“Il vertice europeo di ieri e’ servito per muovere altri piccoli passi, speriamo che il lavoro dei prossimi giorni serva per arrivare al summit del 17 e 18 marzo con una vera soluzione. Francamente sono stanco, come penso lo siano i cittadini europei, di trovarmi sempre di fronte a un vertice che dovrebbe decidere e invece rinvia le decisioni all’incontro successivo. Non vorrei che l’Europa diventasse il luogo degli eterni rinvii. In quel caso sarebbe complicato spiegare l’importanza di tenere in piedi l’Unione europea”. Lo ha detto il presidente della Commissione per le Politiche Ue della Camera Michele Bordo, del Pd, nel corso di un’intervista a ‘Radio Cusano Campus’.

“Credo inoltre che, nei confronti di certi comportamenti paradossali di alcuni Paesi dell’Est Europa, – ha proseguito Bordo – gli altri Paesi europei dovrebbero avere un atteggiamento più duro se necessario anche tagliando loro le risorse che Bruxelles mette a disposizione. Si sta in Europa non solo per ‘avere’ ma anche anche per ‘dare’”.

“Quanto alla Turchia: ricordo che tra i valori costitutivi dell’Ue ci sono il rispetto delle donne, la liberta’ di stampa e la liberta’ di religione. Principi di certo non negoziabili per quei Paesi che aspirano all’adesione. Bene ha fatto dunque il presidente del Consiglio Matteo Renzi a pretendere che, nella bozza di accordo sulla quale si e’ lavorato, non si facesse riferimento solo all’emergenza immigrazione ma venisse prevista anche la garanzia della liberta’ di stampa. L’adesione della Turchia all’Ue non può essere barattata con l’emergenza immigrazione” ha concluso Bordo.

 


Il mio discorso alla Camera durante la discussione sulle comunicazioni del Presidente Renzi in vista del Consiglio europeo del 18 e 19 febbraio 2016

Signora Presidente, signor Presidente del Consiglio, colleghi,

la discussione di oggi è importante anche perché si svolge in un momento difficile per l’Europa.

In questi anni abbiamo fatto i conti con una crisi devastante; con la concorrenza delle cosiddette economie emergenti, a partire dalla Cina; con la destabilizzazione di molti Paesi prossimi all’Europa che, in alcuni casi, ha prodotto guerre civili che hanno determinato una recrudescenza del terrorismo internazionale e l’esplosione del fenomeno dell’immigrazione.

La risposta a queste emergenze non doveva essere affidata ai singoli Stati. Sarebbe stata necessaria una reazione dell’Europa che, al contrario, è stata lenta e talvolta inesistente o non all’altezza.

Dobbiamo invece agire in fretta, intanto per uscire da questa lunga e pesante crisi economica. E la via è quella da noi indicata, visto che quella scelta in questi anni, basata essenzialmente sulla stabilità finanziaria e il rigore ha prodotto recessione, nuove povertà e crescita delle diseguaglianze.

L’Europa ha accumulato ritardi enormi.

È mancata una vera politica di sostegno alla domanda: la competitività dell’Europa è stata interamente affidata alle esportazioni e agli interventi per stimolare l’offerta. E come abbiamo visto, i risultati non sono stati molto positivi.

C’è, allora, la necessità di rivedere la strategia.

A questo proposito, mi convince quanto da lei scritto, signor Presidente, nella lettera a Repubblica di qualche giorno quando ha invitato l’Unione a dedicarsi più alle politiche per la crescita che non a discussioni sull’opportunità di istituire nuovi ministri. Credo, infatti, che oggi il rischio maggiore, per l’Europa come per i singoli Stati membri, sia quello di dover a breve interrogarsi su come mantenere e far funzionare una democrazia senza crescita.

La crisi economica ci ha dimostrato come la mancanza di misure efficaci per rilanciare l’economia alimenti inevitabilmente i populismi, i nazionalismi, l’antieuropeismo.

