parlamento_picBORDO. – Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. – Per sapere – premesso che: il territorio della provincia di Foggia è stato colpito da fenomeni meteorologici, piogge intense e nevicate abbondanti, che hanno provocato diffusi e gravi danni alle coltivazioni agricole e alla rete viaria; in particolare, i comuni costieri di Manfredonia, Margherita di Savoia e Zapponeta hanno subito il duplice e dannoso effetto delle mareggiate e dell’esondazione di alcuni fiumi e torrenti, che hanno provocato l’allagamento dei campi coltivati su un fronte lungo circa 30 chilometri; l’evento calamitoso ha colpito un’area particolarmente vocata per la produzione di ortofrutta, dunque di coltivazioni ad elevato valore aggiunto commerciale, per la cui coltivazione sono impiegati migliaia di lavoratori agricoli; le aziende agricole danneggiate rischiano il fallimento a causa dell’impossibilità di far fronte alle rate in scadenza dei prestiti agrari; a causa di tali eventi, la Giunta della provincia di Foggia ha formalmente avanzato alla Regione Puglia la richiesta di dichiarazione dello stato di calamità naturale -: quali iniziative intenda assumere il Governo per: a) favorire il celere riconoscimento dello stato di calamità naturale a sostegno delle aziende agricole del territorio della provincia di Foggia; b) promuovere un’intesa con i principali istituti di credito per il rinnovo dei prestiti agrari contratti dalle aziende colpite dagli eventi calamitosi; c) attivare misure di sostegno al reddito dei lavoratori del comparto agricolo iscritti negli elenchi anagrafici dei Centri territoriali per l’impiego della provincia di Foggia e residenti nei comuni colpiti dagli eventi calamitosi.(4-02217)


