idrogenoL’Italia deve fare ogni sforzo per incoraggiare la diffusione di veicoli a idrogeno, anche alla luce dell’accordo della Cop21 di Parigi sul clima. A tal proposito è stato molto interessante l’incontro che ho avuto oggi con Andrea Carlucci, amministratore delegato di Toyota Italia.

Ben prima della Direttiva europea, che impegna gli Stati a promuovere la produzione di energia da fonti rinnovabili, avevo presentato una proposta di legge (la n.1469) che prevedeva il sostegno alle automobili a idrogeno. Sono convinto che lo sviluppo di questo vettore potrebbe contribuire a cambiare significativamente il sistema energetico del nostro Paese, permettendoci di essere più indipendenti dal petrolio e contribuendo alla salute del pianeta. Le emissioni nulle dell’idrogeno, infatti, potrebbero diventare fondamentali per contenere l’enorme inquinamento che affligge molte delle nostre città. 

Da qui l’urgenza per l’Italia, in linea con quanto già fatto da altri Paesi, a lavorare al fine di prevedere incentivi per l’acquisto di veicoli a idrogeno e diffondere in maniera capillare le stazioni di rifornimento.


ParigiBene risposta comune Ue a richiesta d’assistenza di Parigi

“La posizione dell’Italia all’indomani degli attentati del 13 novembre è stata chiaramente più prudente rispetto a quella assunta dal presidente Hollande. Io non so se siamo in guerra o no ma penso sia necessaria una risposta adeguata e ferma da parte della comunità internazionale e dell’Ue. Questo momento non può essere superato con la solita retorica alla quale ricorriamo quando non vogliamo maturare una decisione. Non è più sufficiente dire che ‘siamo tutti francesi’ o ‘siamo tutti europei’. E’ arrivato il momento di agire con grande fermezza. Il come lo decideranno i Paesi della coalizione ma ritengo che, allo stato in cui siamo, non dobbiamo escludere nulla se vogliamo impedire a questi terroristi vigliacchi di continuare a colpire”. Lo ha detto il presidente della Commissione per le Politiche Ue della Camera Michele Bordo, del Pd, nel corso di un’intervista a ‘Radio Radicale’.

“Per questo – ha proseguito Bordo – giudico molto positivamente la risposta data oggi dall’Ue alla richiesta d’assistenza avanzata da Parigi. Non era mai accaduto, prima d’ora, che l’Europa facesse scattare la clausola di difesa comune prevista dal Trattato di Lisbona. E’ il segno che, finalmente, c’è una maggiore consapevolezza rispetto al fatto che ci sono questioni sulle quali è necessario assicurare una reazione comune”.

“Ora, anche rafforzando le intelligence dei diversi Paesi e favorendo lo scambio di informazioni, bisogna attrezzarsi affinché l’Ue, la comunità internazionale, la Russia e i Paesi islamici moderati, che devono chiarire la loro posizione, concordino finalmente una risposta unitaria che possa portarci all’annientamento di un’organizzazione terroristica come Daesh che ha in mente solo la violenza” ha concluso Bordo.


In questo momento di profondo dolore esprimo tutta la mia solidarietà e vicinanza alla Francia e ai francesi. Lo smarrimento di queste ore accomuna tutti noi. I terroristi puntano a destabilizzare il nostro equilibrio e i nostri valori di civiltà e democrazia. Noi non possiamo e non dobbiamo permetterglielo. Certo, c’è bisogno di lucidità in questa fase così difficile e drammatica. Non possiamo agire solo sull’onda dell’emozione. Ma di una cosa sono convinto: la risposta dell’Europa e della comunità internazionale non può non essere ferma, decisa, immediata e collegiale. Siamo di fronte ad una minaccia che non riguarda solo la Francia o il nostro continente, ma il mondo intero. Chi semina il terrore deve sapere che noi non abbiamo paura.