in quanto non crea una reale autonomia impositiva e produce ulteriore confusione nelle pratiche burocratiche, aumentando le difficoltà degli amministratori.

“È paradossale che un provvedimento così rilevante come quello del federalismo municipale, peraltro condizionante la stessa prosecuzione della legislatura, sia discusso e approvato nella specifica Commissione bicamerale, composta di 15 deputati e 15 senatori, senza il coinvolgimento più ampio del Parlamento”. È questo il contenuto della richiesta avanzata in queste ore dai senatori del PD Benedetto Adragna, Daniele Bosone, Lucio D’Ubaldo e Paolo Giaretta.

Marco Causi del Gruppo Pd, vice presidente della bicamerale sul federalismo fiscale ha chiarito dal punto di vista tecnico i forti dubbi del Pd in merito all’iter del decreto. “Non è accettabile è una forzatura politicista quella di Calderoli. Il governo ha radicalmente modificato il decreto dello scorso settembre e pretenderebbe adesso l’approvazione del Parlamento al buio su un testo arrivato soltanto alle 5 di ieri pomeriggio, senza numeri, senza quantificazioni, senza relazione tecnica della Ragioneria”.

“Altro che riforma epocale- ha detto Davide Zoggia, Responsabile Enti locali della Segreteria del Partito Democratico -. Il ministro ha operato sulla sua stessa proposta, un tagli e cuci che ha stravolto l’originale progetto Si ritiri dunque il decreto e si riparta dalla legge delega 42 e dalla proposta avanza in queste settimane dal Partito Democratico”.

Maurizio Martina Segretario PD Lombardia e Consigliere regionale ha fatto notare alla luce della propria esperienza come sia sbagliato levare disponibilità economica alle giunte comunali: “Andando avanti di questo passo e per colpa della Lega ai sindaci rimarranno solo da gestire le carte d’identità”.

In sostanza: la promessa di recupero dei 2,5 miliardi di tagli determinati dalla Legge di stabilità, come previsto, nei fatti non viene mantenuta; tutte le misure per stanziare risorse ai Comuni sono rinviate a decreti del ministero dell’Economia. Per questo, Stefano Fassina, Responsabile Economia e Lavoro della Segreteria del Partito Democratico, ha definito la versione del decreto sul federalismo municipale presentata ieri dal ministro Calderoli come ‘il tradimento del federalismo’.

Ha spiegato Fassina: “Sia nella fase di transizione, sia a regime dopo il 2014, vi sono soltanto compartecipazioni dei comuni a tributi erariali, ossia nessuna autonomia dei sindaci. L’Imposta municipale unica, unica non è, in quanto si affianca a tante imposte oggi in vigore e conservate. Sopratutto, colpisce pesantemente gli immobili utilizzati dagli artigiani, dai commercianti, dai piccoli imprenditori per il loro lavoro, mentre esenta le società di capitali. L’aliquota prevista per l’Imu per dare un gettito significativo è così elevata che Calderoli e Tremonti, pur conoscendola, non hanno il coraggio di scriverla nel testo. Infine, non c’è nulla sulla perequazione”.

Anche la cedolare secca al 23% sugli immobili in affitto è definita ‘un semplice spot’ da chi si occupa di economia nel Partito democratico. Dalla cedolare secca infatti ne beneficiano soltanto i proprietari con i redditi più elevati, mentre per gli affittuari, i 400 milioni sbandierati sono puramente virtuali.

Entrando nello specifico, nel settore del turismo ad esempio, sulla tassa di soggiorno le soluzioni di Calderoli sono un pasticcio incredibile ideato per fare cassa ma che alla fine produrranno danni solo al turismo. Già nella manovra correttiva del 2010 il Governo ha dato la possibilità al Comune di Roma di introdurre la tassa di soggiorno fino a 10 euro per notte di soggiorno, per rispondere ad esigenze di equilibrio economico – finanziario, ma senza uno scopo preciso. E adesso si utilizza il federalismo fiscale municipale per dare la possibilità anche agli altri comuni capoluogo di provincia di istituire la tassa di soggiorno, da 0,5 a 5 euro per notte di soggiorno, sempre senza alcuna destinazione economica chiara degli introiti. Anche Confcommercio ha espresso dubbi sulla tassa di soggiorno.

Ha dichiarato in merito Armando Cirillo, Responsabile turismo del Pd: “In tutto questo ragionamento ci si dimentica clamorosamente che sono le Regioni ad avere competenze esclusive in materia di turismo. Il bello è che tutto avviene senza che il ministro Brambilla si renda minimamente conto di ciò che sta accadendo”.

Il l Pd vorrebbe attuare il federalismo in modo coerente con la legge e tenendo conto delle effettive esigenze di enti come i Comuni che erogano servizi essenziali, mentre nella Maggioranza, confusione ed incertezza regnano sovrane, e sono probabilmente il prodotto dell’attuale fase politica che governo e Parlamento stanno vivendo.

Anto.Pro.


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