parlamento_picOnorevoli Colleghi! – Il tema della responsabilità sociale del sistema imprenditoriale rispetto al radicarsi delle organizzazioni criminali mafiose e paramafiose è tornato ad essere di grande attualità grazie, tra l’altro, al coraggio degli imprenditori siciliani e calabresi.

Proprio nelle regioni in cui più forte è l’economia mafiosa e più grave la minaccia delle ritorsioni violente, i presidenti delle organizzazioni più rappresentative hanno deciso di rompere ogni legame con chi paga il pizzo e non denuncia gli estorsori.

Con il consueto pragmatismo, hanno motivato tale scelta anche con la necessità di sgomberare il campo da questa forma di concorrenza sleale.

La connotazione etica di questa scelta, comunque, è, con ogni evidenza, il motivo principale dell’iniziativa, che sta dando ottimi risultati, com’è dimostrato dall’incremento delle denunce all’autorità giudiziaria, dall’elaborazione di codici interni alle aziende che dettano norme e prescrizioni per garantire la legalità e la trasparenza, dalla diffusione di marchi e bollini che trasformano l’impegno antimafia in un positivo elemento di marketing.

L’azione di moral suasion avviata e portata avanti con convinzione da queste organizzazioni imprenditoriali, però, non è così ampiamente e diffusamente condivisa come invece sarebbe auspicabile. Al contrario, c’è chi, all’interno delle stesse organizzazioni, sostiene l’inopportunità dell’adozione di tali norme etiche, perché emarginerebbero le vittime del racket, e chi insiste nell’attribuire esclusivamente allo Stato il compito di perseguire l’obiettivo della legalità diffusa.

Così dicendo, sembra volersi affermare il principio dell’autoassoluzione delle imprese anche rispetto al concorso nella commissione di reati gravi. Lo ha ben presente il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, che, nella recente audizione dinanzi alle Commissioni riunite Affari costituzionali e Giustizia del Senato, ha chiesto l’adozione di sanzioni penali nei confronti degli imprenditori che non denunciano gli estorsori e che trovano e perseguono forme di convivenza e, in molti casi, di convenienza economica. E ciò a scapito degli imprenditori onesti, quelli che denunciano, quelli che non pagano, quelli che talvolta vengono ammazzati.

Secondo me, invece, è necessario l’intervento dello Stato per sanzionare comportamenti che sono eticamente e socialmente inaccettabili.

L’ordinamento italiano contempla già la disciplina, recata dal decreto legislativo n. 231 del 2001, con cui si è introdotto il principio della responsabilità dell’impresa per gli illeciti commessi dal singolo amministratore, socio o dipendente. Tecnicamente è una responsabilità amministrativa, ma contiene i positivi germi del riconoscimento di una responsabilità sociale dell’organizzazione «impresa» rispetto agli atti e agli atteggiamenti dei singoli appartenenti.

L’originario dettato normativo è stato recentemente integrato (articolo 9 della legge n. 123 del 2007) per comprendere nel novero dei reati sanzionati anche l’omicidio colposo e le lesioni gravi e gravissime conseguenti alla violazione delle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.

Il Parlamento, dunque, ha scelto di ampliare la casistica di applicazione originale, per favorire una maggiore assunzione di responsabilità rispetto alla tutela dei lavoratori.

Analoga estensione si propone ora di compiere per punire le imprese che, con acquiescenza e connivenza, concorrono a rafforzare le organizzazioni criminali. Sanzioni che hanno un preciso e consistente peso economico e che determinano, appunto, anche un’evidenza sociale a cui è difficile sfuggire: interdizione dall’esercizio dell’attività; sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell’illecito; divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni di pubblico servizio; esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e revoca di quelli eventualmente già concessi; divieto di pubblicizzare beni o servizi.

In poche parole: fare affari con la mafia diventerebbe un po’ più rischioso e un po’ meno conveniente.

Nasce da queste considerazioni la presente proposta di legge, in materia di responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni, anche prive di personalità giuridica, per favoreggiamento personale nella commissione di reati e delitti riconducibili ad associazioni per delinquere di stampo mafioso, che sottopongo alla vostra attenzione.

Art. 1.

1. Al fine di favorire l’attuazione delle norme volte alla prevenzione e al contrasto dei reati riconducibili alle associazioni di cui all’articolo 416-bis del codice penale, all’articolo 25 del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 3, le parole: «e 321» sono sostituite dalle seguenti: «321 e 378,secondo comma»;

b) la rubrica è sostituita dalla seguente: «Concussione, corruzione e favoreggiamento personale».


I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, il Ministro delle politiche agricole e forestali, per sapere – premesso che:

ad ottobre del 2005 è stato ultimato il trasferimento della sede dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) da Bruxelles a Parma, città individuata dal Consiglio europeo quale sede permanente dell’organismo scientifico destinato a fornire pareri scientifici indipendenti relativamente alle questioni inerenti la sicurezza alimentare;

il regolamento istitutivo, approvato il 28 gennaio 2002 dal Parlamento europeo e dal Consiglio europeo, stabilisce i principi ed i requisiti di base del diritto alimentare e assegna all’EFSA il compito di costruire e coordinare una rete in grado di realizzare una stretta collaborazione con le autorità nazionali che operano nello stesso campo;

da ciò è discesa la necessità di attivare le procedure per la costituzione di una Autorità per la sicurezza alimentare in Italia, organismo scientifico indipendente, sebbene funzionalmente collegato al Ministero della salute;