parlamento_picBORDO e MASTROMAURO. – Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. – Per sapere – premesso che: in data 26 febbraio 2008 il Ministro pro tempore, viste le comunicazioni della Direzione per la Protezione della Natura del Ministero, che evidenziavano il perdurare dell’assenza di indirizzo e di programmazione dell’Ente Parco nazionale del Gargano e la conclamata incapacità di gestione dello stesso, procedeva al commissariamento dell’Ente Parco; tali problematicità gestionali dell’ente, evidenziate dalla direzione competente, sono tutte contenute nella Relazione (S.I. 5889) trasmessa al Ministero dell’ambiente dall’Ispettorato Generale di Finanza – Servizi Ispettivi di Finanza Pubblica – del Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato a seguito di irregolarità accertate nella verifica amministrativo-contabile eseguita presso l’Ente Parco nazionale del Gargano; gli elevati profili problematici e di criticità (amministrativo-contabile gestionale, di indirizzo e di programmazione) dell’Ente Parco, constatati, rilevati e contenuti nella Relazione dei Servizi Ispettivi della Ragioneria centrale dello Stato, e che hanno portato al commissariamento dell’Ente, sono, ad esempio: l’assenza del piano del parco, il mancato esperimento delle procedure di gara ad evidenza pubblica, le procedure selettive per incarichi di consulenza a professionisti, eccetera; tali criticità sono tuttora presenti e lontane dall’essere risolte; il Tar di Bari, con sentenza n. 996 del 22 aprile 2208, mai notificata al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, ha annullato il decreto di commissariamento; l’Avvocatura Distrettuale di Bari e gli uffici competenti del Ministero consigliano di appellare la sentenza al Consiglio di Stato per ottenere la sospensione degli effetti prodotti; il ministero ha rinunciato all’appello, rendendo, così, valide le controverse motivazioni della sentenza e creando un pericoloso precedente che può incidere sulla corretta funzionalità e gestione dei parchi nazionali; l’Ente Parco, dal 23 aprile 2008 al 28 agosto 2008, è rimasto privo degli organi di indirizzo, essendo nel frattempo decaduto il consiglio direttivo, e il presidente, reinsediato per effetto della sentenza del Tar di Puglia del 22 aprile 2008, ha ripreso le sue funzioni in data 29 Agosto 2008; il direttore dell’Ente, cui spetta la gestione, è stato assente per tutto il periodo del commissariamento e fino al mese di agosto, salvo sporadiche apparizioni; lo stesso Ente Parco, così come più volte segnalato dai sindaci della Comunità del Parco, soffre dei ritardi e della cronica incapacità gestionale della direzione; l’organo di indirizzo del Parco e il presidente, nonostante la verifica amministrativo-contabile eseguita presso l’Ente dai Servizi Ispettivi di Finanza Pubblica nell’ottobre del 2006, le continue segnalazioni dei sindaci della Comunità del parco le contestazioni dei sindacati dei lavoratori del parco, non hanno mai inteso prendere iniziative adeguate atte a rimuovere gli ostacoli, assicurando in questo modo una corretta gestione amministrativa dell’Ente; ad oggi la stessa direzione dell’Ente, nonostante i numerosi solleciti della competente direzione del Ministero, non ha ancora provveduto a fornire utili e adeguate spiegazioni su tutte le contestazioni e criticità contabili e amministrative accertate; da notizie riportate dalla stampa locale, il direttore dell’Ente nell’estate del 2007, disapplicando i principi di concorrenza, trasparenza e pubblicità richiesti dalla legge ha affidato l’incarico per lo svolgimento di una manifestazione alle Tremiti ad una Cooperativa di cui il coniuge risulta essere vicepresidente; il presidente del Parco, reinsediato a capo dell’Ente Parco, pur conoscendo tale fatto, non ha inteso prendere opportuni provvedimenti; l’organo di indirizzo politico del Ministero, dalla pubblicazione della sentenza del Tar di Bari ad oggi, è stato completamente assente da un così grave problema, contravvenendo ai principi ispiratori della legge quadro sulle aree protette, che prevede che sia lo stesso Ministero a vigilare e a controllare i parchi; il Ministero, con nota del 29 luglio 2008, ha avviato le procedure per la richiesta delle designazioni per la ricostituzione del Consiglio Direttivo dell’Ente; la Comunità del Parco del Gargano ha da tempo inviato al Ministero il proprio atto deliberativo con cui ha designato, a norma di legge, i suoi cinque componenti; sono scaduti abbondantemente i tempi previsti dall’articolo 9 commi 4 e 5 della legge n. 394 del 1991 e non si è ancora provveduto a nominare il nuovo Consiglio Direttivo dell’Ente; da voci e notizie provenienti dal territorio del parco, contrariamente a quanto previsto dall’articolo 9 comma 3 della legge n. 394 del 1991, il Ministro si appresta a chiedere formale intesa al presidente della Regione Puglia per la conferma per ulteriori cinque anni del reinsediato presidente dell’Ente Parco, che altrimenti concluderebbe il suo mandato il 14 giugno 2009 -: quali siano i motivi della rinuncia, da parte del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al ricorso in appello avverso la sentenza del Tar di Bari n. 996 del 22 aprile 2208; come il Governo abbia giudicato le motivazioni contenute nella relazione dei Servizi Ispettivi della Ragioneria Generale dello Stato che hanno portato al necessario commissariamento dell’Ente Parco Nazionale del Gargano; quali siano le ragioni per le quali il Governo non ha ritenuto opportuno mantenere il commissariamento; se il Governo ritenga, in osservanza delle disposizioni di legge e visto il permanere del caos gestionale e amministrativo dell’ente, di procedere con urgenza alla nomina dei 12 componenti del nuovo Consiglio Direttivo e/o comunque alla nomina della maggioranza dei suoi componenti; se il Governo abbia chiesto o intenda chiedere, e per quali motivi formali, al presidente della Regione Puglia la conferma per ulteriori cinque anni del reinsediato presidente dell’Ente Parco; se il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, quale organo vigilante e di controllo sull’attività degli Enti di gestione dei parchi nazionali, conoscendo i fatti esposti in premessa, adottato atti conseguenti e provvedimenti di autotutela per assicurare il rispetto della normativa vigente; se il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, a fronte di un’evidente situazione di conclamate incapacità gestionali dell’Ente Parco, già accertata dai Servizi Ispettivi della Ragioneria Centrale dello Stato, e del rischio di ulteriori eventuali irregolarità amministrative non intenda avviare una completa verifica, circa il rispetto della normativa, di tutti gli atti amministrativi e gestionali dell’Ente Parco nazionale del Gargano finora prodotti, adottando, se necessario, provvedimenti di autotutela; se risponde al vero quanto riportato dalla stampa locale circa l’affidamento di incarico alla cooperativa del coniuge del direttore; quali iniziative e provvedimenti urgenti il Governo intenda assumere, a fronte delle richiamate violazioni normative, nei confronti del direttore del Parco, disponendo della facoltà di nomina e revoca da tale incarico; se il Governo non ritenga opportuno comunicare alla procura della Corte dei conti, visto lo stato della gestione amministrativa dell’Ente, già segnalata dai Servizi Ispettivi di Finanza Pubblica; quali iniziative e provvedimenti urgenti il Governo intenda assumere per ripristinare l’immediata funzionalità di indirizzo programmatico e gestionale dell’Ente Parco Nazionale del Gargano. (5-00917)


