pulizieScuole1Il governo intervenga per evitare il licenziamento e si impegni al fine di assicurare una prospettiva occupazionale stabile alle migliaia di lavoratori ed ex Lsu del personale ATA della scuola. E’ quanto ho chiesto nell’interrogazione presentata al ministro dell’Istruzione e in cui ho denunciato la “gravità sociale della vertenza che coinvolge moltissime donne e uomini impiegati nei servizi di pulizia delle scuole”.

I tagli alla spesa per questo tipo di servizio ed i ritardi nell’erogazione della cassa integrazione in deroga rischiano di influire negativamente e drasticamente sul reddito di migliaia di famiglie oltre che determinare disservizi e scarsa pulizia nelle scuole.

Il governo Letta, con l’ultimo provvedimento sulla scuola, ha scelto di investire nuovamente sul sistema scolastico italiano, consapevole di quanto sia fondamentale l’istruzione e la ricerca per consentire al nostro Paese di tornare a crescere sul piano internazionale.

E’ necessario però che il governo si impegni per accelerare il pagamento della Cig arretrata, in molti casi relativa al 2012, e adottare una soluzione efficace per superare una così grave vertenza sociale al fine di assicurare stabilità occupazionale ai lavoratori interessati.



case-popolariIl ministro dell’Interno sospenda le procedure di sfratto avviate nei confronti degli  assegnatari di case ex Legge Gozzini per evitare un intervento sbagliato ed iniquo a carico di quanti garantiscono la sicurezza dei cittadini. E’ la richiesta che ho avanzato al ministro Alfano nell’interrogazione con cui ho sollevato il caso della gestione degli alloggi “assegnati dall’Istituto Autonomo Case Popolari ai dipendenti del comparto Sicurezza-Difesa e del Corpo dei Vigili del Fuoco sulla base della legge 12.07.1991 n.203 (cosiddetta Gozzini)”.

La normativa prevedeva l’attuazione di un programma straordinario di edilizia residenziale per costruire case da concedere in godimento ai dipendenti delle Amministrazioni dello Stato impegnati nella lotta alla criminalità organizzata, con priorità per coloro che vengono trasferiti per esigenze di servizio.

Il diritto all’immobile viene meno in caso di pensionamento, decesso o inidoneità alla prosecuzione del servizio, anche a causa di conflitti a fuoco o di incidenti di servizio, da parte degli assegnatari.

Quest’ultima previsione normativa è sbagliata e iniqua perché colpisce anche chi ha perso la vita o ha subito un grave pregiudizio psico-fisico servendo lo Stato e difendendo i cittadini dalla criminalità.

Con l’interrogazione parlamentare ho chiesto al Governo di adottare un provvedimento di sospensione delle procedure di escomio in atto e di rivedere la normativa vigente al fine di garantire il mantenimento del diritto all’assegnazione dell’immobile, secondo quanto previsto dalla Legge Gozzini, in favore dell’assegnatario che cessi dal servizio per raggiunti limiti di età o per inabilità fisica al lavoro per cause di servizio e in favore di coniugi o figli degli assegnatari deceduti per cause di servizio, purché i soggetti interessati siano in possesso dei requisiti previsti per l’assegnazione di un alloggio popolare.