nei primi mesi del 2005 è stato costituito a Foggia il Comitato tecnico-istituzionale per la strutturazione e il sostegno della candidatura del capoluogo della Capitanata a sede dell’Autorità stessa. Coordinati dalla Provincia di Foggia, ne fanno parte o ne condividono l’operato: l’Università degli studi di Foggia, la Camera di commercio di Foggia, tutti gli enti locali, le associazioni di categoria, le organizzazioni sindacali e gli enti di ricerca che operano nel territorio foggiano;

nel maggio del 2005 è stato costituito il Comitato scientifico incaricato di strutturare la proposta del territorio al Governo, proposta ufficializzata il 13 settembre 2005 nel corso di un incontro tra i rappresentanti delle istituzioni locali e l’allora ministro per le politiche agricole, alimentari e forestali, onorevole Gianni Alemanno;

con il decreto interministeriale 26 luglio 2007, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 231 del 4 ottobre 2007, l’allora Ministro della salute, Livia Turco, d’intesa con l’allora Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, Paolo De Castro, ha istituito, presso il Ministero della salute, il Comitato nazionale per la sicurezza alimentare: organo tecnico consultivo, destinato ad agire in stretta collaborazione con l’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare), cui è affidato il compito di offrire la propria consulenza tecnico-scientifica alle Amministrazioni che si occupano di gestione del rischio in materia di sicurezza alimentare ed a formulare pareri scientifici, su richiesta del Comitato strategico di indirizzo, delle amministrazioni centrali e delle Regioni e delle Province autonome di Trento e Bolzano;

l’articolo 2, comma 356, della legge finanziaria per il 2008 prevede che il Comitato nazionale per la sicurezza alimentare assuma la denominazione «Autorità nazionale per la sicurezza alimentare» e si avvalga di una sede referente operante nella città di Foggia;

per lo svolgimento delle attività e il funzionamento della sede di Foggia, la stessa legge finanziaria autorizza lo stanziamento, a favore del Ministero della salute, di un contributo di 2,5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008 e 2009 e di 1,5 milioni di euro per l’anno 2010;

l’articolo 11 del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248, (cosiddetto «milleproroghe») prevede che la predetta Autorità nazionale per la sicurezza alimentare, a decorrere dal 15 gennaio 2008, si trasformi in Agenzia nazionale per la sicurezza alimentare, con sede in Foggia, fermo restando lo stanziamento di 2,5 milioni per ciascuno degli anni 2008 e 2009 e di 1,5 milioni di euro per l’anno 2010;

lo stesso articolo 11 rinviava ad un successivo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro della salute, di concerto con il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, la definizione delle norme per l’organizzazione, il funzionamento e l’amministrazione dell’Agenzia;

la candidatura di Foggia a sede dell’Authority nazionale per la sicurezza alimentare è fondata su alcuni pilastri: la rilevanza della produzione agricola e agroalimentare; la presenza di centri di formazione e di ricerca di eccellenza che operano nel settore agricolo e agroalimentare;

la produzione agricola foggiana è pari a quella dell’intero Molise o dell’intera Basilicata;

sul fronte agroalimentare, Foggia ospita il più importante pastificio del gruppo Barilla, dopo quello storico di Parma, e si appresta ad ospitare il piú grande impianto di trasformazione di pomodoro del Sud dell’Italia;

lo sviluppo della filiera agricola è stato sollecitato o assecondato dai centri di ricerca, alcuni dei quali storici, presenti nel territorio provinciale: l’Istituto sperimentate per la cerealicoltura, l’istituto per le colture foraggere, l’istituto sperimentale per la zootecnia, l’Istituto zooprofilattico sperimentale di Puglia e Basificata, il Lachimer (laboratorio chimico merceologico della Camera di commercio), l’Istituto per lo studio degli ecosistemi costieri del CNR di Lesina; il Servizio igiene e prevenzione dell’Asl FG/3;

all’interno dell’Università di Foggia, grazie, anche alla presenza della Facoltà di agraria, si sono inoltre sviluppate strutture di assoluto rilievo in campo scientifico: il Biopolo dauno e il Centro di ricerca interdisciplinare Bioagromed;

la Regione Puglia ha individuato nella provincia di Foggia la sede ideale per il Distretto agroalimentare regionale, destinato alla promozione dell’innovazione in agricoltura;

a seguito della recente adozione, da parte del Consiglio dei ministri, del decreto recante misure urgenti in materia fiscale, a parere del Ministro dell’economia, Giulio Tremonti, si profila la necessità di operare tagli agli stanziamenti previsti dalla legge finanziaria per il 2008 e dal decreto «milleproroghe» per garantire la copertura di spesa, in particolare, alla riduzione dell’imposta comunale sugli immobili -:

se il Governo intenda confermare l’istituzione dell’Agenzia nazionale per la sicurezza alimentare;

se i Ministri interpellati intendano confermare l’indicazione di Foggia quale sede dell’Agenzia stessa;

se sia vero che le risorse finanziarie, destinate dal Governo Prodi per il funzionamento dell’Agenzia nazionale per la sicurezza alimentare con sede a Foggia, sono state destinate ad assicurare la copertura di spesa prevista per il decreto recante misure urgenti in materia fiscale, emanato dal Governo Berlusconi. (2-00021)

«Bordo, Antonino Russo, Berretta, Causi, Gianni Farina, Siragusa, Bossa, Picierno, Graziano, De Biasi, Lo Moro, Bindi, Miotto, Servodio, Melandri, Duilio, Leoluca Orlando, Giulietti, Messina, Piffari, Scilipoti, Zazzera, Di Giuseppe, Pisicchio, Schirru, Rampi, Bellanova, Giorgio Merlo, D’Antoni, Realacci, De Micheli, Capodicasa, Zampa, Bocci, Brandolini, Gozi, Margiotta, Giovanelli, Iannuzzi».