Onorevoli Colleghi! – La proposta di legge in oggetto trova fondamento nell’articolazione dell’apparato di accoglienza degli stranieri che giungono in Italia sprovvisti del permesso di soggiorno e nel conseguente diverso impatto che la loro presenza ha sulle comunità che li ospitano.

Alle strutture destinate all’identificazione e alla conseguente espulsione si affiancano i centri di accoglienza per i richiedenti asilo (CARA).

Gli stranieri ospitati nei CARA vivono come «sospesi» in una sorta di «limbo» civico: privi di uno status giuridico definito, ma titolari del diritto a soggiornare in Italia fino a conclusione della procedura di accettazione, o meno, della domanda di asilo.

Per esemplificare: non possono lavorare, e per questa ragione ricevono un sussidio dallo Stato, ma possono liberamente circolare, avendo come unico obbligo il pernottamento all’interno della struttura.

Attualmente i CARA sono sei e sono situati nelle seguenti località: Caltanissetta, presso la contrada Pian del Lago (96 posti); Crotone, presso località Sant’Anna (256 posti); Foggia, presso il borgo Mezzanone (198 posti); Gorizia, presso Gradisca d’Isonzo (150 posti); Milano, in via Corelli (20 posti); Trapani, presso Salina grande (260 posti). A questi si devono aggiungere i centri di accoglienza di Bari, presso l’area aeroportuale di Palese (744 posti) e di Siracusa, presso Cassabile (200 posti) parzialmente utilizzati per funzioni analoghe.

Tutte, o quasi, queste strutture sono collocate in zone periferiche, in borgate o in aree rurali; di conseguenza il loro impatto demografico e sociale assume una maggiore rilevanza, perché esercitato su comunità piccole e, normalmente, non dotate dei servizi minimi indispensabili per garantire sicurezza e integrazione. A maggior ragione nel caso in cui, com’è ormai prassi, i CARA sono sovraffollati.

È questa, ad esempio, la causa dei disordini verificatisi nell’estate 2008 a borgo Mezzanone (borgata rurale del comune di Manfredonia), dove sono ospitati, ormai stabilmente, oltre 1.000 stranieri, di etnie diverse e talvolta in contrasto tra loro: lo dimostrano un paio di maxi-risse scoppiate quest’estate, la cui gravità ha spinto la prefettura – ufficio territoriale del Governo di Foggia ad attivare un servizio straordinario e temporaneo di presidio del territorio.

Mentre non sembra aver sortito alcun effetto positivo l’impiego di unità della Marina militare nel servizio di vigilanza esterna del CARA. È immaginabile quale disagio vivano tanto i residenti della borgata, attualmente in numero inferiore rispetto agli ospiti del CARA e dell’annesso centro di accoglienza, quanto i richiedenti asilo, ai quali non sono garantiti servizi adeguati a favorire la socializzazione e l’integrazione con la comunità che li ospita.

Episodi di questo genere sono registrabili ovunque siano insediati i CARA e l’incremento esponenziale dell’arrivo di immigrati clandestini, registrato nel 2008, lascia presumere che le difficoltà potranno solo aumentare.

Nasce da queste considerazioni la proposta di istituire, nello stato di previsione del Ministero dell’interno, un fondo specifico le cui risorse saranno destinate alle prefetture – uffici territoriali del Governo e ai comuni nei cui territori sorgono i CARA, per finanziare l’incremento sia dei servizi sicurezza che dei servizi di assistenza, di mediazione e di integrazione sociali, che sottopongo alla vostra attenzione.

