150-anni-unita-italia“Le celebrazioni per i 150 anni dell’unità d’Italia possono essere l’occasione per valorizzare, anche a livello locale, il contributo che piccole e piccolissime comunità hanno offerto al buon esito del complesso e tragico processo di unificazione”.

Lo afferma Michele Bordo, deputato del Partito Democratico, commentando la presentazione, avvenuta ieri, di un’interrogazione al ministro per i Beni culturali per sollecitare attenzione al progetto elaborato dall’Amministrazione comunale di Ascoli Satriano.

Nelle file garibaldine, infatti, hanno militato 5 cittadini ascolani, 2 dei quali sono morti nella battaglia dell’Aspromonte tra i volontari guidati da Giuseppe Garibaldi e l’esercito regio.

“L’Amministrazione comunale di Ascoli Satriano, cogliendo appieno lo spirito dell’evento prossimo venturo ed operando con serietà e sentita partecipazione, ha inteso attivare iniziative culturali per celebrare degnamente la ricorrenza del 150° anniversario dell’unità d’Italia – scrive Bordo nell’interrogazione – Ha predisposto un più ampio progetto culturale su questo fondamentale periodo storico, innanzitutto per coinvolgere le scuole cittadine per una approfondita riflessione storica, trasmesso all’Unità Tecnica di Missione senza ottenere alcun cenno di riscontro, fatta eccezione per una nota del Presidente Emerito della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, chiamato a presiedere il Comitato dei Garanti incaricato di verificare e monitorare il programma delle iniziative legate alle celebrazioni dell’Unità Nazionale”.

Rivolgendosi al ministro per i Beni culturali, il deputato del Partito Democratico, chiede, innanzitutto, “se il Comitato Interministeriale e l’Unità Tecnica di Missione hanno esaminato il progetto presentato dall’Amministrazione comunale di Ascoli Satriano e intendano inserirlo nel programma delle celebrazioni previste per il 150° anniversario dell’unità d’Italia”.

Quindi, “se e quali iniziative intenda assumere il Governo per assicurare la compiuta diffusione e testimonianza del messaggio di identità ed unità nazionale in comunità, come quella di Ascoli Satriano, che hanno direttamente offerto il proprio contributo alla realizzazione dell’Unità d’Italia”.

“E’ giusto e doveroso attivare iniziative e realizzare investimenti nelle città che hanno avuto un ruolo primario nel processo di unificazione – conclude Michele Bordo – ma è altrettanto doveroso, particolarmente al Sud, garantire la più ampia diffusione del messaggio di identità e unità del Paese attribuendo dignità nazionale anche agli eventi organizzati in comunità piccole come quella di Ascoli Satriano”.


Cominciato male al Senato il cammino del terzo scudo fiscale dell’era berlusconiana si conclude peggio alla Camera. A Palazzo Madama si è avuta la replica di un abusato gioco delle parti fra governo e maggioranza con l’approvazione di un emendamento con cui si sono introdotte varianti così vergognose che sia Berlusconi sia Tremonti non avevano avuto l’improntitudine di proporre dal principio.

Ma il premier e il ministro dell’Economia sono stati poi ben lieti di accoglierle dietro il comodo alibi della sovranità decisionale del Parlamento. Cosicché oral’infausto regalo agli evasori si è arricchito di una sostanziale amnistia per reati gravi quale il falso in bilancio, al riparo dell’assicurazione che gli intermediari, a differenza dei casi precedenti, non avranno più l’obbligo di segnalare neppure il minimo dubbio su una possibile origine criminale dei capitali in via di rimpatrio. E adesso a Montecitorio, nel timore di qualche estremo atto di ravvedimento da parte di membri stessi della maggioranza, la maleodorante vicenda viene conclusa con l’imperio della chiamata personale al voto di fiducia.

