Bordo_LussemburgoMisure militari accompagnate da forte iniziativa politica europea

“L’Europa non può pensare di dimostrarsi indifferente davanti al dramma di tanti popoli vicini a noi e limitarsi a chiudere le proprie frontiere. Se seguisse l’esempio di quei Paesi membri che lo stanno già stanno facendo, smentirebbe sé stessa e i suoi valori fondanti. Deve sforzarsi, al contrario, di assumere decisioni coordinate e unitarie che prevedano anche la tracciatura e lo scambio dei dati sia per garantire la sicurezza e l’incolumità dei propri cittadini, sia per offrire supporto a chi fugge da guerre e carestie. Dovremmo convincerci del fatto che, muoverci secondo una logica condivisa, può avere vantaggi di gran lunga superiori al sacrificio di una quota di sovranità nazionale. E dovremmo anche iniziare a valutare seriamente la predisposizione di una sorta di ‘Piano Marshall’ per la gestione dei flussi migratori collocando al centro dell’attenzione, anche dal punto di vista delle politiche di cooperazione allo sviluppo, il Mediterraneo che non è soltanto il luogo da cui originano crisi e conflitti ma può diventare anche un’enorme opportunità di crescita e di maggiore sicurezza per i nostri Paesi. Il fatto che l’Europa venga percepita da molti come luogo di speranza e futuro deve renderci orgogliosi dei risultati raggiunti grazie all’avanzamento del processo di integrazione in termini di rafforzamento dello Stato di diritto e dei sistemi democratici. Da questo orgoglio deve nascere qualcosa di nuovo”. Lo ha detto il presidente della Commissione per le Politiche Ue della Camera Michele Bordo, del Pd, intervenendo durante i lavori della riunione dei presidenti Cosac (Conferenza degli organi parlamentari specializzati negli affari dell’Unione dei Parlamenti dell’Unione europea) in corso a Lussemburgo.

“Servono passi avanti e, se si vogliono ottenere risultati duraturi e concreti, – ha proseguito Bordo – occorre che le misure militari, di ordine pubblico o di sicurezza siano accompagnate da una più forte iniziativa politica dell’Unione europea, che non può limitarsi a svolgere un ruolo marginale quando si tratta di affrontare il tema della stabilizzazione istituzionale, politica ed economica dei Paesi alle sue frontiere, del superamento delle guerre civili e delle più violente dittature”. In seguito alle carenze emerse dopo gli attentati di Parigi del 13 novembre scorso Bordo ha spiegato: “Nell’ambito del sistema di tracciabilità e scambio di informazioni dobbiamo mettere in campo tutte le iniziative necessarie a scongiurare nuovi drammatici attentati terroristici garantendo la sicurezza dei nostri cittadini e prevenendo quei danni, anche economici, che un costante senso di insicurezza potrebbe provocare. Ricordo che il più recente Consiglio del 20 novembre ha raccomandato l’urgenza di definire entro la fine dell’anno la disciplina dei codici PNR che dovrebbe comprendere anche i voli interni e prevedere un periodo sufficientemente lungo di conservazione dei dati”.

“Le misure che le Istituzioni europee hanno assunto recentemente per contrastare il traffico di esseri umani e l’immigrazione clandestina, rafforzando le funzioni di Frontex, presidiando meglio il mar Mediterraneo e avviando l’operazione ‘Eunavfor Med’, – ha detto Bordo – stanno dando i primi risultati, scoraggiando almeno in parte i criminali che esercitano il contrabbando delle persone, sfruttando il loro dramma. Su questo fronte occorre proseguire con il massimo impegno da parte di tutti; gli Stati membri non devono sottrarsi ai loro doveri offrendo i mezzi, in primo luogo navali, necessari per assicurare un controllo davvero efficace delle frontiere esterne dell’UE. Allo stesso tempo, il contrasto all’immigrazione irregolare presuppone anche che si contrastino con durezza i datori di lavoro che sfruttano i migranti, approfittando del fatto che sono irregolari, sottopagandoli per attività lavorative che i cittadini europei non vogliono più svolgere”.
“La logica di condivisione deve ispirare anche le scelte relative al salvataggio dei migranti che si trovino in pericolo, alla loro prima accoglienza, così come alla gestione delle domande di asilo per il riconoscimento dello status di rifugiati. A questa stessa logica dovrebbero ispirarsi le iniziative dei singoli Stati membri per quanto riguarda i rapporti con i partner esterni, con particolare riferimento alla imprescindibile cooperazione e responsabilizzazione dei Paesi di transito ai fini della politica di cooperazione allo sviluppo e di assistenza ai programmi rivolti al ‘National e institutional building’ dei Paesi di provenienza. Si tratta di processi impegnativi cui l’Europa non può sottrarsi, in primo luogo perché inevitabilmente le tensioni e i conflitti che si consumano in questi Paesi si riverberano anche all’interno delle frontiere europee e, in secondo luogo, perché l’Europa ha tutto da guadagnare da una stabilizzazione delle aree che le sono più prossime” ha concluso Bordo.


In questo momento di profondo dolore esprimo tutta la mia solidarietà e vicinanza alla Francia e ai francesi. Lo smarrimento di queste ore accomuna tutti noi. I terroristi puntano a destabilizzare il nostro equilibrio e i nostri valori di civiltà e democrazia. Noi non possiamo e non dobbiamo permetterglielo. Certo, c’è bisogno di lucidità in questa fase così difficile e drammatica. Non possiamo agire solo sull’onda dell’emozione. Ma di una cosa sono convinto: la risposta dell’Europa e della comunità internazionale non può non essere ferma, decisa, immediata e collegiale. Siamo di fronte ad una minaccia che non riguarda solo la Francia o il nostro continente, ma il mondo intero. Chi semina il terrore deve sapere che noi non abbiamo paura.