PROPOSTA DI LEGGE

Art. 1.

1. Al fine di garantire adeguati livelli di sicurezza e di favorire l’adozione di idonee misure di assistenza, di mediazione e di integrazione sociali, nello stato di previsione del Ministero dell’interno è istituito il Fondo per la sicurezza delle comunità che ospitano i centri di accoglienza per i richiedenti asilo (CARA) e l’integrazione degli stranieri richiedenti asilo, di seguito denominato «Fondo».

Art. 2.

1. Il Fondo è ripartito proporzionalmente tra ciascuno dei CARA in ragione del numero di stranieri richiedenti asilo effettivamente ospitati alla data del 31 dicembre dell’anno precedente l’assegnazione delle risorse.

2. La quota assegnata a ciascuno dei CARA è suddivisa in parti eguali tra la prefettura – ufficio territoriale del Governo competente per territorio, che provvede all’organizzazione di servizi di tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza, e il comune competente per territorio, che provvede alla strutturazione di servizi di assistenza, di mediazione e d’integrazione sociali.

Art. 3.

1. All’onere derivante dall’attuazione della presente legge, valutato in 3.000.000 di euro per il triennio 2009-2011, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2009-2011, nell’ambito del fondo speciale di parte corrente dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2009, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero dell’interno.

2. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.


parlamento_picOnorevoli Colleghi! – Il tema della responsabilità sociale del sistema imprenditoriale rispetto al radicarsi delle organizzazioni criminali mafiose e paramafiose è tornato ad essere di grande attualità grazie, tra l’altro, al coraggio degli imprenditori siciliani e calabresi.

Proprio nelle regioni in cui più forte è l’economia mafiosa e più grave la minaccia delle ritorsioni violente, i presidenti delle organizzazioni più rappresentative hanno deciso di rompere ogni legame con chi paga il pizzo e non denuncia gli estorsori.

Con il consueto pragmatismo, hanno motivato tale scelta anche con la necessità di sgomberare il campo da questa forma di concorrenza sleale.

La connotazione etica di questa scelta, comunque, è, con ogni evidenza, il motivo principale dell’iniziativa, che sta dando ottimi risultati, com’è dimostrato dall’incremento delle denunce all’autorità giudiziaria, dall’elaborazione di codici interni alle aziende che dettano norme e prescrizioni per garantire la legalità e la trasparenza, dalla diffusione di marchi e bollini che trasformano l’impegno antimafia in un positivo elemento di marketing.

L’azione di moral suasion avviata e portata avanti con convinzione da queste organizzazioni imprenditoriali, però, non è così ampiamente e diffusamente condivisa come invece sarebbe auspicabile. Al contrario, c’è chi, all’interno delle stesse organizzazioni, sostiene l’inopportunità dell’adozione di tali norme etiche, perché emarginerebbero le vittime del racket, e chi insiste nell’attribuire esclusivamente allo Stato il compito di perseguire l’obiettivo della legalità diffusa.

Così dicendo, sembra volersi affermare il principio dell’autoassoluzione delle imprese anche rispetto al concorso nella commissione di reati gravi. Lo ha ben presente il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, che, nella recente audizione dinanzi alle Commissioni riunite Affari costituzionali e Giustizia del Senato, ha chiesto l’adozione di sanzioni penali nei confronti degli imprenditori che non denunciano gli estorsori e che trovano e perseguono forme di convivenza e, in molti casi, di convenienza economica. E ciò a scapito degli imprenditori onesti, quelli che denunciano, quelli che non pagano, quelli che talvolta vengono ammazzati.

Secondo me, invece, è necessario l’intervento dello Stato per sanzionare comportamenti che sono eticamente e socialmente inaccettabili.

L’ordinamento italiano contempla già la disciplina, recata dal decreto legislativo n. 231 del 2001, con cui si è introdotto il principio della responsabilità dell’impresa per gli illeciti commessi dal singolo amministratore, socio o dipendente. Tecnicamente è una responsabilità amministrativa, ma contiene i positivi germi del riconoscimento di una responsabilità sociale dell’organizzazione «impresa» rispetto agli atti e agli atteggiamenti dei singoli appartenenti.