Che un simile provvedimento assurga in questo modo al rango di misura fondamentale per l’azione del governo la dice lunga sulla pochezza della politica economica dell’esecutivo. C’è bisogno di tamponare le falle aperte dalla grande crisi nel bilancio? Nel vuoto di una strategia di controllo dei conti pubblici — con una spesa e un debito scappati di mano — si procede attraverso espedienti “una tantum”, come in fondo è e rimane anche questa trovata dello scudo fiscale. Solo che nella scelta degli artifizi viene anche in piena luce la radice sostanzialmente classista delle iniziative e un’indomabile propensione a premiare i furbi e i disonesti secondo un copione di sanatorie, condoni, amnistie che, vedi il caso del lodo Alfano, sembra ormai essere la più genuina chiave di lettura dell’agire politico dell’attuale presidente del Consiglio.

Non c’è più regola, anche solo di banale rispetto di consolidate buone costumanze civili, che tenga. Per portare in cassa un po’ di soldi si deve dare una mano agli evasori più incalliti e dare un calcio ad alcune norme fondamentali del codice penale? Nessun problema e nessuna remora. Basta cercare di imbonire gli italiani facendo credere loro che così non sia. Ieri al riguardo il ministro Tremonti ha segnato in rapida successione due autogol, uno più imbarazzante dell’altro. Il primo asseverando con sussiego che la manovra dello scudo si sarebbe risolta in un nulla di fatto — in «un suicidio» sue parole testuali — se, accanto agli evidenti vantaggi fiscali, non si fosse offerta anche una guarentigia a tutto campo sul versante dei reati penali.

Argomento non privo di una sua cinica coerenza, ma che finisce con l’ammettere che il vero valore attrattivo dello scudo sta nella sanatoria dei reati penali e così mette in piena luce il commercio delle indulgenze implicito in un provvedimento frutto di una visione da Stato premoderno. Certo lontana anni luce da analoghe iniziative dei paesi anglosassoni, dove la tradizione della cultura protestante sta imponendo che ai reimportatori di capitali non sia offerto il comodo beneficio dell’anonimato.

Il secondo autogol di Giulio Tremonti riguarda la seria questione dei benefici che potranno trarre dallo scudo i manovratori dei grandi capitali della criminalità organizzata. «Non credo — ha detto il ministro — che la criminalità si servirà di questo strumento». Affermazione del tutto apodittica e priva di argomenti, che non potrà mai essere verificata nel suo fondamento proprio perché la certezza dell’anonimato e le maglie larghissime del provvedimento impediranno per sempre a chiunque di sapere alcunché su origine e titolarità del denaro rimpatriato. Un convenzionale «non credo», seppur pronunciato da un ministro della Repubblica, è tutto fuorché una rassicurazione sufficiente e lascia più che mai sospeso sul provvedimento il dubbio che con esso lo Stato agisca da prodigo riciclatore ufficiale del denaro accumulato con i traffici peggiori, dalle droghe alle armi.

Resta, infine, da sperare che questa dissennata iniziativa non serva a coprire anche qualche inconfessabile interesse privato da parte di un presidente del Consiglio cui le cronache finanziarie (e penali) attribuiscono il possesso di ingenti attività fuori dai confini nazionali. Ma anche questo, date le caratteristiche dello scudo in versione italiana, è un dubbio che, sebbene legittimo, nessuno potrà mai sciogliere. Alla faccia di quella trasparenza, che avrebbe dovuto segnare il ritorno alla fiducia nelle buone regole del mercato dopo le tragedie della crisi globale, si è ritornati all’antico e — ahinoi — risaputo chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto.

Peggior servizio alla credibilità delle istituzioni e al buon nome del capitalismo non poteva essere reso. Che si escogiterà la prossima volta in caso di necessità di cassa? Magari una sanatoria in contanti, articolo per articolo, dell’intero codice penale?

MASSIMO RIVA
La Repubblica del 30.09.2009


BORDO. – Al Ministro per i beni e le attività culturali – Per sapere – premesso che:

con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 24 aprile 2007 è stato istituito il Comitato interministeriale «150o anniversario dell’Unità d’Italia», a cui sono state affidate, in raccordo con le Amministrazioni regionali e locali interessate, le attività di pianificazione, preparazione ed organizzazione degli interventi e delle iniziative connesse alle celebrazioni di questo importantissimo evento;

con successivo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 15 giugno 2007, è stata istituita presso la Presidenza del Consiglio dei ministri una «Struttura di missione per le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità Nazionale», incaricata di fornire supporto al Comitato interministeriale nello svolgimento dei suoi compiti e di assicurare gli adempimenti necessari per la realizzazione del programma degli interventi connessi alle stesse celebrazioni;