Se l’Europa non riprende innanzitutto a crescere, ad essere posta in discussione sarà non soltanto l’integrazione europea ma forse il concetto stesso di democrazia come lo abbiamo sinora, nelle sue tante varianti, conosciuto.

Quando il nostro Governo afferma che la priorità vera per procedere verso una Unione politica è la crescita, non significa allora che vogliamo ostacolare una maggiore condivisione di sovranità ma soltanto che intendiamo chiarire cos’è per noi il concetto di Più Europa. Più Europa, per quanto ci riguarda, vuol dire: istituzioni federali capaci di sviluppare politiche per la crescita e l’occupazione comuni; maggiore attenzione alla convergenza delle politiche fiscali e degli standard sociali; dare senso al concetto di cittadinanza europea, quale fonte di valori e diritti condivisi.

La Commissione europea era partita con l’intenzione di concentrarsi su alcuni grandi temi: il Piano Juncker, l’Unione per l’energia, il completamento dell’Unione bancaria, la lotta per l’ambiente, l’Agenda sulla migrazione.

Il problema è che dopo la fase iniziale la Commissione ha perso, per le resistenze di alcuni Stati, larga parte della sua capacità propositiva.

Si è così registrato un rallentamento nell’attuazione delle priorità che erano state individuate e una mancata conferma di impegni già assunti, a partire dall’aggiornamento della Strategia Europa 2020.

Né si possono sottovalutare gli atteggiamenti contraddittori della Commissione su altre questioni: dalla realizzazione di alcuni progetti sull’energia in partenariato con la Russia agli interventi degli Stati membri a sostegno dei rispettivi sistemi creditizi. Bene, dunque, ha fatto il Governo italiano a segnalare con fermezza i difetti e le incoerenze di talune scelte; non si tratta di “battere i pugni sul tavolo”, ma di far valere le proprie giuste ragioni, al pari di quelle degli altri Partner.

 

La gestione dei flussi migratori è esemplare delle incertezze di questi mesi: è pressoché inattuato il programma di ricollocazione degli immigrati e bloccato il progetto di aggiornamento del Regolamento di Dublino, necessari per ridurre le difficoltà cui sono esposti i Paesi di frontiera come l’Italia e la Grecia.

Il principio della solidarietà nelle politiche migratorie e di asilo, affermato nei Trattati e contenuto nell’Agenda sulla migrazione, è rimasto lettera morta; l’unica preoccupazione di alcuni sembra essere quella di bloccare l’arrivo dei migranti nei Paesi del Nord Europa.

Prevalgono gli interessi dei singoli Stati, specie di quelli più forti, sui bisogni e le esigenze di tutti. Ma così l’Europa rischia di non andare molto lontano.

L’Italia ha dovuto attendere a lungo e profondere sforzi organizzativi ed economici enormi prima che l’Unione Europea si assumesse la responsabilità di un controllo delle frontiere marittime del Mediterraneo centrale.

Anche per queste ragioni, il Consiglio di domani non potrà limitarsi a richiamare la Grecia al puntuale adempimento degli impegni sul riconoscimento dei migranti e il controllo delle frontiere esterne, ma dovrà ribadire che la gestione di questa emergenza non può non basarsi su una politica comune e su responsabilità condivise da parte di tutta l’Europa.

C’è poi un altro tema all’odg del Consiglio europeo: il negoziato con il Regno Unito per garantire la sua permanenza in Europa.

L’Italia è assolutamente convinta della necessità che il Regno Unito non esca dall’Unione: è un partner fondamentale; siamo d’accordo sulla necessità di riformare l’UE per semplificarne il funzionamento, le procedure e le regole; condividiamo la necessità di una azione più decisa per favorire la competitività dell’economia e una maggiore occupazione. Apprezziamo, quindi, lo sforzo compiuto dai negoziati per evitare la fuoriuscita della Gran Bretagna dall’Europa, anche perché alcune delle questioni poste le condividiamo.