L’originario dettato normativo è stato recentemente integrato (articolo 9 della legge n. 123 del 2007) per comprendere nel novero dei reati sanzionati anche l’omicidio colposo e le lesioni gravi e gravissime conseguenti alla violazione delle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.

Il Parlamento, dunque, ha scelto di ampliare la casistica di applicazione originale, per favorire una maggiore assunzione di responsabilità rispetto alla tutela dei lavoratori.

Analoga estensione si propone ora di compiere per punire le imprese che, con acquiescenza e connivenza, concorrono a rafforzare le organizzazioni criminali. Sanzioni che hanno un preciso e consistente peso economico e che determinano, appunto, anche un’evidenza sociale a cui è difficile sfuggire: interdizione dall’esercizio dell’attività; sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell’illecito; divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni di pubblico servizio; esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e revoca di quelli eventualmente già concessi; divieto di pubblicizzare beni o servizi.

In poche parole: fare affari con la mafia diventerebbe un po’ più rischioso e un po’ meno conveniente.

Nasce da queste considerazioni la presente proposta di legge, in materia di responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni, anche prive di personalità giuridica, per favoreggiamento personale nella commissione di reati e delitti riconducibili ad associazioni per delinquere di stampo mafioso, che sottopongo alla vostra attenzione.

Art. 1.

1. Al fine di favorire l’attuazione delle norme volte alla prevenzione e al contrasto dei reati riconducibili alle associazioni di cui all’articolo 416-bis del codice penale, all’articolo 25 del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 3, le parole: «e 321» sono sostituite dalle seguenti: «321 e 378,secondo comma»;

b) la rubrica è sostituita dalla seguente: «Concussione, corruzione e favoreggiamento personale».


I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, il Ministro delle politiche agricole e forestali, per sapere – premesso che:

ad ottobre del 2005 è stato ultimato il trasferimento della sede dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) da Bruxelles a Parma, città individuata dal Consiglio europeo quale sede permanente dell’organismo scientifico destinato a fornire pareri scientifici indipendenti relativamente alle questioni inerenti la sicurezza alimentare;

il regolamento istitutivo, approvato il 28 gennaio 2002 dal Parlamento europeo e dal Consiglio europeo, stabilisce i principi ed i requisiti di base del diritto alimentare e assegna all’EFSA il compito di costruire e coordinare una rete in grado di realizzare una stretta collaborazione con le autorità nazionali che operano nello stesso campo;

da ciò è discesa la necessità di attivare le procedure per la costituzione di una Autorità per la sicurezza alimentare in Italia, organismo scientifico indipendente, sebbene funzionalmente collegato al Ministero della salute;

nei primi mesi del 2005 è stato costituito a Foggia il Comitato tecnico-istituzionale per la strutturazione e il sostegno della candidatura del capoluogo della Capitanata a sede dell’Autorità stessa. Coordinati dalla Provincia di Foggia, ne fanno parte o ne condividono l’operato: l’Università degli studi di Foggia, la Camera di commercio di Foggia, tutti gli enti locali, le associazioni di categoria, le organizzazioni sindacali e gli enti di ricerca che operano nel territorio foggiano;

nel maggio del 2005 è stato costituito il Comitato scientifico incaricato di strutturare la proposta del territorio al Governo, proposta ufficializzata il 13 settembre 2005 nel corso di un incontro tra i rappresentanti delle istituzioni locali e l’allora ministro per le politiche agricole, alimentari e forestali, onorevole Gianni Alemanno;

con il decreto interministeriale 26 luglio 2007, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 231 del 4 ottobre 2007, l’allora Ministro della salute, Livia Turco, d’intesa con l’allora Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, Paolo De Castro, ha istituito, presso il Ministero della salute, il Comitato nazionale per la sicurezza alimentare: organo tecnico consultivo, destinato ad agire in stretta collaborazione con l’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare), cui è affidato il compito di offrire la propria consulenza tecnico-scientifica alle Amministrazioni che si occupano di gestione del rischio in materia di sicurezza alimentare ed a formulare pareri scientifici, su richiesta del Comitato strategico di indirizzo, delle amministrazioni centrali e delle Regioni e delle Province autonome di Trento e Bolzano;