parlamento_picBORDO e MASTROMAURO. – Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. – Per sapere – premesso che: in data 26 febbraio 2008 il Ministro pro tempore, viste le comunicazioni della Direzione per la Protezione della Natura del Ministero, che evidenziavano il perdurare dell’assenza di indirizzo e di programmazione dell’Ente Parco nazionale del Gargano e la conclamata incapacità di gestione dello stesso, procedeva al commissariamento dell’Ente Parco; tali problematicità gestionali dell’ente, evidenziate dalla direzione competente, sono tutte contenute nella Relazione (S.I. 5889) trasmessa al Ministero dell’ambiente dall’Ispettorato Generale di Finanza – Servizi Ispettivi di Finanza Pubblica – del Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato a seguito di irregolarità accertate nella verifica amministrativo-contabile eseguita presso l’Ente Parco nazionale del Gargano; gli elevati profili problematici e di criticità (amministrativo-contabile gestionale, di indirizzo e di programmazione) dell’Ente Parco, constatati, rilevati e contenuti nella Relazione dei Servizi Ispettivi della Ragioneria centrale dello Stato, e che hanno portato al commissariamento dell’Ente, sono, ad esempio: l’assenza del piano del parco, il mancato esperimento delle procedure di gara ad evidenza pubblica, le procedure selettive per incarichi di consulenza a professionisti, eccetera; tali criticità sono tuttora presenti e lontane dall’essere risolte; il Tar di Bari, con sentenza n. 996 del 22 aprile 2208, mai notificata al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, ha annullato il decreto di commissariamento; l’Avvocatura Distrettuale di Bari e gli uffici competenti del Ministero consigliano di appellare la sentenza al Consiglio di Stato per ottenere la sospensione degli effetti prodotti; il ministero ha rinunciato all’appello, rendendo, così, valide le controverse motivazioni della sentenza e creando un pericoloso precedente che può incidere sulla corretta funzionalità e gestione dei parchi nazionali; l’Ente Parco, dal 23 aprile 2008 al 28 agosto 2008, è rimasto privo degli organi di indirizzo, essendo nel frattempo decaduto il consiglio direttivo, e il presidente, reinsediato per effetto della sentenza del Tar di Puglia del 22 aprile 2008, ha ripreso le sue funzioni in data 29 Agosto 2008; il direttore dell’Ente, cui spetta la gestione, è stato assente per tutto il periodo del commissariamento e fino al mese di agosto, salvo sporadiche apparizioni; lo stesso Ente Parco, così come più volte segnalato dai sindaci della Comunità del Parco, soffre dei ritardi e della cronica incapacità gestionale della direzione; l’organo di indirizzo del Parco e il presidente, nonostante la verifica amministrativo-contabile eseguita presso l’Ente dai Servizi Ispettivi di Finanza Pubblica nell’ottobre del 2006, le continue segnalazioni dei sindaci della Comunità del parco le contestazioni dei sindacati dei lavoratori del parco, non hanno mai inteso prendere iniziative adeguate atte a rimuovere gli ostacoli, assicurando in questo modo una corretta gestione amministrativa dell’Ente; ad oggi la stessa direzione dell’Ente, nonostante i numerosi solleciti della competente direzione del Ministero, non ha ancora provveduto a fornire utili e adeguate spiegazioni su tutte le contestazioni e criticità contabili e amministrative accertate; da notizie riportate dalla stampa locale, il direttore dell’Ente nell’estate del 2007, disapplicando i principi di concorrenza, trasparenza e pubblicità richiesti dalla legge ha affidato l’incarico per lo svolgimento di una manifestazione alle Tremiti ad una Cooperativa di cui il coniuge risulta essere vicepresidente; il presidente del Parco, reinsediato a capo dell’Ente Parco, pur conoscendo tale fatto, non ha inteso prendere opportuni provvedimenti; l’organo di indirizzo politico del Ministero, dalla pubblicazione della sentenza del Tar di Bari ad oggi, è stato completamente assente da un così grave problema, contravvenendo ai principi ispiratori della legge quadro sulle aree protette, che prevede che sia lo stesso Ministero a vigilare e a controllare i parchi; il Ministero, con nota del 29 luglio 2008, ha avviato le procedure per la richiesta delle designazioni per la ricostituzione del Consiglio Direttivo dell’Ente; la Comunità del Parco del Gargano ha da tempo inviato al Ministero il proprio atto deliberativo con cui ha designato, a norma di legge, i suoi cinque componenti; sono scaduti abbondantemente i tempi previsti dall’articolo 9 commi 4 e 5 della legge n. 394 del 1991 e non si è ancora provveduto a nominare il nuovo Consiglio Direttivo dell’Ente; da voci e notizie provenienti dal territorio del parco, contrariamente a quanto previsto dall’articolo 9 comma 3 della legge n. 394 del 1991, il Ministro si appresta a chiedere formale intesa al presidente della Regione Puglia per la conferma per ulteriori cinque anni del reinsediato presidente dell’Ente Parco, che altrimenti concluderebbe il suo mandato il 14 giugno 2009 -: quali siano i motivi della rinuncia, da parte del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al ricorso in appello avverso la sentenza del Tar di Bari n. 996 del 22 aprile 2208; come il Governo abbia giudicato le motivazioni contenute nella relazione dei Servizi Ispettivi della Ragioneria Generale dello Stato che hanno portato al necessario commissariamento dell’Ente Parco Nazionale del Gargano; quali siano le ragioni per le quali il Governo non ha ritenuto opportuno mantenere il commissariamento; se il Governo ritenga, in osservanza delle disposizioni di legge e visto il permanere del caos gestionale e amministrativo dell’ente, di procedere con urgenza alla nomina dei 12 componenti del nuovo Consiglio Direttivo e/o comunque alla nomina della maggioranza dei suoi componenti; se il Governo abbia chiesto o intenda chiedere, e per quali motivi formali, al presidente della Regione Puglia la conferma per ulteriori cinque anni del reinsediato presidente dell’Ente Parco; se il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, quale organo vigilante e di controllo sull’attività degli Enti di gestione dei parchi nazionali, conoscendo i fatti esposti in premessa, adottato atti conseguenti e provvedimenti di autotutela per assicurare il rispetto della normativa vigente; se il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, a fronte di un’evidente situazione di conclamate incapacità gestionali dell’Ente Parco, già accertata dai Servizi Ispettivi della Ragioneria Centrale dello Stato, e del rischio di ulteriori eventuali irregolarità amministrative non intenda avviare una completa verifica, circa il rispetto della normativa, di tutti gli atti amministrativi e gestionali dell’Ente Parco nazionale del Gargano finora prodotti, adottando, se necessario, provvedimenti di autotutela; se risponde al vero quanto riportato dalla stampa locale circa l’affidamento di incarico alla cooperativa del coniuge del direttore; quali iniziative e provvedimenti urgenti il Governo intenda assumere, a fronte delle richiamate violazioni normative, nei confronti del direttore del Parco, disponendo della facoltà di nomina e revoca da tale incarico; se il Governo non ritenga opportuno comunicare alla procura della Corte dei conti, visto lo stato della gestione amministrativa dell’Ente, già segnalata dai Servizi Ispettivi di Finanza Pubblica; quali iniziative e provvedimenti urgenti il Governo intenda assumere per ripristinare l’immediata funzionalità di indirizzo programmatico e gestionale dell’Ente Parco Nazionale del Gargano. (5-00917)