il decreto-legge del 1o ottobre 2007, n. 159, recante disposizioni in merito a «Interventi urgenti in materia economico-finanziaria, per lo sviluppo e l’equità sociale», all’articolo 36, comma 1, affida al Comitato la definizione delle attività connesse alle celebrazioni, ed in particolare: la realizzazione e il completamento di un programma di qualificati interventi ed opere, anche infrastrutturali, di carattere culturale e scientifico, nonché di un quadro significativo di iniziative allocate su tutto il territorio nazionale, in particolare nelle città di preminente rilievo per il processo di unità della Nazione, tali da assicurare la compiuta diffusione e testimonianza del messaggio di identità ed unità nazionale proprio delle celebrazioni;

con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri in data 18 luglio 2008 si è provveduto alla ricostituzione del citato Comitato;

in seguito all’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3772 del 19 maggio 2009, la «Struttura di missione per le celebrazioni del 150o anniversario dell’unità nazionale» è stata ricostituita quale «Unità tecnica di missione» operante presso il Segretariato generale della Presidenza del Consiglio dei ministri;

l’Amministrazione comunale di Ascoli Satriano, cogliendo appieno lo spirito dell’evento prossimo venturo ed operando con serietà e sentita partecipazione, ha inteso attivare iniziative culturali per celebrare degnamente la ricorrenza del 150° anniversario dell’unità d’Italia, innanzitutto valorizzando il tributo di sangue offerto dalla comunità Ascolana al processo unitario costato la vita a due dei cinque concittadini che parteciparono alla spedizione guidata da Giuseppe Garibaldi, morti il 29 agosto 1862 sull’Aspromonte;

il 17 aprile 2009 proprio ad Ascoli Satriano si è svolto un interessante convegno nazionale sul tema «Il decennio garibaldino post unitario in Capitanata» cui hanno partecipato il Presidente dell’Associazione nazionale garibaldina ed illustri accademici;

l’amministrazione comunale di Ascoli Satriano ha predisposto un più ampio progetto culturale su questo fondamentale periodo storico, innanzitutto per coinvolgere le scuole cittadine per una approfondita riflessione storica, trasmesso alla citata Unità tecnica di missione senza ottenere alcun cenno di riscontro, fatta eccezione per una nota del Presidente emerito della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, chiamato a presiedere il Comitato dei Garanti incaricato di verificare e monitorare il programma delle iniziative legate alle celebrazioni dell’Unità Nazionale -:

se il Comitato interministeriale e l’unità tecnica di missione abbiano esaminato il progetto presentato dall’Amministrazione comunale di Ascoli Satriano e intendano inserirlo nel programma delle celebrazioni previste per il 150o anniversario dell’unità d’Italia;

se e quali iniziative intenda assumere il Governo per assicurare la compiuta diffusione e testimonianza del messaggio di identità ed unità nazionale in comunità, come quella di Ascoli Satriano, che hanno direttamente offerto il proprio contributo alla realizzazione dell’Unità d’Italia. (4-04388)


tribunale“La macchina giudiziaria del distretto Bari-Foggia è al collasso, come nella gran parte del Paese, e il Governo continua a negare risposte alle legittime richieste degli operatori, magistrati in testa; anzi, il ministro Brunetta preferisce innescare l’ennesima polemica istituzionale per nascondere ritardi e responsabilità”.

E’ il commento di Michele Bordo, deputato del Partito Democratico e componente della Commissione bicamerale antimafia, alla notizia che la Giunta distrettuale di Bari dell’Associazione Nazionale Magistrati ha sollecitato al ministro della Giustizia l’incremento degli organici dei magistrati professionali per i Tribunali di Bari e Foggia.

“Mi auguro che l’ANM abbia maggiore fortuna di quanta ne ho avuta io – riprende Bordo – giacché sono inutilmente trascorsi 16 mesi dall’interrogazione con cui chiedevo al ministro Alfano di prendere atto e di intervenire per far fronte all’emergenza nelle Procure di Foggia e Lucera”.