l’articolo 2, comma 356, della legge finanziaria per il 2008 prevede che il Comitato nazionale per la sicurezza alimentare assuma la denominazione «Autorità nazionale per la sicurezza alimentare» e si avvalga di una sede referente operante nella città di Foggia;

per lo svolgimento delle attività e il funzionamento della sede di Foggia, la stessa legge finanziaria autorizza lo stanziamento, a favore del Ministero della salute, di un contributo di 2,5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008 e 2009 e di 1,5 milioni di euro per l’anno 2010;

l’articolo 11 del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248, (cosiddetto «milleproroghe») prevede che la predetta Autorità nazionale per la sicurezza alimentare, a decorrere dal 15 gennaio 2008, si trasformi in Agenzia nazionale per la sicurezza alimentare, con sede in Foggia, fermo restando lo stanziamento di 2,5 milioni per ciascuno degli anni 2008 e 2009 e di 1,5 milioni di euro per l’anno 2010;

lo stesso articolo 11 rinviava ad un successivo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro della salute, di concerto con il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, la definizione delle norme per l’organizzazione, il funzionamento e l’amministrazione dell’Agenzia;

la candidatura di Foggia a sede dell’Authority nazionale per la sicurezza alimentare è fondata su alcuni pilastri: la rilevanza della produzione agricola e agroalimentare; la presenza di centri di formazione e di ricerca di eccellenza che operano nel settore agricolo e agroalimentare;

la produzione agricola foggiana è pari a quella dell’intero Molise o dell’intera Basilicata;

sul fronte agroalimentare, Foggia ospita il più importante pastificio del gruppo Barilla, dopo quello storico di Parma, e si appresta ad ospitare il piú grande impianto di trasformazione di pomodoro del Sud dell’Italia;

lo sviluppo della filiera agricola è stato sollecitato o assecondato dai centri di ricerca, alcuni dei quali storici, presenti nel territorio provinciale: l’Istituto sperimentate per la cerealicoltura, l’istituto per le colture foraggere, l’istituto sperimentale per la zootecnia, l’Istituto zooprofilattico sperimentale di Puglia e Basificata, il Lachimer (laboratorio chimico merceologico della Camera di commercio), l’Istituto per lo studio degli ecosistemi costieri del CNR di Lesina; il Servizio igiene e prevenzione dell’Asl FG/3;

all’interno dell’Università di Foggia, grazie, anche alla presenza della Facoltà di agraria, si sono inoltre sviluppate strutture di assoluto rilievo in campo scientifico: il Biopolo dauno e il Centro di ricerca interdisciplinare Bioagromed;

la Regione Puglia ha individuato nella provincia di Foggia la sede ideale per il Distretto agroalimentare regionale, destinato alla promozione dell’innovazione in agricoltura;

a seguito della recente adozione, da parte del Consiglio dei ministri, del decreto recante misure urgenti in materia fiscale, a parere del Ministro dell’economia, Giulio Tremonti, si profila la necessità di operare tagli agli stanziamenti previsti dalla legge finanziaria per il 2008 e dal decreto «milleproroghe» per garantire la copertura di spesa, in particolare, alla riduzione dell’imposta comunale sugli immobili -:

se il Governo intenda confermare l’istituzione dell’Agenzia nazionale per la sicurezza alimentare;

se i Ministri interpellati intendano confermare l’indicazione di Foggia quale sede dell’Agenzia stessa;

se sia vero che le risorse finanziarie, destinate dal Governo Prodi per il funzionamento dell’Agenzia nazionale per la sicurezza alimentare con sede a Foggia, sono state destinate ad assicurare la copertura di spesa prevista per il decreto recante misure urgenti in materia fiscale, emanato dal Governo Berlusconi. (2-00021)

«Bordo, Antonino Russo, Berretta, Causi, Gianni Farina, Siragusa, Bossa, Picierno, Graziano, De Biasi, Lo Moro, Bindi, Miotto, Servodio, Melandri, Duilio, Leoluca Orlando, Giulietti, Messina, Piffari, Scilipoti, Zazzera, Di Giuseppe, Pisicchio, Schirru, Rampi, Bellanova, Giorgio Merlo, D’Antoni, Realacci, De Micheli, Capodicasa, Zampa, Bocci, Brandolini, Gozi, Margiotta, Giovanelli, Iannuzzi».