Pur tuttavia, non può non destare qualche preoccupazione, la previsione della facoltà, che sarebbe riconosciuta non solo al Regno Unito ma a tutti gli Stati membri, di limitare la libera circolazione delle persone all’interno dell’Unione e di sospendere ai cittadini europei, in alcuni casi, l’accesso alle prestazioni sociali.

Si corre il rischio di prefigurare un cambiamento profondo nelle politiche finora adottate dall’Unione Europea in tema di libera circolazione e di riconoscimento dei diritti sociali, oltre a quelli civili, a tutti i cittadini europei. Non si può sottovalutare come tali politiche siano state importanti per far diminuire il divario di sviluppo e assicurare la coesione economica e sociale all’interno di ciascuno Stato membro e tra i diversi Paesi.

Questo è, dunque, uno dei temi del negoziato con Londra da affrontare con maggiore prudenza per le conseguenze che potrebbe determinare non solo sui cittadini ma complessivamente sull’intera impalcatura europea.

I temi del prossimo Consiglio Europeo sono di estrema importanza; le decisioni che saranno adottate potrebbero costituire un punto di svolta per il futuro dell’Europa.

Sono certo che il Governo italiano saprà far valere con forza e convinzione le sue ragioni in modo da contribuire al rilancio dell’Unione, superando egoismi e contrapposizioni.

Grazie.

 


Prentice“Mi auguro che dal Consiglio europeo del 18 e 19 febbraio possa emergere una soluzione soddisfacente sia per l’Europa che per il Regno Unito posto che la sua permanenza nelle istituzioni europee è interesse che accomuna entrambi. Dal canto suo l’Italia è assolutamente convinta della necessità che Londra non abbandoni l’Unione europea: si tratta di un partner fondamentale anche per il ruolo critico che spesso ha interpretato in merito ad alcune scelte dell’Ue ripetutamente sollecitata alla massima efficienza dei suoi interventi e alla massima attenzione nei confronti delle esigenze del mondo produttivo. Istanze che in una recente iniziativa assunta congiuntamente dal ministro degli Esteri italiano e dal Segretario di Stato per gli Affari esteri del Regno Unito hanno trovato ampio riscontro”. Lo ha detto il presidente della Commissione per le Politiche Ue della Camera Michele Bordo nel corso dell’audizione dell’Ambasciatore del Regno Unito in Italia, Christopher Prentice.

“La permanenza della Gran Bretagna nell’Ue – ha detto Bordo – può risultare della massima importanza laddove può concorre a riequilibrare l’orientamento prevalente all’interno delle istituzioni europee, e soprattutto nell’ambito del Consiglio, che tende a privilegiare l’obiettivo della stabilità finanziaria e le politiche sul versante dell’offerta trascurando la necessità di adeguate politiche a sostegno della domanda”.

“Nell’ambito delle proposte avanzate dal Presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, suscita però preoccupazione la parte che si riferisce alle prestazioni di sicurezza sociale e alla libera circolazione. Si prospetterebbe in tal modo una forte discontinuità nelle politiche sino ad ora adottate nell’Ue, in base alle previsioni del Trattato e della Carta dei diritti fondamentali che pone particolare attenzione alla salvaguardia dei diritti sociali, nonché al principio della libera circolazione delle persone, suscettibile di interessare una vasta platea di cittadini europei” ha concluso Bordo.


statue-coperte“La scelta di coprire le statue è stato certamente un errore grave ma probabilmente frutto di una sottovalutazione. Dopo tre giorni, però, vorrei che ci si concentrasse su altri aspetti della visita di Rouhani in Italia e sulla grande importanza politica del bilaterale”. Lo ha detto il presidente della Commissione per le Politiche Ue della Camera Michele Bordo del Pd nel corso di un’intervista a ‘Radio Cusano Campus’.

