intelligonews26Lavori in corso: mediazione a oltranza, fino alla Direzione di lunedì al Nazareno. Michele Bordo,parlamentare dem dell’area dei “giovani turchi”, presidente della Commissione parlamentare per le Politiche Ue, a Intelligonews svela le posizioni in campo e prova a sciogliere il nodo dell’articolo 18…

 

Lunedì in Direzione l’articolo 18 spaccherà in 18 il Pd?

«All’interno della minoranza le posizioni sono diverse, non tutti la pensano allo stesso modo. Io penso che i toni eccessivi di questi giorni siano sbagliati da una parte e dall’altra: ci si sta concentrando solo ed esclusivamente sull’articolo 18 che oltretutto non è contenuto nella in discussione al Senato e uscita dal lavoro della Commissione».

E di chi è la colpa se tutto ruota attorno all’articolo 18?

«Quando dico che i toni sono eccessivi, dico che la responsabilità è in parte della maggioranza e in parte della minoranza che fa capo ai riformisti, per semplificare, l’area che fa riferimento a Bersani, Speranza, eccetera. Conto e spero che entro lunedì si possa arrivare a una sintesi che tenga conto delle esigenze espresse da tutti, ma vorrei che si facesse una discussione sul merito complessivo della riforma che si intende proporre piuttosto che concentrarci solo sull’articolo 18».

Sì ma è sull’articolo 18 che c’è il braccio di ferro tra renziani e minoranza e le distanze sembrano difficilmente ricomponibili.

«C’è un lavoro che si sta facendo tra le diverse aree del partito alla Camera per raggiungere una sintesi ed è lo stesso sforzo che sta facendo il presidente del partito Orfini. Io vorrei molto di più che capissimo meglio il contenuto della riforma nel dettaglio: vorrei capire dove stanno le risorse con cui, ad esempio, si pensa di estendere le tutele a tutti i lavoratori che oggi non le  hanno; quanto dura il periodo di prova; cosa si intende per demansionamento. Vorrei che ragionassimo di più sul fatto che in prospettiva le tipologie di contratto non possono essere più diecimila ma devono ridursi a due: contratto a tempo indeterminato e determinato. Discutere solo sull’articolo 18 mi sembra un modo per restare ognuno sulle proprie posizioni, un modo per posizionare le aree del partito come se il congresso Pd non fosse mai finito. Occorre guardare molto più avanti anche perché il 45 per cento dei giovani è senza lavoro e loro non sanno neanche cosa significa articolo 18 perché non hanno mai avuto un contratto».

Sì ma secondo lei l’articolo 18 va abolito o no?

«Se proprio bisogna parlarne, atteso che il tema non compare nella delega al governo e vorrei che di questo si prendesse atto, per quanto mi riguarda sarebbe sbagliato eliminarlo».

Ma se non arriverete a una sintesi c’è il rischio di maggioranza alternative al momento del voto in Aula, penso a minoranza Pd con Sel e grillini?

«Penso che se anche lunedì uscisse una posizione votata dalla maggioranza, la minoranza non commetterebbe mai l’errore di votare proposte o emendamenti d’accordo con alcune forze dell’opposizione perché a quel punto significherebbe cambiare lo scenario politico e la minoranza si renderebbe responsabile di una crisi di governo. Penso che la minoranza per senso di responsabilità non arriverebbe mai ad assumere una posizione del genere. Anche perché su un tema del genere non può esistere la libertà di coscienza bensì la linea del partito».

Trattativa Stato-mafia: come valuta la disponibilità del presidente Napolitano a testimoniare al processo? E’ la prima volta che accade nella storia repubblicana.

«Sì, è così. Io pensavo che, invece, il presidente Napolitano avesse già risposto alla richiesta della Procura un anno fa quando disse di non sapere nulla sulla trattativa Stato-mafia; quindi ritenevo che la risposta della prima carica dello Stato fosse di per sé sufficiente a convincere i giudici di Palermo a non insistere. Ieri è arrivata la richiesta e la conseguente disponibilità da parte del capo dello Stato che non fa altro che confermare il suo grande senso di responsabilità e di rispetto delle istituzioni».

Renzi dice che asfalterà i poteri forti. Messaggio per l’Europa? E il premier ha questa forza?

«Il tema non è asfaltare i poteri forti, ma convincere che la politica di questi anni è stata sbagliata. Noi, forti di un risultato elettorale, lavoriamo per rilanciare l’economia, ad esempio attraverso la possibilità di usare la quota di cofinanziamento nazionale che dobbiamo mettere per i fondi europei: scorporare quella quota dal rispetto del patto di stabilità, già questo riconoscimento da parte dell’Ue ci metterebbe in condizione di destinare qualche decina di miliardi di euro necessari per alcuni interventi infrastrutturali in grado di mettere il Sud al passo col resto del Paese. Se le spese per gli investimenti fossero scorporate dal famoso parametro del 3 per cento sarebbe un risultato molto importante. Detto questo è indubbio che serve uno choc per far ripartire consumi ed economia e l’Europa, in particolare la Germania, deve prendere atto di questo e rivedere la linea rigorista». 

Qui l’intervista a Intelligonews