Per non dire delle proposte di legge sull’istituzione a Foggia di una sezione distaccata della Corte d’Appello di Bari: “Quello in carica è il terzo Governo Berlusconi e non una volta si è riusciti ad incardinare il provvedimento in Commissione Giustizia. Ci eravamo riusciti nel corso dell’ultimo Governo Prodi, ma la conclusione anticipata della legislatura ha impedito di raggiungere l’obiettivo”.

Con la chiusura della sanatoria per colf e badanti, inoltre, si preannuncia l’esplosione di un’altra emergenza nel settore dei Giudici di Pace: “Tocca a loro comminare la sanzione collegata al reato di immigrazione clandestina – spiega il deputato del PD – e, valutato il massiccio flusso migratorio verso la Puglia, è facile presumere che i Tribunali pugliesi saranno tra quelli di ‘frontiera’, aggravando ulteriormente i carichi di lavoro di giudici, cancellieri e quant’altri sono chiamati ad occuparsi di queste pratiche”.

“Invece di continuare a spendere i soldi dei contribuenti per risarcire i danni provocati dalla lentezza della giustizia, il Governo farebbe bene ad investire quel denaro per incrementare gli organici, migliorare le infrastrutture e le dotazioni degli uffici, e razionalizzare le circoscrizioni giudiziarie; a maggior ragione nelle regioni del Sud dell’Italia.

Questa dovrebbe essere la missione di un Governo che abbia davvero a cuore la soluzione di un problema di elevatissimo impatto sociale – conclude Michele Bordo – ma la priorità di Berlusconi, Alfano e Brunetta è delegittimare i magistrati ed il loro prezioso lavoro mentre salvano il portafogli di evasori e riciclatori di denaro sporco”.


La Camera, premesso che:

l’articolo 13-bis del decreto-legge 1o luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, come modificato dal decreto in esame, ha ridefinito la normativa, conosciuta con l’appellativo di scudo fiscale, volta a consentire l’emersione delle attività finanziarie e patrimoniali detenute illegalmente all’estero da soggetti residenti in Italia che, anteriormente al 31 dicembre 2008, hanno esportato o detenuto all’estero capitali e attività in violazione dei vincoli valutari e degli obblighi tributari sanciti dall’ordinamento giuridico italiano;

in sostanza, attraverso lo strumento del rimpatrio o della regolarizzazione, è consentito far emergere denaro e attività di natura finanziaria e patrimoniale, detenuti illegalmente all’estero da cittadini italiani, potendo contare sulla protezione fornita dalle norme introdotte dal citato articolo 13-bis che consentono di essere «scudati» non solo per gli illeciti di tipo amministrativo, civile e tributario, ma anche per alcuni reati di rilevanza penale, come il falso in bilancio;

dietro lo scudo fiscale troveranno copertura non solo i reati tributari e le violazioni contabili, come il falso in bilancio, ma una serie molto più ampia di reati fino al riciclaggio ed alla corruzione in virtù di quella garanzia di anonimato accordata a chi decide di regolarizzare la propria posizione;

il Governo e la maggioranza continuano ad affermare che lo «scudo» italiano è uguale a quello adottato in altri paesi, come gli USA, la Francia, il Regno Unito, mentre in realtà non è così: in quei paesi gli «scudi» non solo costano di più ai contribuenti poco onesti, ma soprattutto non sono coperti dall’anonimato e l’amministrazione fiscale può accertare eventuali evasioni o elusioni effettuate in passato, nel momento in cui quei capitali si formarono, e su questi comminare il pagamento delle imposte dovute, con sanzioni e interessi in generale ridotti e agevolati. Gli scudi degli altri paesi consentono anche di acquisire le informazioni sugli intermediari finanziari ed i paesi presso cui le somme sono state collocate, mentre queste informazioni non saranno mai disponibili all’amministrazione fiscale in Italia;

il Governo si attende di veder incrementate le entrate in applicazione delle suddette misure,

impegna il Governo

a destinare un’adeguata quota del gettito che si produrrà dall’applicazione dello scudo fiscale all’incremento, in via straordinaria per l’anno 2010, delle risorse destinate al funzionamento degli istituti penali per i minorenni.
9/2714/134. Bordo.