“Il nostro – ha detto Bordo – è stato il primo Paese scelto dal presidente iraniano per il suo giro di visite nelle Capitali europee. Un segnale importante per l’Italia e le nostre imprese e indubbiamente un riconoscimento del ruolo giocato dal nostro governo, e dall’Alto Rappresentante Mogherini, nel raggiungimento dell’accordo sul nucleare”.

“Vorrei poi che fosse sottolineata l’importanza di questo bilaterale anche in ragione del fatto che il rapporto con l’Iran è fondamentale per trovare una soluzione in Siria, uno dei Paesi di provenienza degli immigrati. Sappiamo qual è l’influenza di Teheran su una parte in conflitto e il suo ruolo decisivo nella stabilità dell’area” ha concluso Bordo.


nord-sud“Il Masterplan per il Sud può essere decisivo per far ripartire il Mezzogiorno. Con questo piano programmatico di investimenti, mai realizzato in passato, il governo rilancia le enormi potenzialità di crescita del territorio. I 95 miliardi di euro previsti fino al 2023 sono fondamentali per il tessuto sociale, economico e produttivo del Meridione, che torna finalmente ad essere valorizzato. Nel 2016 saranno sbloccati 7 miliardi di euro per le politiche di sviluppo in favore del Sud: auspico che Regioni e Città metropolitane si concentrino prioritariamente sulla realizzazione di grandi infrastrutture. Ritengo infatti che gli interventi per connettere il Mezzogiorno al resto del Paese, all’Europa e ai mercati internazionali siano il motore trainante della crescita. Per questo è significativa la particolare attenzione, riservata dal Masterplan, al Piano banda Ultralarga e all’Alta velocità sugli assi Adriatico e Tirrenico e sulla Napoli-Bari-Taranto”.  Lo dichiara, in una nota, il presidente della Commissione per le Politiche Ue della Camera, Michele Bordo, del Pd.

“È estremamente positiva poi – aggiunge Bordo – anche la scelta di attivare in sede Ue la clausola investimenti, che consente di creare uno spazio di bilancio per utilizzare le risorse destinate agli interventi del Piano Juncker.  Un’inversione di tendenza che abbiamo tracciato anche in Parlamento a livello di politiche comunitarie”.

 

“Ora, però, non possono più essere tollerati errori e ritardi nella programmazione dei fondi. Per questo mi auguro che venga resa operativa quanto prima l’Agenzia per la Coesione territoriale, sulla quale tra l’altro ho scommesso molto in questi anni. A tal proposito, mi fa ben sperare il fatto che, due settimane fa, la Corte dei Conti abbia finalmente registrato i regolamenti relativi all’organizzazione di questa struttura che, per quanto mi riguarda, è assolutamente indispensabile. E’ vero infatti, come sostiene il governo, che non sono i fondi a mancare quanto una capacità di programmazione e spesa di queste risorse.  I ritardi accumulati nel ciclo 2007-2013 dei fondi Ue, che potrebbero costarci 6 miliardi di euro (secondo i dati elaborati da  Openpolis per non perdere i finanziamenti dovremmo spendere 75 mila euro al minuto da qui al 31 dicembre 2015) rischiano di replicarsi e di ingigantirsi nella programmazione in corso. Come sottolineato più volte anche dalla presidente della Camera Laura Boldrini, ritengo che la piena operatività dell’Agenzia  possa contribuire a evitare sprechi e porre rimedio ai problemi del passato” sottolinea Bordo.

“Accanto a quanto di significativo ed importante già contenuto nel Masterplan e nella legge di stabilità,  bisognerebbe prevedere per il Mezzogiorno, come proposto oggi anche da ‘Rifare l’Italia’,  alcune misure per rendere più conveniente il lavoro stabile, potenziare gli interventi dei privati, spendere le risorse liberate dalla clausola europea degli investimenti, favorire una mission specifica per il Fondo Strategico Italiano e il Fondo Italiano per gli investimenti. Si creerebbero così  le condizioni per accorciare il divario Nord-Sud e dare impulso alla ripresa del Paese, già in atto grazie soprattutto all’azione del governo Renzi” conclude Bordo.